Crisi e Lavoro
IRE dixit: la maggioranza dei ticinesi ha una percezione distorta su frontalieri, disoccupati e gente in assistenza. Ma chi se ne frega? Il problema è questo o il degrado del mercato del lavoro? E il messaggio qual è? Che siamo un popolo di beceri? E se anche fosse, l'USI si occupa forse di rieducazione sociale?
L'ANALISI - "Caro professor Maggi, corregga il tiro se non vuole che l’IRE finisca ancora una volta nel mirino di coloro che chiesero al Governo di togliere i finanziamenti pubblici all’Istituto che dirige. Perché questa volta avrebbero ragioni da vendere"
Foto: TiPress/Chiara Zocchetti
di Marco Bazzi

Ci sfugge il senso dell’ultimo studio che l’Istituto di ricerche economiche (IRE) dell’Università della Svizzera italiana, ha condotto e pubblicato sul tema ‘frontalieri’. Ma il sospetto che si tratti dell’ennesimo tentativo di sdoganare la tesi che sul mercato del lavoro ticinese va tutto a meraviglia - che non ci sono forme generalizzate di dumping e di sostituzione di manodopera, che le 8'000 persone in assistenza sono per la maggior parte gente che non ha voglia di lavorare - si fa largo anche sforzandosi di non pensar male.

L’IRE, in collaborazione con l’istituto di sondaggi Sotomo di Zurigo, ha realizzato uno studio “sulla discrepanza tra la realtà del mercato del lavoro come percepita dalle persone e quella dipinta dai dati statistici ufficiali”.

L’obiettivo di questa indagine è duplice, si legge nella premessa: “Identificare quali fattori influenzano la discrepanza tra realtà e percezione relativa ad alcune caratteristiche del mercato del lavoro ticinese; capire cosa determina l’atteggiamento verso i frontalieri”.

Ok, e dopo? Ma chi se ne frega se la maggioranza dei ticinesi pensa che 65'000 frontalieri sono troppi? E chi se ne frega se qualcuno pensa che siano 66'000 o 67'000? Cos’è? Un quiz? E alla fine si vince qualcosa? O ancora: il compito dell’IRE è forse quello di cercare di far cambiare idea alla gente? Cos’è? Un istituto di rieducazione socio-politica?

Qualche dubbio suscita anche il fatto che l’IRE abbia collaborato in questa ricerca con un istituto di sondaggi zurighese che da alcuni anni sta cercando di farsi largo a livello nazionale. Per non parlare della metodologia dello studio, considerato che nella premessa si legge: “L’analisi è basata sulle risposte fornite ad un sondaggio pubblicato online sul quotidiano 20 Minuti tra il 23 e il 30 novembre 2016, completato da un invio email a 1000 rispondenti alle inchieste regolari di Sotomo. Dato che il campione di riferimento non è casuale, alcune unità d’analisi nel gruppo di intervistati potrebbero risultare sovra-rappresentate o sottorappresentate”.
Tant’è vero che è stato necessario correggere con delle formule matematiche l’errore di campionamento.

Secondo l’Istituto diretto dal professor Rico Maggi la ricerca “ha permesso di identificare come alcune caratteristiche individuali influenzino la probabilità di condividere affermazioni negative oppure ostili verso la presenza di frontalieri. Nello specifico, i risultati mostrano che: coloro che hanno votato PLR, PPD o PS/Verdi hanno una minor probabilità di condividere affermazioni negative rispetto a coloro che hanno votato Lega dei Ticinesi o UDC”.

E allora? Ci voleva uno studio (sarebbe interessante sapere quanto è costato e chi l’ha finanziato) per capire che, in generale, chi vota Lega o UDC ritiene più di chi vota altri partiti che il numero di frontalieri in Ticino sia eccessivo?

Andiamo avanti: “Coloro che leggono Il Mattino, 20 Minuti o seguono Ticinonline o Ticinonews hanno una maggior probabilità di condividere affermazioni negative. Lo stesso vale per coloro che consultano un numero maggiore di media. Al contrario, coloro che leggono Il Caffè hanno una minor probabilità di condividere affermazioni negative”.

No, ma adesso, siamo seri: secondo voi c’è gente che legge solo il Caffè e per il resto della settimana non frequenta portali di informazione o non legge i giornali o non segue le trasmissioni radiotelevisive? Eppure dell’atteggiamento nei confronti dei frontalieri di coloro che leggono questo o quel quotidiano, o che seguono i programmi televisivi - media che pure sono indicati nel questionario - nei risultati del sondaggio non si fa parola.

Si dice però che “coloro che sono già stati iscritti alla disoccupazione o che conoscono personalmente qualcuno che è già stato iscritto alla disoccupazione hanno una maggior probabilità di condividere affermazioni negative”. Ah, ecco… Ed è un problema? È un male?
Inoltre, “all’aumentare della percentuale di frontalieri che lavorano nella stessa impresa (ndr: delle persone interpellate) si nota un significativo aumento della probabilità di condividere affermazioni negative oppure ostili riguardo la presenza di frontalieri”.

E allora? Ripetiamo: e chi se ne frega? Aggiungendo che siamo di fronte a conclusioni di una banalità sconcertante, a uno studio che non aggiunge e non toglie niente alla realtà che la gente vive e all’innegabile degrado del mercato del lavoro causato da una libera circolazione senza regole.

Non si capisce nemmeno cosa significhi “affermazioni negative”. Si tratta di un errore di percezione della realtà o di una semplice opinione?

Citiamo ancora lo studio dell’IRE: “Da una prima analisi descrittiva emerge che c’è una sostanziale divergenza tra la realtà come percepita dai rispondenti in Ticino e i dati ufficiali (ndr: sul numero di frontalieri, di disoccupati e di persone in assistenza). Infatti, solo il 30% dei rispondenti ha una percezione corretta. Oltre la metà degli intervistati (53%) commette un errore di sovrastima, mentre il 17% rimanente sottostima la realtà”.

Inoltre, “il 77% dei rispondenti sovrastima il numero di frontalieri, e il 62% sovrastima il numero di persone in assistenza. In contrasto, il 41% sottostima il numero di disoccupati”.

Ok, ma sottostima o sovrastima di quanto? Di cento, di mille, di diecimila? Che senso hanno queste affermazioni generiche e non circostanziate contenute in uno studio che porta l’imprimatur di un istituto universitario? E alla fine qual è lo scopo? Dimostrare che chi vota ‘a destra’ è un becero ignorante? Dimostrare che i portali online fanno disinformazione? Dimostrare che i ticinesi sono, in generale, un popolo di pecore? O tentare ancora una volta di dimostrare che la politica neoliberista ha migliorato in modo fantastico le nostre condizioni di vita?

Caro professor Maggi, un istituto universitario finanziato con denaro pubblico non può permettersi di sfornare uno studio così generico su uno dei temi sociali e politici più delicati, scottanti e dibattuti degli ultimi anni. Corregga il tiro se non vuole che l’IRE finisca ancora una volta nel mirino di coloro che, non più di qualche mese fa, chiesero al Governo di togliere i finanziamenti pubblici all’Istituto che dirige. Perché questa volta avrebbero ragioni da vendere.



Pubblicato il 26.03.2017 16:31

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