Cronaca
L'ultimo giorno di lavoro di 'Milio' Scossa-Baggi, il 'Signore in giallo' della Scientifica ticinese: 37 anni vissuti tra sangue, delitti, misteri, scene del crimine, tracce, ‘prove regine’. E 97 omicidi con 113 vittime. E il teschio con le orecchie del Gigio Pedrazzini per esorcizzare la morte... "Lo lascio ai miei, come ricordo di me"
Oggi per lo storico capo della Scientifica è stato l'ultimo giorno di lavoro. Nasconde la nostalgia dietro una frase lapidaria: “Da oggi si cambia. Tutto qui…”. Niente lacrimucce, bando alla commozione... Ma siamo certi che oggi quei 37 anni gli sono passati davanti agli occhi come la pellicola di un film, con il loro carico di ricordi, di successi, di sconfitte, di immagini, di volti, di incontri…
Foto: Polizia scientifica. Emilio Scossa-Baggi libera il suo ufficio durante il suo ultimo giorno di lavoro
di Marco Bazzi

Sangue, morti, misteri, scene del crimine, tracce, impronte, indizi, ‘prove regine’… Quella di Emilio Scossa-Baggi, 62 anni, è stata davvero una vita ‘in giallo’. Una vita trascorsa tra luoghi segnati da delitti e tragedie, laboratori, autopsie, aule di tribunale e dossier giudiziari.

Parafrasando la celebre serie televisiva che aveva per protagonista Jessica Fletcher, ‘Milio’ è stato per 37 anni il ‘Signore in giallo’ della Polizia Scientifica ticinese.

Una via di mezzo tra un detective e uno scienziato, nel senso più ampio del termine. Del resto la disciplina in cui si formò in gioventù all’Università di Losanna ora si chiama ‘scienze forensi’.

Oggi, venerdì 18 agosto, è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Nasconde le emozioni e la nostalgia dietro una frase lapidaria: “Da oggi si cambia. Tutto qui…”.
Niente lacrimucce, bando alla commozione... Ma siamo certi che oggi quei 37 anni gli sono passati davanti agli occhi come la pellicola di un film, con il loro carico di ricordi, di successi, di sconfitte, di immagini, di volti, di incontri…

Incontri come quello con l’uomo che definisce ‘il mio mito’, il coroner americano Thomas Noguchi, oggi novantenne, del quale ha una foto appesa in ufficio. Capo patologo della contea di Los Angeles, Noguchi eseguì le autopsie sui corpi di Marilyn Monroe, Robert Kennedy, Janis Joplin, Sharon Tate, William Holden, Natalie Wood, John Belushi… “Lo conobbi anni fa. Un uomo davvero eccezionale”, racconta.

Scossa-Baggi arrivò alla Scientifica, che allora si chiamava SIR, acronimo di Servizio Identificazioni e Ricerche, nel 1980. “Senza contare gli stage che avevo fatto in precedenza, durante le vacanze universitarie”.

A quel tempo le scienze forensi erano una disciplina poco conosciuta e poco ambita: “Pensi che al corso eravamo solo in due, io e un grigionese – ricorda Scossa-Baggi -. Oggi gli iscritti sono oltre duecento”.

La sua fu una carriera fulminea: quattro anni dopo, era il 1984, venne designato capo del servizio, a soli 28 anni. Ha lavorato sotto molti comandanti: Giorgio Lepri, Mauro Dell’Ambrogio, Saverio Wermelinger, Franco Ballabio, Romano Piazzini, Matteo Cocchi… E sotto diversi ministri di Giustizia e Polizia: Fulvio Caccia, che lo nominò, Giuseppe Buffi, che diresse per qualche anno l’allora Dipartimento di Polizia, Alex Pedrazzini, Luigi Pedrazzini, Norman Gobbi…

Tra gli oggetti che da anni fanno bella mostra nell’ufficio del ‘Milio’ c’è un teschio, vero ma di ignota provenienza, sul quale lui ha sistemato due grosse orecchie e che, nel suo immaginario, e nell’immaginario di tutti i collaboratori della Scientifica, rappresentava il ‘Gigio’ Pedrazzini. Del resto, anche Scossa-Baggi è politicamente, così si definisce, ‘un uregiat DOC’.

Quel teschio simboleggia un po’ il suo modo di canzonare o di esorcizzare la morte, che è stata per tanti anni il suo ‘pane quotidiano’. “Da qualche tempo, oltre alle orecchie, al teschio abbiamo messo anche una parrucca. Ma non me lo porto via. Lo lascio qui, nel locale didattica. Come ricordo di me”, racconta col sorriso.

Novantasette casi di omicidio, che salgono a 163 con i tentati omicidi, e 113 morti dal 1982 ad oggi. Queste sono le cifre della carriera di Emilio Scossa-Baggi, solo quelle relative ai fatti più gravi e clamorosi, i fatti di sangue, perché la Scientifica lavora anche su furti, rapine, sequestri, suicidi… Un costante rapporto con la morte, comunque.

“Il mio rapporto con la morte? Faccio fatica a definirlo – afferma -. Posso solo dire che la morte è stata buona parte della mia vita professionale. Sono riuscito a instaurare con lei un rapporto particolare, distinguendo nettamente il corpo dall’anima, dall’individuo insomma. Il cadavere è un elemento oggettivo su cui devi lavorare quando fai questo mestiere. Bisogna riuscire a lasciare da parte le emozioni, se no è un disastro. Ma viene da sé, perché quando ti trovi di fronte a una situazione scioccante dimentichi le emozioni e il disgusto e fai capo alla razionalità, perché devi capire come muoverti e cosa fare per assicurare le tracce che potrebbero portare alla soluzione del caso, senza commettere il minimo errore”.

In più, Scossa-Baggi ha un olfatto poco sviluppato. “Sento poco gli odori – spiega - e anche questo ha facilitato il mio approccio con le situazioni macabre. Anche le peggiori”.

Se gli chiedi qual è stato il caso che più lo ha impressionato o colpito, non ti risponde direttamente. La prende larga: “Ogni caso ha una sua storia – dice -. È chiaro che mi hanno molto segnato le stragi famigliari e gli episodi criminali dei primi anni Novanta, dove ci furono molti morti. Ma alla fine non sono i casi più efferati che ti colpiscono… Sono piuttosto quelli che rivelano dei retroscena sorprendenti, inizialmente impensabili”.

Poi aggiunge: “Comunque se devo ricordare un fatto che mi ha molto coinvolto, anche per le implicazioni internazionali che ha avuto, direi la sciagura del San Gottardo del 2001: richiese un grande lavoro in stretta collaborazione con varie istanze e periti. Al di là della tragedia è stata un’esperienza professionalmente arricchente”.

E su quella sciagura Scossa-Baggi scrisse il primo capitolo del libro “Gestione di una catastrofe”, firmato dall’avvocato Marco Borghi e dal procuratore Antonio Perugini, che coordinò l’inchiesta.

La svolta nelle indagini di polizia scientifica arrivò una ventina d’anni fa, con le analisi del DNA, e da allora gli strumenti di accertamento si sono affinati sempre di più.

“Il DNA ha radicalmente cambiato la nostra attività, come un secolo fa avvenne con le impronte digitali – spiega -. Ha chiarissimi vantaggi, ma presenta anche degli inconvenienti: lo puoi trovare ovunque, anche sotto forma di semplici tracce di contatto, e non solo nei liquidi organici. Si tratta di tracce invisibili, che devi cercare con pazienza, e poi le analisi costano molto. E per poterlo utilizzare devi avere un parametro di confronto, altrimenti il DNA non serve a nulla. Poi c’è il problema dell’interpretazione, perché esiste sempre il rischio delle contaminazioni, quindi è un elemento che va preso con le pinze. Certo, ha il vantaggio di essere classificabile in una banca dati a livello internazionale: anche se non hai sospetti, hai comunque dei potenziali riscontri. E credo che la Scientifica dovrà lavorare sempre più in questa direzione: è il nostro futuro”.

Poi rivela che, proprio grazie alle nuove tecnologie, la Scientifica ticinese è riuscita qualche anno fa a identificare l’autore di un omicidio irrisolto. Un caso che risale a oltre vent’anni or sono. L’omicida è ancora in vita, ma non potrà essere perseguito in quanto quel reato è prescritto. Purtroppo, dice Scossa-Baggi con una punta di delusione, ma con l’orgoglio che le tracce, all’epoca del delitto, furono prelevate e conservate in modo corretto.

Chiuso il grande capitolo della sua vita, da domani ‘Milio’ dovrà scriverne uno nuovo. Certo, un giorno o l’altro verrà chiamato come consulente, considerata la sua grande esperienza. E siamo certi che quando squillerà il telefono risponderà ‘presente’.
Da domani avrà più tempo per le altre sue passioni: il calcio, che segue da 45 anni come arbitro, e la politica, che l’ha sempre accompagnato, anche se finora solo a livello locale, prima come consigliere comunale a Giubiasco e ora della Grande Bellinzona.

“Un libro sulla mia esperienza? Non lo so… Mi piace scrivere… Però, sa, ci vuole tanta memoria per raccontare tutto quello che ho visto e vissuto. E per ora la mia memoria sono soltanto i molti dossier pieni di macabri ricordi”.






Pubblicato il 18.08.2017 15:16

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