Coronavirus
25.06.2020 - 13:010
Aggiornamento : 30.06.2020 - 09:41

Ho scaricato Swiss Covid: un'arma potente (se la installiamo in tanti) e una pernacchia ai complottisti

Nella speranza di poterla disinstallare il prima possibile...

di Andrea Leoni

Detesto le nuove tecnologie, i social network e il mondo iper connesso. Le uniche, piccole, concessioni a questa naturale e ferrea ritrosia ho dovuto subirle per motivi professionali. Ma spero sempre, e presto, di poterne fare a meno. Sono insomma il peggiore potenziale utente possibile per scaricare delle nuove applicazioni sul telefonino (oltre alle quattro o cinque che ho da anni).

Stamattina, però, senza entusiasmo ma con grande convinzione, ho installato Swiss Covid: l’app della Confederazione che mira a fronteggia i contagi da Coronavirus. Lo scopo di questo strumento è semplice: spegnere sul nascere i nuovi focolai. Come? Avvisando gli utenti che hanno scaricato l’applicazione, nel caso incappassero in un contatto potenzialmente infettivo - meno di 1,5 metri di distanza per più di 15 minuti in un giorno, nelle 48 ore antecedenti - con una persona nel frattempo risultata positiva (qui altre informazioni).

Se una larga maggioranza degli svizzeri si convinceranno della bontà di questa applicazione avremo un’arma potente per contrastare la pandemia. Ciò è già stato ampiamente dimostrato in alcuni Paesi asiatici, Corea del Sud in primis. Se invece pochi cittadini ci crederanno, Swiss Covid resterà una pistola a salve. Così come resterà una freccia spuntata se l’applicazione non verrà sostenuta da un numero adeguato di “tracciatori” in carne e ossa, in grado di indirizzare e accompagnare le persone che dovranno seguire una quarantena

Ovviamente - a causa della ritrosia di cui si diceva poc’anzi - prima di scaricare l’app mi sono ben informato sul nodo della privacy. Ho letto il “foglietto illustrativo" ufficiale e le opinioni di esperti indipendenti dei quali ho fiducia. E mi sono convito che tutte le garanzie a tutela della sfera privata del cittadino - anche per un ipersensibile sul tema come il sottoscritto - sono date. Si tratta di garanzie solide e infinitamente maggiori di quelle fornite dalla multinazionali della Silicon Valley -  e non solo - a cui molti di noi regalano ogni sorta di dato: dall'impronta facciale e delle dita alla geolocalizzazione, dalle fotografie ai numeri di telefono, agli acquisti, ai dati sanitari, come il battito del cuore o il peso. In questo senso è bizzarro osservare come tra i più fanatici oppositori di Swiss Covid vi siano persone che vivono più sui social network che nella vita reale. E manco se ne accorgono.

Lo sviluppo dell’epidemia in Europa è in questo momento imprevedibile. Le notizie sono contraddittore. Da un lato registriamo ottime nuove sul fronte ospedaliero - con i letti che si svuotano e non sembrano ripopolarsi di nuovi ammalati - e dagli studi che indicano una minore forza virale da parte del Covid19, il che produce quadri clinici assai meno severi rispetto a quelli devastanti di febbraio, marzo e aprile. Dall’altra, proprio in queste ore, i casi positivi sono tornati a crescere anche nel nostro Paese, un distretto della Germania con la popolazione del Ticino è di nuovo in lockdown e importanti restrizioni sono state prese anche a Lisbona.


Il comportamento di questo virus è insomma ancora pieno di sorprese e mai come oggi occorre un atteggiamento prudente e socratico. Non bisogna farsi esaltare o deprimere dai singoli avvenimenti, ma occorre piuttosto concentrarsi sui dati (tutti, quelli positivi e quelli no) e dalle evidenze statistiche e sanitarie, ricavarne delle spiegazioni. Una ricerca che va però condotta con la curiosità scevra di pregiudizi dei veri scienziati e non con l’occhio fideistico del tifoso che spera che prevalga la propria tesi.

In attesa che la scienza ci fornisca delle risposte, a noi cittadini il compito di fare ciò che è necessario per evitare un nuovo lockdown. Alla fine, per paradosso, le misure più efficaci sembrano essere quelle più semplici e meno costose: distanza sociale, misure igieniche, mascherine laddove necessario e un’applicazione sul telefonino. Un sacrificio microscopico se raffrontato agli enormi costi economici e sociali che ha già provocato la prima chiusura generale e a quelli devastanti che ne provocherebbe una seconda.

Nella fase di deconfinamento abbiamo chiesto a gran voce alle autorità che venissero introdotte delle misure di protezione che impedissero una ripresa dell’epidemia. Ora che uno degli strumenti più importanti ed efficaci ci viene finalmente messo a disposizione dalla Confederazione, non possiamo fare gli schizzinosi e rifiutarlo per motivi futili o infondati.

Naturalmente questa app si presta ad essere la briscola per tutta l’accozzaglia complottara e anti scientifica che ha purtroppo una setta di adepti anche in Ticino. Parliamo dei vari No Vax, No Mask e di quelli che il Covid è un’invenzione architettata da Bill Gates o Big Pharma per lucrare su farmaci e vaccino. Persone che passano le giornate a ingolfare il web di fake news, facendo fare fior di quattrini alle piattaforme che li ospitano e che sono i veri centri di potere del nuovo millennio, altro che i Governi. Scaricare Swiss Covid è anche una pernacchia in faccia a tutta questa idiozia. Una piccola soddisfazione. Nella speranza di poterla disinstallare il prima possibile.

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