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Donnarumma? No, Dollaruma! I tifosi del Milan contestato Gigio in Polonia gettandogli finti dollari durante la partita dell'Italia. Intanto botte da orbi tra il procuratore Mino Raiola e l'Ad rossonero Fassone Video
L'agente del portiere: "Non mi fido della nuova proprietà. Come loro di me. Il Milan è di Mister Li o di Elliott?". Fassone: "Andandosene così ha fatto un danno di 100 milioni al Milan. Ma se cambia idea pronti a riabbracciarlo". IL VIDEO DELLA CONTESTAZIONE A DONNARUMMA
MILANO - Donnarumma? No, Dollarumma! La vicenda che vede protagonista il giovane portiere del Milan, si è arricchita ieri di nuovi scoppiettanti episodi. A cominciare da quanto accaduto in Polonia, dove il 18enne napoletano, era impegnato a difendere la porta dell’Italia con la nazionale italiana, nella sfida contro la Danimarca nell‘ambito degli Europei Under 21.

 

Il Milan Club locale ha contestato Donnarumma, esponendo uno striscione dietro la porta difesa dal numero 1 nel primo tempo con scritto, per l’appunto, “Dollarumma”. Poi, nel corso del match, sono stati lanciati in campo dei dollari finti. Un’immagine che ha fatto rapidamente il giorno del mondo, facendo esplodere i social network e rilanciando il dibattito tra i tifosi sulla scelta del portiere di non rinnovare con la società rossonera a un anno dalla scadenza del contratto.

 

Nel frattempo sull’asse Montecarlo-Milano, si riaccendeva il duello tra Mino Raiola, il procuratore di Gigio, e la società rossonera con l’amministratore delegato Marco Fassone. Accuse e contro accuse.

Cominciamo con le legnate verbali del potentissimo agente: “Gianluigi era disposto a rinnovare con il Milan. Per questo dissi 'Non porto via nessuno a parametro zero", perché nella sua testa non aveva nessun dubbio. Ci hanno forzato a non rinnovare. Da un certo punto in poi Gigio mi ha detto 'Sinceramente Mino, io non me la sento di fare una trattativa o di accettare una proposta in questo ambiente, visto anche quello che sta succedendo alla mia famiglia, oltre che a me'. Faccio un esempio, dopo lo striscione sotto la sede del Milan, una società seria per me difende il suo giocatore tirando via lo striscione. Lui si è sentito anche la mancanza dell'appoggio del Milan. Non credo che si debba minacciare un giocatore di minacciare di stroncare la carriera o di non giocare. Io prendo il 100% della responsabilità del mancato rinnovo di Gigio. Tra me e Mirabelli non c'è feeling, siamo su due onde totalmente diverse. Il suo atteggiamento come dirigente non lo accetto, non lo condivido e non glielo permetto. Non abbiamo nessun accordo con nessun'altra squadra e sicuramente non lo faremo in brevi tempi”.

 

E ancora: “Non mi fido della nuova proprietà. Come loro di me. Il Milan è di Mister Li o di Elliott? Diciamo che ho un buon rapporto con Marco Fassone, lo conosco da tempo e lui sa bene che può contare su di me, anche se non mi va dire il perché. Mirabelli? Non discuto la persona, ma i suoi metodi. Ad esempio nessuno nota che Conti ha minacciato di non presentarsi agli allenamenti dell’Atalanta per dire sì ai rossoneri. Gigio, invece, è sempre stato al suo posto, non ha mai avuto pretese economiche. E poi se hai in casa un top player come lui perché vai ad offrire il doppio o il triplo ai Morata o agli Aubameyang? Non è coerente”.

 

Parole durissime a cui ha replicato l’AD Marco Fassone: “Nessuno ha mai messo in dubbio la legittimità della scelta di Donnarumma. È perfettamente nelle norme. Ma una cosa è la legittimità, un’altra l’etica degli affari. L’amarezza deriva dalla sgradevolezza con cui è stata condotta la cosa. Si poteva fare senza danneggiare la società, andandosene così ha fatto un danno di 100 milioni al Milan. Se Donnarumma vale così tanto a 18 anni lo deve anche a questa società, agli investimenti che sono stati fatti, al coraggio di chi lo ha lanciato in prima squadra. Bastava che ci dicesse che non voleva restare, avremmo rinnovato con una clausola rescissoria ragionevole. E se fosse arrivato il club più importante del mondo, anche questa estate, avrebbe dovuto pagare al Milan questa cifra. Così quello che il Real non paga a me entra nelle tasche del procuratore. Io però lo avrei reinvestito nel calcio italiano”.

 

Fassone ha anche voluto mandare un messaggio distensivo: “Se per caso ci ripensasse, non solo sarebbe accolto a braccia aperte dal Milan società, ma alla fine credo anche dai tifosi del Milan. Gli umori cambiano velocemente”.

 

Sarà, ma con questo clima, sembra davvero un ipotesi ad oggi inimmaginabile.



Pubblicato il 19.06.2017 09:53

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Tami, che da giocatore aveva vestito la maglia bianconera dal 1990 al 1993, ha già allenato il Lugano nel campionato 2002/03. In seguito è stato responsabile di varie nazionali svizzere, ultima la Under 21, e ha diretto per una novantina di partite di Super League il Grasshopper