Politica e Potere
"Il Cantone accetti i pagamenti in bitcoin". Nove deputati chiedono al Governo di entrare nel mondo delle criptovalute come "segnale di fiducia al FinTech ticinese". E spiegano come funzionano i pagamenti in moneta virtuale
Le richieste al Consiglio di Stato: "Proponiamo un’applicazione pilota nel Dipartimento delle istituzioni e chiediamo un rapporto all’attenzione del Gran Consiglio dopo un anno di prova"
BELLINZONA - Nove deputati hanno presentato oggi una mozione al Consiglio di Stato con la quale chiedono di “lanciare un segnale di fiducia al FinTech ticinese accettando il pagamento in bitcoin per i servizi dell’Amministrazione cantonale, partendo con un’applicazione pilota nel Dipartimento istituzioni”. I primi firmatari sono Paolo Pamini (AreaLiberale – La Destra), Boris Bignasca (LEGA), Marcello Censi (PLRT), e Marco Passalia (PPD). A loro si sono aggiunti Gianmaria Frapolli, Tiziano Galeazzi, Andrea Giudici, Sergio Morisoli, Gabriele Pinoja.

“Chiediamo che il Consiglio di Stato – si legge nel testo - valuti e prenda le adeguate misure affinché le cittadine ed i cittadini possano pagare, oltre che in franchi svizzeri, in criptovalute quali bitcoin i servizi dell’Amministrazione cantonale. Proponiamo un’applicazione pilota nel Dipartimento delle istituzioni e chiediamo un rapporto all’attenzione del Gran Consiglio dopo un anno di prova.

Questa misura, simile a quanto ha già fatto l’anno scorso la città di Zugo (fino a CHF 200) e ha annunciato di fare dal 2018 il comune di Chiasso (fino a CHF 250), mira a lanciare un segnale fattuale a chi si occupa di FinTech e a rinforzare in tal modo la fiducia verso le istituzioni ticinesi in materia di innovazione. L’ambizione della mozione è di promuovere il Ticino come piazza svizzera alternativa e complementare a Zugo in materia di criptovalute, blockchain e FinTech, sostenendo la coraggiosa mossa già intrapresa da Chiasso”.

La mozione spiega nel dettaglio cosa sono le criptovalute e come stanno cambiando il sistema finanziario internazionale.

Bitcoin, criptovalute e blockchain

Bitcoin (codice: BTC o XBT), spiegano i deputati, è una moneta elettronica creata nel 2009 che, a differenza della maggior parte delle valute tradizionali, non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin.  Bitcoin è attualmente l’esempio prominente di criptovaluta, ossia di valute digitali decentralizzate la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Come ogni valuta digitale, le criptovalute consentono di effettuare pagamenti online in maniera sicura.

Il 30 settembre 2017 esistevano nel mondo 16.6 milioni di bitcoin con un prezzo medio unitario di CHF 4'140 e pertanto una capitalizzazione di mercato pari a CHF 68.7 miliardi. La seconda criptovaluta per capitalizzazione è Ethereum, con una capitalizzazione il 30 settembre 2017 pari a USD 28.4 miliardi.

Le criptovalute si basano sulla tecnologia blockchain (in italiano letteralmente: catena di blocchi), ossia una base di dati distribuita, introdotta per l’appunto dalla valuta Bitcoin, che mantiene in modo continuo una lista crescente di registrazioni, le quali fanno riferimento a registrazioni precedenti presenti nella lista stessa, la quale è resistente a manomissioni. La prima e più conosciuta applicazione della tecnologia blockchain è la visione pubblica delle transazioni per i bitcoin, che è stata ispirazione per altre criptovalute e progetti di database distribuiti.

Secondo una previsione del World Economic Forum, entro il 2025 ci saranno attività che genereranno oltre il 10% del PIL del mondo che saranno registrate su tecnologie che si basano sui principi della blockchain.

Aspetti normativi

Il 25 giugno 2014 il Consiglio federale ha licenziato un rapporto sulle monete virtuali come il Bitcoin, con il quale si è chinato su vari aspetti normativi connessi alle criptovalute.

Secondo quanto espresso in quel rapporto, dato che le monete virtuali rappresentano un fenomeno marginale e il contesto in cui vengono utilizzate non è privo di leggi, attualmente il Consiglio federale non vede alcuna necessità d'intervento sul piano legislativo. Inoltre, determinati modelli aziendali basati su monete virtuali sottostanno alle leggi sui mercati finanziari e necessitano quindi di un assoggettamento alla vigilanza sui mercati finanziari. Il commercio a titolo professionale con monete virtuali e l’esercizio di piattaforme commerciali in Svizzera soggiacciono di principio alla legge contro il riciclaggio di denaro. Ciò comprende l’adempimento dell’obbligo di identificazione della controparte nonché l’accertamento relativo all’avente economicamente diritto.

Nel 2015 l’Amministrazione federale delle contribuzioni, Divisione principale IVA, ha inoltre espresso il parere secondo il quale i bitcoin sono equiparati ad una valuta e pertanto la loro cessione contro valute tradizionali non è assoggettata. Tale parere è in linea con una decisione della Corte europea di giustizia dello stesso anno, pure in materia IVA. La stessa Amministrazione federale delle contribuzioni, Divisione principale Imposta federale diretta, imposta preventiva, tasse di bollo, pubblica i valori fiscali del bitcoin da utilizzare per la loro imposizione ai fini dell’imposta sulla sostanza.

Recenti sviluppi

L’attenzione del pubblico e degli imprenditori nei confronti delle applicazioni della tecnologia blockchain sta viepiù crescendo a livello internazionale. In tale contesto, la Svizzera gioca attualmente un ruolo di primissimo piano.

In particolare la regione di Zugo è diventata in poco tempo uno dei luoghi dove gli imprenditori in criptovalute decidono di lanciare nuovi progetti. Ciò che ha dato particolare slancio alla realtà zughese è stato il lancio a Zugo di Ethereum, che come si è detto sopra rappresenta la seconda criptovaluta mondiale per capitalizzazione di mercato.

Ethereum è una piattaforma decentralizzata del Web 3.0 per la creazione e pubblicazione peer-to-peer di contratti intelligenti (cosiddetti smart contracts) creati in un linguaggio di programmazione Turing-completo. Per poter girare sulla rete peer-to-peer, i contratti di Ethereum “pagano” l’utilizzo della sua potenza computazionale tramite una unità di conto, detta Ether, che funge quindi sia da criptovaluta che da carburante. In altre parole, contrariamente a molte altre criptovalute, Ethereum non è solo un network per lo scambio di valore monetario ma una rete per far girare contratti basati su Ethereum. Questi contratti possono essere utilizzati in maniera sicura per eseguire un vasto numero di operazioni: sistemi elettorali, registrazione di nomi dominio, mercati finanziari, piattaforme di crowdfunding, proprietà intellettuale…

Il 14 luglio 2014 è stata iscritta nel Registro di commercio di Zugo la Fondazione Ethereum, la quale sta civilisticamente a capo dell’omonimo progetto inizialmente concepito nel 2013 da Vitalik Buterin, un canadese residente dapprima a Toronto, poi a Zugo e attualmente a Singapore.

Penetrazione dei bitcoin e riconoscimento come mezzo di pagamento

La diffusione di bitcoin quale strumento di pagamento sta accelerando in questi ultimi mesi ed anni. Come si è avuto modo di descrivere sopra, bitcoin non viene emesso da nessuna autorità centrale né tantomeno è il prodotto di uno Stato sovrano. Pertanto, da un punto di vista formale esso non è comparabile ad una valuta come normalmente intesa.

Nella primavera del 2017, il Giappone ha riconosciuto il bitcoin come metodo legale di pagamento.  In generale, il Giappone riconosce le criptovalute come legali. Altri Paesi sono particolarmente bitcoin friendly, tra questi si possono contare i Paesi scandinavi (che hanno da tempo una forte presenza di cosiddetti “minatori” e fornitori di servizi accessori alle criptovalute), i Paesi Bassi (basti menzionare la città di Arnhem, dove oltre 100 commercianti hanno deciso di accettare bitcoin come mezzo di pagamento per le più svariate prestazioni di fornitura e di servizio), la Gran Bretagna (la cui piazza finanziaria è sensibile a qualsiasi innovazione che la possa toccare), la Corea del Sud o l’Australia. 

Dall’11 novembre 2016, a tutti i distributori automatici di biglietti delle FFS i clienti possono comprare bitcoin.  Con oltre 1000 distributori automatici, le FFS dispongono di una rete di distribuzione fitta e accessibile 24 ore su 24 che mettono a disposizione degli utenti in collaborazione con SweePay, un intermediario finanziario regolamentato con sede a Zugo. Per acquistare i bitcoin ai distributori automatici delle FFS è necessario identificarsi con un numero di telefono cellulare. L’importo massimo è fissato a CHF 500 per transazione.

Dal 1° luglio 2016 il Comune di Zugo ammette bitcoin per il pagamento di tasse fino ad un controvalore di CHF 200. A fine 2016 la stampa riportava che alcune persone già facevano uso di tale possibilità, e che l’intenzione della città fosse in particolare di lanciare un chiaro segnale di fiducia verso tutto il mondo FinTech, attivo appunto in quella zona.

In settembre il Comune di Chiasso ha comunicato che a partire dal 2018 accetterà pagamenti in bitcoin fino ad un controvalore di CHF 250 per tasse e servizi comunali. In tale contesto, Chiasso si è ribattezzata in CryptoPolis, proponendosi come alternativa alla Crypto Valley che indica la regione tra Zugo e Zurigo nella quale attualmente prendono sede molte iniziative internazionali in ambito di blockchain e criptovalute.

Richieste

Infine, le richieste al Governo:

1) Progetto pilota nel Dipartimento delle istituzioni
Chiediamo al Consiglio di Stato di introdurre, come progetto pilota, l’accettazione di bitcoin senza alcun limite di importo nell’ambito delle attività del Dipartimento delle istituzioni. Riteniamo che tale Dipartimento presenti delle caratteristiche ideali per proporsi come prima rapida occasione di apertura dell’Amministrazione pubblica verso pagamenti in criptovaluta.

Infatti, il Dipartimento delle istituzioni emette annualmente centinaia di migliaia di fatture nell’ambito delle imposte di circolazione, dei servizi di collaudo dei veicoli, o ancora del rilascio e rinnovo di permessi di ogni genere. Inoltre, già nel recente passato il Dipartimento delle istituzioni ha mostrato di essere particolarmente proattivo in materia di digitalizzazione dei propri servizi, come dimostrano le operazioni della Sezione della circolazione.

Va per di più osservato che, grazie al fatto che il Dipartimento delle istituzioni fattura prestazioni a soggetti che ha preventivamente identificato in modo molto chiaro e documentato (si pensi al rilascio di permessi o alle imposte di circolazione), dovrebbero essere implicitamente soddisfatti i requisiti in materia di anti-riciclaggio che si possono presentare quando un soggetto non identificato spende criptovaluta. Il fatto che il Dipartimento delle istituzioni si occupi anche di giustizia e polizia rafforzerà anzi ancor più il messaggio di fiducia che il Governo e l’Amministrazione cantonale saranno in grado di lanciare verso l’esterno in materia di apertura verso le opportunità del FinTech. L’esempio di Chiasso mostra che la percezione di tali azioni raggiunge rapidamente l’altra parte del globo.

2) Rapporto al Gran Consiglio

Concluso un anno dall’introduzione del progetto pilota nell’ambito delle attività del Dipartimento delle istituzioni, chiediamo al Consiglio di Stato di redigere un rapporto all’attenzione del Gran Consiglio che riassuma l’esperienza fatta e che proponga al Legislativo di interrompere la possibilità di incasso in criptovaluta, mantenerla in essere senza ampliamenti di sorta, oppure di estendere la possibilità di incasso in criptovaluta anche per altre aree di attività dell’Amministrazione cantonale (comprese le imposte) e per altre criptovalute al di là di Bitcoin.





Pubblicato il 12.10.2017 15:35

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