Politica e Potere
Giorgio Ghiringhelli e la poetessa Hissa Hilal: una polemica senza senso. Solo ammirazione per questa donna coraggiosa che con la poesia sfida il fondamentalismo
L'ANALISI - Parafrasando una celebre battuta: è facile predicare eroismo con il culo degli altri (delle altre, nella fattispecie: perdonerà la signora la sconcezza occidentale). È molto, troppo, semplice impartire lezioni coerenza a una donna saudita, comodamente seduti sulla poltrona della patria della democrazia diretta
di Andrea Leoni

Sono in profondo disaccordo con la polemica innescata da Giorgio Ghiringhelli contro la poetessa saudita Hissa Hilal. Una diatriba che, al contrario di altre ingaggiate dal promotore dell’iniziativa anti-burqa, è irragionevole, cavillosa, finanche sciocca in alcuni suoi accenti. Come quando il Ghiro tenta di pesare l’eroismo ("è un'eroina a metà") e la coerenza dell’autrice, sulla base dell’abbigliamento con il quale si è presentata a Locarno all’incontro con il pubblico per il documentario a lei dedicato. 


 


I poeti per loro stessa natura, e in quanto artisti, rifuggono dalla coerenza e dall’eroismo: sono al contrario gli anti eroi per eccellenza. Ma nel caso specifico, è vero, parliamo di una poetessa civile, vale a dire di una letterata che utilizza la sua arte come strumento politico, nel senso più nobile e alto del termine.

 

La signora ha fornito a Giorgio Ghiringhelli una spiegazione più che plausibile per giustificare il fatto di essersi coperta il volto durante l’incontro festivaliero: “Questioni di sicurezza”. Non ha voluto correre il rischio che qualche imbecille la fotografasse, nonostante il divieto dell’organizzazione, per poi postare sul web gli scatti, diffondendoli magari con fini e commenti disonorevoli e vigliacchi.

 

Va ricordato che Hissa Hilal, per la “colpa” di aver recitato i suoi versi, è stata già minacciata e di certo non rientra nelle simpatie della parte più conservatrice e bigotta della società da cui proviene. L’autrice vive in Arabia Saudita, il suo paese, dove non è difficile immaginare che alcuni attendano solo il giusto pretesto per montare un caso e poterla mettere a tacere. Per sempre, possibilmente, come si usa laggiù. In particolare con le donne.

 

La prudenza con la quale si muove l’autrice è dunque non solo giustificata, ma ovvia. Agire in modo contrario non significherebbe essere un’eroina ma un’incosciente, una stupida, una che se la va a cercare. Il tutto tenendo presente che a noi non sono note le varie opzioni di pericolo a cui l'aritsta è esposta. Potrebbe essere successo qualcosa di cui tener conto una settimana fa, un mese fa, l'altro giorno. Chi lo sa? Chi può escluderlo?

La verità è che nessuno di noi che non ambisca a fare una brutta fine, si sarebbe comportato diversamente. Anzi in molti non avrebbero neppure osato fare quel che Hissa Hilal ha già fatto con la sua poetica contro il fondamentalismo islamico. Parafrasando una celebre battuta: è facile predicare eroismo con il culo degli altri (delle altre, nella fattispecie: perdonerà la signora la sconcezza occidentale). È molto, troppo, semplice impartire lezioni di coerenza a una donna saudita, comodamente seduti sulla poltrona della patria della democrazia diretta.


Ma non è solo una questione di sicurezza. L’autrice ha deciso di combattere la sua battaglia all’interno del suo mondo e non riparando all’estero, cioè in Occidente. Per questo ha spiegato perché si è presenta nel programma televisivo che l’ha resa celebre coperta da capo a piedi: “Il niqab non mi piace: è un’ imposizione, non una scelta. Ma so che se me lo togliessi non avrei l’ ascolto e l’ appoggio che ho oggi, da donna velata, dimostrando di rispettare le tradizioni. Farmi ascoltare è più importante che mostrare la mia faccia”. Questo tipo di attitudine, quella di voler cambiare la propria società senza cambiare casa, o senza rinnegare la proprio cultura, non è certo una novità. Si potrebbe ad esempio citare una lunga lista di grandi autori occidentali che hanno camminato come funamboli sulla fune del compromesso, issata sul precipizio della censura o della galera, nel confronto con questa o quella dittatura. Altri hanno scelto l’esilio. E altri ancora sono morti. Tutti difendevano un’idea altra rispetto al regime di turno, ma in modi diversi. Si vuol davvero far la classifica di quale sia il metodo migliore anziché concentrarsi sulla sostanza, cioè sull’opposizione a un potere dominante e liberticida?

 

Ho votato a favore del divieto anti-burqa, e lo sostengo a spada tratta oggi come allora, ma non esiste un solo motivo per il quale mi sarei sognato di imporlo a Hissa Hilal durante quell’incontro pubblico. Per le strade, “in borghese”, come per qualsiasi altra persona, sì. Ma non ce ne sarebbe stato bisogno perché la poetessa ha spiegato che in giro per Locarno, lontana dai riflettori del Festival, ha camminato per le strade senza celare il suo viso, nel rispetto delle regole, del luogo e, non da ultimo, dei suoi desideri. Basta e avanza.

 

Quanto ai fischi che la sala del Kursaal ha riservato a Ghiringhelli quando ha contestato l’abbigliamento alla poetessa, beh, è la democrazia bellezza…d’accordo, non nella sua forma più educata, ma pur sempre in un'espressione che è propria del confronto politico con una platea. Chiunque esterna un pensiero in pubblico prima o poi deve fare i conti con fischi e pernacchie. Da che mondo e mondo funziona così: fa parte del gioco. Specialmente quando si gioca in trasferta: per luogo, argomenti e spettatori.

 

Vorrei esprimere infine ammirazione per questa donna. Utilizzando una metafora cara a noi maschietti, credo che neppure riunendo le palle di tutto il Canton Ticino, riusciremmo a sfiorare le ginocchia del coraggio di questa signora. Di una poetessa velata che declama questi versi in faccia al fondamentalismo islamico:

 

The Chaos of Fatwas

 

I have seen evil from the eyes of the subversive fatwas in a time when what is lawful is confused with what is not lawful;

 

When I unveil the truth, a monster appears from his hiding place;

barbaric in thinking and action, angry and blind; wearing death as a dress and covering it with a belt

 

He speaks from an official, powerful platform, terrorizing people and preying on everyone seeking peace; the voice of courage ran away and the truth is cornered and silent,

when self-interest prevented one from speaking the truth.



Pubblicato il 10.08.2017 17:33

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