Quarto Potere
E sui contratti tra la RSI e le aziende private spunta la clausola di salvaguardia No Billag. Ecco un documento riservato con le cifre che la radiotelevisione versa nell’economia: dalla grafica alle pulizie degli stabili
Da qualche settimana in redazione sono giunte segnalazioni di aziende preoccupate. In particolare per via di una clausola di salvaguardia legata all’iniziativa, apposta sia nel rinnovo che nei nuovi contratti
© Ti-Press / Pablo Gianinazzi
di Andrea Leoni

COMANO - La No Billag ha fatto la sua comparsa anche sui contratti stipulati tra la RSI e alcune aziende. L’iniziativa insomma, dalle diatribe politiche, sui social e sui media, irrompe nell’economia reale in maniera tangibile.

 

Da qualche settimana in redazione sono giunte segnalazioni di aziende preoccupate. In particolare per via di una clausola di salvaguardia legata all’iniziativa, apposta sia nel rinnovo che nei nuovi contratti. Parliamo di commesse che toccano gli ambiti più disparati. Dalle pulizie degli stabili alla fornitura di materiale da cancelleria, agli abbonamenti della Swisscom fino a quelli della manutenzione. C’è davvero un po’ di tutto. E, come vedremo, si tratta di cose molto concrete.

 

Facendo qualche verifica abbiamo potuto constatare l’attendibilità di questi spifferi. Effettivamente la clausola esiste, l’abbiamo potuta leggere e recita così: “La SSR si riserva il diritto di disdire il presente contratto per la fine di un mese civile, nel rispetto di un preavviso di tre mesi, qualora siano apportate modifiche all'articolo 93 della Costituzione federale, alla legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) o al quadro normativo di riferimento (ad es. alla Concessione) che potrebbero comportare un peggioramento del finanziamento a svantaggio del gruppo SSR. Il diritto di disdetta deve essere esercitato dalla SSR entro sei mesi dall'entrata in vigore delle rivedute disposizioni. A fronte di una disdetta di questo tipo non sussiste alcun diritto di risarcimento danni. In particolare, non possono essere fatti valere nei confronti della SSR interessi contrattuali positivi o negativi e nemmeno danni diretti o indiretti come il mancato guadagno. Inoltre, qualora riguardi un rapporto di mandato, tale disdetta non è considerata come esercitata in tempo inopportuno. La SSR è comunque tenuta a indennizzare le prestazioni fornite dalla controparte entro la scadenza del termine di preavviso. Eventuali anticipi versati dalla SSR e riferiti a periodi successivi alla scadenza del termine di preavviso devono essere rimborsati”.

 

Il contenuto insomma è chiarissimo, al di là del linguaggio giuridico: se passa lo No Billag, la RSI si troverà verosimilmente nella condizione di dover disdire unilateralmente diversi contratti. Per capirsi bene va precisato che non si tratta di una qualche forma di ricatto, più o meno indiretto, ma di una semplice tutela economica. Qualunque azienda, infatti, confrontata con l’ipotesi di perdere il 75% dei propri introiti (quello che la radiotelevisione incassa con il canone), sarebbe costretta a fare un analogo discorso con i suoi fornitori. Comportarsi diversamente significherebbe semplicemente esporsi con i creditori senza avere la sicurezza di avere i soldi per pagarli.

 

Nella fattispecie si tratta di appalti che sommati sfiorano i 40 milioni di franchi: soldi che da Comano, in larga misura, finiscono nei conti delle circa 800 ditte della Svizzera italiana con cui la RSI collabora. Va sottolineato che non tutti gli accordi sono soggetti alla clausola. Ad essere toccati sono i mandati più onerosi: in particolare quelli che forniscono prestazioni continuative.

 

Alla RSI le bocche sull’argomento sono cucite. Difficile ottenere informazioni o conferme. La riservatezza - trattandosi di contratti stipulati con soggetti privati - regna sovrana. Tuttavia, grazie a qualche buon ufficio, siamo riusciti a procurarci un documento interno riservato che fotografa almeno in parte la situazione. Si tratta di un dossier intitolato “Volumi di acquisto della RSI nella Svizzera italiana”. L’anno di riferimento è il 2016. Non è quindi quello più aggiornato, ma i contenuti non dovrebbero essere dissimili rispetto al 2017. E qui ci sono diverse cifre interessanti.

 

Ad esempio: la radiotelevisione pubblica ha contratti con le aziende private attive nel settore della comunicazione (grafica, tipografia, gadjet) per circa 1 milione e 300’000 franchi. Grosso modo la stessa cifra finisce nel comparto dei viaggi (agenzie e hotel) e della ristorazione (ristoranti e catering). Oltre 2 milioni vanno in servizi legati all’architettura, all’ingegneria, alle costruzioni e all’impiantistica. Un altro milionicino viene versato alle ditte che operano nel campo delle pulizie, della manutenzione e dello smaltimento dei rifiuti. Gli stessi denari vengono investiti per le spese di sicurezza. Un milione e mezzo, invece, la spesa per elettricità, acqua e gas. Il totale, come detto, arriva a circa 40 milioni di franchi. La RSI ha preferito non commentare i contenuti di questo dossier ritenendoli confidenziali

 

Da questi numeri si capisce meglio l’ansia di una parte del mondo economico che collabora con la RSI e che vede ballare pericolosamente alcune entrate già messe a bilancio per l’anno in corso. A questo proposito va sottolineato che la radiotelevisione pubblica è un ottimo cliente: paga bene e paga subito. Il che non è affatto scontato in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando. Chi opera nell’economia privata lo sa: i mancati incassi delle fatture sono una delle maggiori preoccupazioni per gli imprenditori.

 

Infine una piccola nota di colore. Pare che alla RSI sono state sospese tutte le vacanze nel mese di marzo previste per i dipendenti del settore che si occupa della contrattualistica e degli approvvigionamenti. Se il 4 marzo vincerà il “sì” alla No Billag, questi collaboratori saranno infatti particolarmente sollecitati…..



Pubblicato il 15.01.2018 12:16

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