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Un film in puro stile Anderson: esce oggi nelle sale ticinesi "Il filo nascosto", l'ultima fatica del regista americano e del grande Daniel Day-Lewis (che ha dato l'addio alle scene). La pellicola è candidata a sei premi Oscar
La recensione: sullo sfondo della Londra anni Cinquanta si dipana la storia sentimentale tra lo stilista di maggior successo Reynolds Woodcock e la giovane Alma. Ma è la forza di volontà della donna, o forse il suo malato bisogno di spazio, il vero protagonista del film
di Roberta Nicolò*

 

Il filo nascosto, nelle sale ticinesi da oggi, è l’ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson che, oltre ad essere candidato agli Oscar per 6 categorie (tra le quali miglior film e miglior regista), vanta anche l’ultima interpretazione dell’attore britannico Daniel Day-Lewis, che proprio nell’estate del 2017 ha deciso di dare l’addio alla scena.

 

Sullo sfondo della Londra anni Cinquanta si dipana la storia sentimentale tra lo stilista di maggior successo Reynolds Woodcock e la giovane Alma. Lui è un uomo difficile e indisponente, ossessionato dalla precisione e dal lavoro oltre che scapolo impenitente. Lei una donna apparentemente comune, ma dal carattere volitivo e tenace. Alma diviene la musa di Reynolds e si fa largo nella sua vita e nel suo mondo, conquistando perfino la algida sorella Cyril (interpretata da Lesley Manville, candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista). Ma la difficoltà crescente di ottenere un vero impegno da Reynolds spinge Alma a trovare un rimedio estremo.

 

Phantom Thread, questo il titolo in inglese, si addice meglio al film di Anderson. È infatti un fantasma d’amore quello che Alma, interpretata da Vicky Krieps, insegue con incrollabile convinzione. La distanza oggettiva tra i due protagonisti è resa evidente dal gioco di suoni percepiti da Reynolds, e dallo spettatore stesso, come assordanti elementi di disturbo in uno scorrere del tempo lento, elegante e organizzato. Alma appare così quasi estranea al contesto. Una figura di passaggio come tante donne prima di lei. Ma è la forza di volontà della donna, o forse il suo malato bisogno di spazio, il vero protagonista del film.

 

Il regista ci accompagna tra i fili tessuti del racconto, dentro la storia, nell’intimità della narrazione. Spezza il ritmo sempre costante con i suoni stridenti di Alma fino a svelare la vulnerabilità di Reynolds, colui che, solo all’apparenza, sembra essere il più forte. E i calzini fucsia così sgargianti in quel contesto di tenue sobrietà rappresentano il punto debole Raynolds e di ognuno di noi. Rappresentano un’immagine di verità. E una volta che la fragilità è emersa cadono i veli e l’altro può farsi strada. Così un rapporto apparentemente destinato a fallire si trasforma in una simbiosi necessaria.

 

Ed ecco che le parole di Alma «qualunque cosa farai falla con delicatezza» acquistano tutto un altro significato. Quelle del filo nascosto, quelle dei segreti cuciti nella fodera di una giacca. Delle parole dette o non dette che sanno imbastire la vita.

 

Un film che, in puro stile Anderson, fa emergere la psicologia dei personaggi e la forza di un rapporto non tanto dai dialoghi, quanto più dalla mimica, dall’ambientazione e dai ritmi, i suoi personali e imprescindibili fili nascosti.

 

*giornalista - www.cinemany.ch



Pubblicato il 22.02.2018 15:03

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