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La crisi del mattone, dopo la lettera a liberatv di un operatore immobiliare, Ivano D'Andrea conferma: "I piccoli investitori faticano ad ottenere i finanziamenti dalle banche, che diventano sempre più prudenti sotto la spinta delle normative draconiane imposte dalla Finma, e che colpiscono soprattutto i giovani"
Il CEO del Gruppo Multi: "Mi chiedo come mai la Finma intervenga regolamentando il mercato dell’alloggio dei piccoli investitori e lasci completamente libere le casse pensioni di acquistare al 3-4% palazzine a reddito con i soldi dei propri affiliati…"
Foto: TiPress/Carlo Reguzzi
LUGANO - Nel Paese con la più bassa percentuale di proprietari di casa, comprarne una è diventata una corsa ad ostacoli, scriveva domenica Il Caffè. Il tema è quello sollevato nei giorni scorsi su liberatv da un operatore immobiliare ticinese (leggi qui), che ha puntato il dito contro la ‘stretta creditizia’ delle banche nell’accesso alla proprietà.

"Il vero problema per i piccoli investitori – ha confermato al Caffè Ivano D’Andrea, Ceo del Gruppo Multi - è che fanno fatica ad ottenere i finanziamenti dalle banche, che diventano vieppiù prudenti sotto la spinta delle normative draconiane imposte dalla Finma, norme che colpiscono soprattutto i giovani".

D’Andrea ha fatto un esempio: se oggi un giovane affitta un appartamento di 4 locali paga in media 1’800 franchi al mese, circa 21’600 franchi all’anno. Se lo stesso giovane ha i mezzi propri (il 20% che vuole la Finma che spesso arriva dai genitori) e acquista un appartamento di 700’000 franchi, dedotto appunto il 20%, avrà un mutuo da pagare di 560’000 franchi. Tale mutuo ad un tasso medio fisso odierno a 5-10 anni pari al 1,5% comporta un costo per interessi di 8’400 franchi, 700 franchi al mese poco più di 1/3 del costo dell’affitto.

"Un giovane di 30 anni ha davanti a sé una vita lavorativa e potrà senz’altro far fronte ai suoi impegni – ha aggiunto -. Se vietiamo ad una intera generazione di poter acquistare avremo due effetti: che in futuro in Svizzera avremo sempre meno proprietari e sempre più affittuari e che le casse pensioni, che in questo momento sono molto attive negli investimenti immobiliari, acquisteranno tutte le palazzine che sono sul mercato".

Ha poi lanciato una provocazione: "Mi chiedo come mai la Finma intervenga regolamentando il mercato dell’alloggio dei piccoli investitori e lasci completamente libere le casse pensioni di acquistare al  3-4% palazzine a reddito con i soldi dei propri affiliati…".

Il Caffè ha intervistato anche Donato Scognamiglio, docente all’università di Berna, e Ceo della società di consulenza immobiliare Iazi: il rischio di questa situazione, ha detto, è che "sul medio periodo la Svizzera vivrà un’importante correzione verso il basso dei prezzi immobiliari e a perderci saranno in primo luogo non le banche, ma i privati. Molti proprietari negli ultimi anni hanno acquistato immobili cari con un’ipoteca fissa: visto che il mutuo è bloccato pensano che non possa succedere niente, ma non è così: se i prezzi diminuissero fortemente il rapporto fra ipoteca e valore dell’immobile salirebbe improvvisamente oltre l’80% e gli istituti finanziari chiederebbero un ammortamento supplementare che molti proprietari non potrebbero permettersi".




Pubblicato il 02.05.2017 13:25

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