Cronaca
"Lo scrivo con un brivido dentro: avrei potuto essere io...quel criminale". Un lettore di Liberatv racconta la sua testimonianza dopo il drammatico incidente di Sigirino: "Anni fa fui fermato dalla polizia con un tasso alcolemico elevato. Fortunato a non aver causato incidenti"
La coraggiosa testimonianza di un lettore aggiunge un prezioso tassello di riflessione sull’incidente che ha provocato la morte di Andrea Tamborini: "La condanna che mi è stata inflitta è stata severa e giusta: ha avuto un buon effetto deterrente sulla mia persona. Un pensiero alla famiglia".
SIGIRINO - “Lo scrivo con un brivido lungo la schiena: avrei potuto essere io quel criminale”. È una lettera coraggiosa quella inviataci da un nostro lettore. Una lettera che fornisce un prezioso tassello di riflessione sull’incidente che ha provocato la morte di Andrea Tamborini.

 

Il nostro lettore, che è noto alla nostra redazione, ha acconsentito a riportare la sua testimonianza a patto di mantenere l’anonimato.

 

“Scrivo - comincia la lettera - pensando alla tragedia, ingiusta, che ha colpito la famiglia della vittima. Ma scrivo anche pensando al responsabile dell’incidente. E, non senza un brivido dentro, dico che avrei anche potuto essere io. Lo dico perché anni fa sono stato fermato dalla polizia cantonale mentre stavo viaggiando a bordo della mia macchina. Mi fu riscontrato un tasso alcolemico elevato”.

 

“La condanna che mi è stata inflitta  -prosegue il lettore - è stata severa e giusta: ha avuto un buon effetto deterrente sulla mia persona. Anzitutto per quanto concerne l'approccio verso l’alcool, misurandone sia il consumo sia il bisogno. Inoltre la contravvenzione ha influito sul mio comportamento come automobilista. Bisogna infatti tenere conto che anche in situazioni normali (sobrietà e buone condizioni della strada) l'imprevisto è sempre dietro l'angolo e, senza averne colpa, si può essere protagonisti di un incidente, anche dall'esito letale”.

 

“Questa esperienza - scrive ancora il nostro lettore - mi ha dato la possibilità di elaborare il mio comportamento criminale che, per fortuna, non ha avuto conseguenze per nessuno (se non positive per me poiché, messo davanti all'evidenza di un mio comportamento illegale, ho capito quanto potesse essere pericoloso e sbagliato)”.

 

“Vi è poi da dire - afferma il lettore - che nello svolgere i corsi di sensibilizzazione (invero anche per ridurre la pena), ho conosciuto dei compagni che ritenevano di essere vittima di un sistema di uno Stato poliziesco che li aveva condannati solo per fare cassetta. Si trattava principalmente di amanti della velocità, i quali si sentivano sicuri delle proprie capacità di condurre, e delle qualità performanti del proprio veicolo. Essi sono forse ancora più pericolosi in quanto una volta riottenuta la patente avranno presumibilmente lo stesso comportamento”.

 

“Mi ritengo fortunato - termina il lettore - a non aver mai causato incidenti con esiti nefasti, e mi auguro di non incorrere mai in episodi di questo genere. Un buon punto di partenza è un comportamento consapevole e sano, che non aumenti le probabilità che avvenga l'irreparabile, e permetta a me e ad altri di tornare a casa illesi. Concludo esprimendo un sincero pensiero di sconforto e tristezza ai familiari della vittima dell'incidente di Sigirino, nella speranza che un giorno possano trovare un raggio di luce che li aiuti a proseguire il cammino della loro esistenza”.



Pubblicato il 14.11.2017 18:29

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