Crisi e Lavoro
Primario frontaliere all'EOC, caro Campione, retorica è la tua. Ecco perché la cosa è inaccettabile, dal profilo economico e da quello politico. Qui non c'entrano i muri! E ai partiti: o facciamo le cose sul serio o, se dobbiamo prenderci per i fondelli, piantiamola coi proclami
Replica al giornalista del Corriere di Como, con alcune precisazioni: il tema non è la nazionalità del medico ma il suo domicilio. Anche alla luce delle iniziative parlamentari firmate da tutti i partiti che chiedono "la precedenza va data alle persone residenti" per tutto il personale medico e non solo quello dell'EOC
foto: TiPress/Samuel Golay
di Marco Bazzi

Forse non ci siamo capiti… Forse non ci siamo spiegati… Il caso del primario frontaliere (primario in ben quattro ospedali pubblici dell’EOC) ha suscitato molto clamore e reazioni contrapposte. Anche oltre confine. Chi lo ritiene uno scandalo e chi una roba normale. Portando il caso all’attenzione dell’opinione pubblica, settimana scorsa, abbiamo scritto che si tratta di una situazione inaccettabile (leggi qui). E lo ribadiamo.

Ecco i passaggi salienti di quell’articolo: “Ci pare francamente inaccettabile che un primario di un ospedale pubblico risieda in Italia e abbia lo statuto di frontaliere (…). È inaccettabile non che abbia la cittadinanza italiana, sia chiaro, ma che non viva nel Paese in cui lavora. Perché qui non stiamo parlando di un infermiere o di un capo-clinica. Ma di un primario, dunque di un medico che ricopre un ruolo di alta responsabilità e che per questo viene debitamente remunerato”.

Questo articolo ha fatto andare la mosca al naso a un giornalista del Corriere di Como, Dario Campione, che sul suo giornale l’ha definito ‘a dir poco incredibile’ (leggi qui). Ma mente sapendo di mentire quando, filosofeggiando, critica il nostro articolo mischiandoci al coro dei populisti che urlano ‘dagli al frontaliere’.

Sul Corriere di Como ha scritto: “L’unica cosa inaccettabile di questa vicenda è l’articolo che la racconta. Poiché non si tratta di una notizia né di un fatto rilevante. Si può contestare un medico che non ha la laurea e si spaccia per tale o un medico che non azzecca una diagnosi. Oppure, un medico che dimostri, sul campo, di non saper fare il proprio mestiere e occupi una posizione che altri, migliori di lui, potrebbero giustamente pretendere. Il resto è retorica senza senso".

Invece non è affatto retorica. Ribadiamo: un medico che esercita in un ospedale pubblico o privato in Ticino, primario o non primario, può essere svizzero, canadese, francese, tedesco, italiano, croato, inglese o di qualsiasi altra nazionalità, a patto che sia bravo e che sia domiciliato. Ma frontaliere proprio no!

Il tema non è dunque se ci fossero altri medici di nazionalità svizzera che potessero aspirare al primariato, tema sottolineato da molti lettori che hanno commentato l’articolo sui social, e sussurrato anche da qualche amministratore dell’Ente ospedaliero… Il tema è il domicilio del primario. Punto e basta.

Per chiarezza, dividiamo il discorso in due piani: quello economico e quello politico, iniziando dal primo.

È vero che i frontalieri pagano le imposte alla fonte, ma è anche vero che quasi il 40% di quanto versano al Cantone se torna in Italia sotto forma di ristorni. Le persone che vivono in Ticino, soprattutto se sono benestanti o hanno salari elevati, siano svizzeri o stranieri poco conta, generano invece un importante indotto a favore dello Stato e dell’economia.

Pagano non solo le imposte, cantonali, comunali e federali, ma anche la tassa sul sacco (dove esiste), l’imposta di circolazione, la Billag, la cassa malati, l’elettricità, l’acqua potabile, il combustibile per il riscaldamento, le assicurazioni, l’affitto, e se hanno una casa di proprietà tutta una serie di altre tasse causali.
In Ticino comprano l’automobile e consumano, generando un indotto economico in base alla loro capacità finanziaria e al loro tenore di vita. In questo modo, danno lavoro ad altre persone. E in un’epoca di serie difficoltà per l’economia e per le finanze pubbliche l’indotto generato da ogni singolo cittadino è importante e va preservato. Anzi: va difeso con i denti!

Non sappiamo quanto guadagni il primario in questione, ma di sicuro percepisce un salario di alto livello. Pagato interamente dai contribuenti, sotto forma di imposte e di premi di cassa malati.

Passiamo adesso al secondo piano, quello ‘politico’. Se il nostro discorso è, come ha scritto il collega Campione, ‘retorico, stupefacente e inaccettabile’, ci chiediamo per quale motivo i comuni, quando assumono un funzionario dirigente, pongono, già nel bando di concorso, la condizione della residenza nel comune stesso o almeno nella regione. Lo stesso vale (o dovrebbe valere) per gli appalti pubblici: si cerca di attribuirli ad aziende domiciliate nel comune o nella regione.

Secondo Campione e chi la pensa come lui, questa è retorica. “Viviamo lungo la linea di frontiera. Che attraversiamo quasi senza accorgercene – scrive -. Qualcuno, però, ce lo ricorda in ogni istante possibile. E tenta di trasformare quella linea in un muro. Se non di mattoni, almeno simbolico”.

E dagli con ‘sta storia del muro! Questa sì che è retorica. Forse Campione non ha capito che i ticinesi (o la maggior parte di essi) stanno semplicemente cercando di difendere la loro qualità di vita, le loro conquiste sociali e il loro benessere, sempre più messi a dura prova dalla liberalizzazione e dalla globalizzazione.
La stessa globalizzazione che, con la complicità di caste, ladroni, tangentari ed evasori, sta massacrando il lavoro e la ricchezza anche nelle province italiane più virtuose, anche nella ricca Padania e nel Nord-Est, dove il miracolo economico è sempre più un ricordo. E con esso il lavoro e la dignità dei lavoratori.

Conosciamo casi di organizzazioni di ambulanza che assumono sì soccorritori e infermieri italiani se non trovano in Ticino le figure che cercano, ma pongono come condizione che trasferiscano in Svizzera il domicilio. Questo è il discorso corretto che anche l’Ente ospedaliero avrebbe dovuto fare in occasione dell’ultima nomina al primario, che da ben dieci anni – cioè da quando ebbe la prima nomina - fa il frontaliere.

Anche perché la maggioranza di coloro che sono andati a votare il 9 febbraio del 2014 e qualche mese fa l’iniziativa ‘Prima i nostri’ ha dato un chiaro segnale alla politica, politica che governa il Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero!

Quel segnale si è tramutato in due iniziative parlamentari della ‘Commissione Prima i nostri’, dove siedono deputati di tutti i partiti, da destra a sinistra.
Una chiede di introdurre il principio della preferenza indigena per il personale dell’EOC: "A parità di requisiti e qualifiche e salvaguardando gli obiettivi aziendali, la precedenza va data alle persone residenti, purché idonee a occupare il posto di lavoro offerto".
Principio che, con una seconda iniziativa parlamentare la stessa Commissione intende estendere anche al “personale delle strutture ospedaliere private e delle altre istituzioni finanziate dal Cantone tramite un contratto di prestazione”. Dunque, istituti per anziani, invalidi e minorenni e servizi di assistenza e cura a domicilio.
Tutta retorica?
La Commissione si riserva inoltre il diritto di approfondire l'opportunità di “estendere l'applicazione di tale obbligo anche a istituzioni finanziate dal Cantone che sono attive in altri settori. Si ritiene infatti che anche enti di diritto privato, nella misura in cui beneficiano di importanti finanziamenti pubblici, possano essere sottoposti dal diritto cantonale a determinati vincoli per quanto attiene alla gestione delle loro risorse, comprese l'assunzione e le condizioni lavorative del personale da essi impiegato”.

Ecco, ma poi quando agli infermieri o ai medici assistenti italiani assunti dall’Ente, o dalle cliniche, o da altri istituti di cura, diremo che per avere il lavoro devono trasferirsi in Ticino, cosa risponderemo a proposito del pluri-primario frontaliere? Che i principi non si applicano reatroattivamente? Ma per favore...

Insomma, o facciamo le cose sul serio o, se dobbiamo prenderci per i fondelli, piantiamola con la politica dei proclami e delle illusioni…



Pubblicato il 03.04.2017 07:15

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