Post Nucleare
Ispra, il mistero dell'Area 41. La Commissione Europea ha costruito a pochi chilometri dal Ticino il secondo più grande deposito di scorie nucleari del continente. Le autorità locali sono preoccupate e chiedono chiarezza e garanzie all'UE. E noi?
Il timore è che a Ispra, dove ha sede l’Euratom, l’agenzia atomica europea, arrivino in futuro arrivino anche sostanze di vario genere da altri paesi dell’Ue
ISPRA – Ispra è una cittadina sulla sponda lombarda del lago Maggiore, in provincia di Varese, a circa cinquanta chilometri in linea d’aria da Locarno. È nota per essere da molti anni sede dell’Euratom, l’agenzia atomica europea, e in questi giorni è al centro di polemiche e preoccupazioni per il nuovo centro di stoccaggio di scorie nucleari, il secondo più grande d’Europa, a quando pare.

Un centro realizzato dalla Commissione dell’Unione Europea, senza chiedere nulla a nessuno, perché Ispra è una sorta di enclave dell’UE in territorio italiano, che gode di extraterritorialità.  L’impianto, chiamato Area 41, in sigla Isf, Interim Storage Facility, è pronto ad accogliere i residui radioattivi nel centro di ricerca. Le autorità e i politici locali stanno chiedendo informazioni e garanzie, e forse sarebbe il caso che lo stesso facesse il Ticino, visto che il centro sorge a pochi chilometri dal confine e sulle sponde di un lago italo-svizzero.

Per entrare nel centro servono autorizzazioni e occorre varcare due diverse barriere di controllo con cancelli e vetri blindati. Area41 è un capannone con pareti spesse così che neanche a cannonate, dicono gli esperti. Rifiuti atomici a Ispra si producono da sessant’anni, da quando nel 1957 i fisici italiani del Centro nazionale di ricerca nucleare costruirono il primo reattore atomico europeo, il Fermi Ispra 1. Poi il centro ricerche fu ceduto all’Euratom e l’Europa vi costruì un secondo reattore nucleare, il grande Essor. Con la nascita dell’Unione europea il centro Euratom di Ispra, dove lavorano 1'500 scienziati, è stato rilevato direttamente dalla Commissione di Bruxelles, che dispone del centro ricerche italiano per tutti gli studi su sicurezza nucleare, sicurezza degli alimenti, ricerche ambientali, controlli chimici eccetera.

Il nuovo impianto è costato una decina di milioni di euro e può accogliere 12mila-13mila metri cubi di residui radioattivi. Ma è ancora in completamento l’iter formale.

Nel frattempo, scrive la stampa italiana, Maria Betti, direttrice dell’area di ricerca nucleare della Commissione Europea, e Paolo Peerani, capo dell’unità di disattivazione nucleare, vogliono già usare l’impianto prima di cominciare a ospitare i rifiuti atomici condizionati e preparati. Mentre l’Area41 in autunno ospiterà una mostra d’arte promossa dal ‘Joint research centre’ (JRC) della Commissione Ue, che ha invitato un gruppo di artisti a lavorare sui fusti d’acciaio in cui si chiudono le scorie.

Quando si parla di scorie nucleari è facile allarmarsi, ma la Lega Nord vuole vederci chiaro e ha annunciato un’interrogazione in cui chiede quali materiali saranno stoccati a Ispra.

“Siamo perfettamente consapevoli che a Ispra si producano rifiuti atomici dalla fine degli anni 60 – ha detto il consigliere regionale di Varese Emanuele Monti -, ma la costruzione del nuovo deposito, a quanto si dice il secondo più grande di tutta l’Europa, non può che sollevare parecchi interrogativi su cosa effettivamente circoli sul nostro territorio”.

Il timore è che a Ispra arrivino in futuro anche sostanze di vario genere da altri paesi dell’Ue. Anche i sindaci della regione hanno chiesto rassicurazioni.

“Dopo l’uscita di articoli in merito alle scorie nucleari, mi sono attivata chiedendo delucidazioni ai responsabili del JRC di Ispra sul deposito temporaneo costruito nel 2013 – ha fatto sapere il sindaco di Ispra, Melissa De Santis -. I responsabili del sito hanno ribadito quanto sempre dichiarato, ovvero che questo deposito accoglierà esclusivamente i rifiuti radioattivi del sito di Ispra, sia provenienti dalla attività di ricerca del passato e ora collocati in un altro punto di stoccaggio interno, sia derivanti dalle attività di disattivazione e smantellamento delle strutture locali. Ho comunque colto l’occasione per chiedere ulteriori formali chiarimenti anche alla Commissione europea, al Ministero dell’Ambiente e all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ribadendo la nostra contrarietà a qualunque iniziativa che possa prevedere in futuro il trasferimento a Ispra di scorie provenienti dall’esterno. Abbiamo inoltre chiesto al Jrc di organizzare al più presto una serata pubblica per illustrare la situazione a tutti i cittadini”.

red

Pubblicato il 15.06.2017 11:09

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