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Diletta Leotta parla delle sue foto nuda finite sul web in tenuta supersexy e fa scoppiare il polemicone sul Sanremo al femminile. La Lucarelli la difende: "Qualcuno ha ritenuto che la sua mise da tenutaria di bordello colombiano non fosse consona al messaggio. Mentalità da Medioevo". Mughini: "Era una “giornalista” che stava disquisendo su come va il mondo o una bella e ambiziosa fanciulla che promuoveva il suo corpo?" Video
La giornalista diventata famosa per aver denunciato, traumatizzata, il ‘furto’ di foto osé finite in rete a sua insaputa, si è presentata sul palco dell’Ariston in tenuta d’assalto. Ma come fa ad andare a parlare di cyber bullismo con una ‘mise’ che supersexy?, si sono chiesti in molti. Un tema su cui vale la pena di riflettere
SANREMO – La comparsata di Diletta Leotta alla prima del Festival di Sanremo ha scatenato una ridda di polemiche. E meno male, perché gli ascolti non stanno andando proprio a gonfie vele… Sia come sia, la giornalista diventata famosa per aver denunciato, traumatizzata, il ‘furto’ di foto osé finite in rete a sua insaputa (leggi qui), si è presentata sul palco dell’Ariston in tenuta d’assalto. Ma come fa ad andare a parlare di cyber bullismo con una ‘mise’ che supersexy?, si sono chiesti in molti. Sul tema sono uscite due interessanti opinioni, che toccano un tema che ci riguarda tutti: il rispetto per le donne e il loro diritto a vestirsi come vogliono. Salvo poi dichiarare, e su questo ha ragione Mughini, il messaggio che vogliono trasmettere. La prima della giornalista Selvaggia Lucarelli, sul Fatto Quotidiano, la seconda, appunto, di Giampiero Mughini, su Dagospia. Eccole in sintesi.

Selvaggia Lucarelli

“Sembrava destinato a diventare il primo festival delle donne. Il primo Sanremo in cui gli uomini erano accessori al pari delle fioriere a bordo palco. Il primo Sanremo in cui l’unica presenza femminile fissa sul palco, la De Filippi, si cambia svogliatamente un paio di volte e più per evitare l’ascella pezzata che per vanità. Per non parlare della Mannoia, accolta sul palco come la Loren sul lungomare di Mergellina.

A questo clima di rinascita del femminismo, andrebbe aggiunta l’involuzione di Carlo Conti da conduttore a valletta. Carlo lo sa, l’ha capito che Maria l’ha fatto fuori.

Sembrava davvero filare tutto a meraviglia, per noi donne. Mancava solo la Boldrini in coppia con Albano. Poi è arrivata Diletta Leotta e in dieci scalini e 5 minuti di intervento è finito tutto all’aria. Siamo passati dal rinascimento rosa al cupo medioevo senza neppure avere il tempo di dire “Che ciofeca la canzone della Ferreri!”.

La ragione dell’involuzione è stata la seguente: Diletta Leotta ha parlato di cyberbullismo e del furto delle sue foto nuda, dicendo bisogna reagire e che non bisogna aver paura. Solo che ahimè, ha ritenuto di non doverlo fare con la muta termica da immersioni notturne ma in abito da sera. Un abito con lo spacco, addirittura.

E siccome quel giorno era la giornata nazionale contro il bullismo ma pure quella nazionale degli webeti che invece cade tutti i giorni dell’anno, qualcuno da casa ha ritenuto che la sua evidente mise da tenutaria di bordello colombiano non fosse consona al messaggio. Sono cominciati i tweet stizziti. Eh ma questa vuole la privacy però va sul palco mezza nuda. Eh certo, si vede proprio che quelle foto le hanno dato fastidio. Eh ma se sei traumatizzata non te ne vai in giro così.

E il vero dramma è che nella trappola del commento sessista sono cascate pure tante donne. Per esempio Caterina Balivo che ha scritto (approvata da migliaia di utenti) che “non puoi parlare della violazione della privacy con quel vestito e con la mano che cerca di allargare lo spacco della gonna”. O la modella curvy Elisa D’Ospina che l’ha redarguita: “Non fai la morale facendo intravedere la patata!”. Ma anche il giornalista Mediaset Gabriele Parpiglia che ha commentato: “Parla di violenza subita ma nello stesso tempo allarga la gonna, canta, ride e si veste come Jessica Rabbit!”.

Con loro, tante ragazze comuni, tanti uomini, tanta variegata umanità che fatica a liberarsi di certe zavorre retrograde e nauseanti. Le zavorre, spesso inconsapevoli, di quella mentalità maschilista per cui l’autorevolezza di una donna e del suo messaggio si misura in base alla lunghezza del suo spacco. La Leotta non può chiedere di essere lei a decidere cosa mostrare del suo corpo, se indossa un abito sexy.

Chiunque indossi un abito sexy non ha diritto alla privacy, non può sposare la lotta al cyberbullismo, non può dichiararsi ferita dalla diffusione di foto private. Se la Leotta vuole essere presa sul serio deve mettere la cuffietta da quacchera, magari un filo di Labello sulle labbra e un paio di Birkenstock ai piedi. Altrimenti che non rompa i coglioni. Anzi, vista la provocazione le andrebbe hackerato di nuovo l’icloud, che magari c’è qualche aggiornamento di lei sul bidè. Questa è la mentalità.

Quella per cui non puoi chiedere rispetto, se non allunghi l’orlo della gonna. Non puoi fare la morale, se con quel vestito susciti pensieri immorali. Non puoi decidere neppure se le tue foto nuda debbano rimanere nel tuo cellulare, se ci fai vedere mezza coscia su un palco. Ecco. E’ per questo che ho apprezzato ancora di più la Leotta e la sua scelta di parlare di temi così “femminili” e di non incarfagnirsi (neologismo che sta per “mortificarsi esteticamente come la Carfagna per acquisire credibilità"). Ha chiesto rispetto senza piegarsi a questo genere di mentalità. Ed è quando le daremo ragione senza chiederle due bottoni in più sul decollete, che sarà vera rivoluzione. Per ora, possiamo tornare a sfregare le pietre per accendere il fuoco”.

Giampiero Mughini

“Ringraziamo Iddio e il Silicone dell’aver fatto la Diletta Leotta quel che è e com’è, una sicilianina bionda e quanto di più guizzante. Che gambe, quelle gambe. E per giunta assieme avvolte e scoperte entro a una lungogonna di un color rosso fiammeggiante.

Grazie al festival di Sanremo, grazie alla scalinata dell’Ariston quanto di più appropriata alla circostanza, grazie al regista del festival che non la finiva di puntare l’occhio della camera entro alle pieghe di quel ben di dio. Chi di noi esseri tutt’altro che “depensanti” potrebbe valutare altrimenti quella mirabile apparizione femminile di due sere fa?

Tutto sta a chiamare le cose col loro nome. La ragazza avvolta in rosso era una “giornalista” che stava disquisendo su come va il mondo o una bella e ambiziosa fanciulla che promuoveva il suo corpo a farci felici, noi che non ne possiamo più di stare ad ascoltare come dovrebbe essere la legge elettorale a rendere migliore l’Italia? La seconda che ho detto, credo. Evviva la scalinata dell’Ariston (…).

Ma davvero quelli che hanno ideato la drammaturgia del festival di Sanremo le avevano fatto fare quell’avventurosa discesa dalla scalinata perché poi i milioni e milioni di teleguardanti ascoltassero il pensiero della Leotta in tema di foto di lei discinta “rubate” e poi disseminate sul web?”


Pubblicato il 09.02.2017 17:12

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