Cronaca
Morire in solitudine... Riflessioni sul dramma di Morcote: "Va bene prestare la nostra generosità alle tragedie umanitarie. Ma se tutto questo notevolissimo altruismo non si accorge che accanto a noi c'è chi muore nel totale abbandono..."
SECONDOME: "È molto più semplice battersi per una causa che dista migliaia di chilometri da noi, e che ci tiene alla larga da eventuali coinvolgimenti emotivi"
di Nicoletta Barazzoni

Non mi stancherò mai di pensarlo… Va bene prestare la nostra generosità alle tragedie umanitarie del mondo, alla fame nel Biafra, alla carestia in India, ai poveri del globo. Ma se tutto questo notevolissimo altruismo non si accorge che accanto a noi, vicino alla nostra quotidiana esistenza, a pochi passi dal nostro uscio, sulla porta di casa, o poco lontano dal nostro pianerottolo c'è chi muore nel totale abbandono, allora a cosa serve indignarsi per l'ingiustizia che si consuma lontano da noi (e che acquieta le nostre coscienze) mentre qualcuno, un nostro dirimpettaio muore in prossimità delle nostre vite?

Per questo motivo non verso soldi alla causa umanitaria prima di essermi assicurata che chi vive nel mio spazio vitale non abbia bisogno di qualche cosa: della mia attenzione che è l'esatto opposto dell'indifferenza (da non confondere con il morboso pettegolezzo e l'intrusione non richiesta). Perché è molto più facile riempire una polizza di versamento, dando palcoscenico e visibilità alla nostra sensibilità piuttosto che coinvolgere la tanto decantata privacy con un estraneo, che però incrociamo per strada perché abita nella nostra stessa zona.

È molto più semplice battersi per una causa che dista migliaia di chilometri da noi, e che ci tiene alla larga da eventuali coinvolgimenti emotivi. Meglio tenerci a debita distanza per non mescolarci alle storie altrui, per non incorrere in una situazione in cui la vicinanza e l'interessamento potrebbero intaccare la nostra libertà, quel recinto simbolico che innalziamo per proteggerci.

Così gli invisibili rimangono tali. È perciò ognuno si fa gli affari suoi, in modo tale da mantenere tutto confinato nelle proprie esistenze segrete. L'indifferenza è tra i peggiori mali del secolo, esacerbata dalla paura e dalla mancanza di fiducia verso il prossimo. E intanto gli anziani muoiono in solitudine. Come l’uomo di 55 anni trovato morto a Morcote dopo due settimane, trovato solo perché la decomposizione è stata inevitabile, mentre poteva essere evitabile che morisse dimenticato da tutti (leggi qui).

Questa la chiamano la società liquida, in cui le relazioni umane sono significati presenti solo nei vocabolari. Relazioni umane che dovrebbero essere basate sul rapporto, sul legame e sul vincolo reciproco, che dovrebbe essere innanzitutto morale. Com'era bello quando ci si stabiliva in un quartiere nuovo e i vicini bussavano alla tua porta per fare la tua conoscenza, con una bottiglia di vino e del dolce per festeggiare l'arrivo.

È vero, siamo sommersi dalle nostre preoccupazioni, dal dover far quadrare i conti e non ci accorgiamo del mondo fuori. Oggi però le porte sono blindate a doppia serratura, ci sono lo spioncino e le telecamere nascoste. Non viviamo solo in una società liquida ma viviamo in una società in cui l'individualismo trionfa ed è persino legittimato dalla convinzione che non immischiarsi sia la migliore garanzia per vivere bene, lontano da occhi indiscreti e da complicazioni.

Ma interessarsi con discrezione del vicino di casa non significa immischiarsi nella sua vita privata o spiare il suo conto in banca. Non significa entrare nel suo letto. Significa accorgersi della sua presenza, ma anche della sua assenza.




Pubblicato il 19.04.2017 18:28

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