Cronaca
Apri il pacchetto e senti aleggiare nell’aria quel dolce, soave, inconfondibile profumo di cannabis indica. Fumati quattro sigarette alla canapa ed è come farti una canna. Libera droga in libero Stato. Viva l'ipocrisia! Abbasso l'ipocrisia! Per buona pace dei contadini e delle casse pubbliche. Ma va bene così Video
Bob Marley ci scrive... "Però, qualche consiglio va pur dato: non portarti il pacchetto in macchina (chissà mai, potresti finire dal famigerato Medico del Traffico), e nemmeno quando varchi la frontiera (qualche molosso antidroga potrebbe divorartelo in un sol boccone), tantomeno in aeroporto (potresti non arrivare mai a destinazione, o non far più ritorno). Tienitelo in casa e consumatelo con moderazione. E con coscienza
Nella foto, il poeta della Beat Generation Allen Ginsberg
di Bob Marley *

Apri il pacchetto e senti aleggiare nell’aria quel dolce, soave, inconfondibile profumo di cannabis indica. Che ti spalanca le narici come a un cavallo l’odore dei carrubi. Il profumo esplode come quando spari nella macchinetta una capsula di Nespresso. Ne senti quasi il rumore: “plop”…

E quasi ti stordisce, quel profumo, a dispetto del principio attivo ridotto ai minimi storici, come l’indice Dow Jones dopo il crollo della Lehmann Brothers.

Ti tornano in mente un sacco di cose: “I vagabondi del Dharma” di Kerouac, che si facevano le canne con la carta di giornale, Allen Ginsberg che manifesta al Greenwich Village con il cartello: “Pot è un calcio alla realtà”, “Il club dei mangiatori di hascisc” di Théophile Gautier… Che se la mangiavano tutti mischiata col miele, compreso Balzac, che mica stava lì solo a guardare…

Ti tornano in mente le tue “storie”, oppure “Asia” di Guccini: “S' arriva dai santuari, fin sopra all'alta plancia, il fumo della gangia e dell'incenso. E quel profumo intenso è rotta di gabbiani, segno di vani simboli divini, e gli uccelli marini additano col volo la strada del Katai per Marco Polo…”.

Comunque, a dispetto dell’infimo contenuto di THC, fumati quattro o cinque sigarette alla canapa e poi raccontamelo… È come farti una canna. Né più né meno.

Prodotto terapeutico, ludico, rilassante, medicamentoso… Ma dai! Non prendiamoci in giro… È come la storia dei cuscinetti profumati da mettere negli armadi che fu il cavallo di Troia dei canapai…
Sia come sia, le paglie alla canapa si vendono ormai in tutti i chioschi, e pare vadano a ruba. Costano una botta: venti franchi (e si capisce), ma sono perfettamente legali.

Per buona pace dei contadini che hanno riconvertito piantagioni di pomodori in campi di gangia… Fai caso a quanti fortini sorvegliati giorno e notte sono sorti attorno a certi nostri campi… E delle casse pubbliche.

Non hai nemmeno più la menata di rollarti lo spinello. E puoi confonderti con la schiera dei fumatori normali, abituali o occasionali… “Scusi, ma lei si sta facendo una canna? No, perché, sa, sento un certo odorino nell’aria…”. “Ma va’ è una normalissima paglia…”. Però ti stona! Non ti fa vedere i sorci verdi o i ramarri sul muro della stanza ma ti stona.

Era finita da un pezzo l’era dell’epico cyloom, del cilotto, insomma, e adesso è finita anche l’era dello spino. Cantava Vasco ai bei tempi di “Asilo Republic: “I bambini dell'asilo stanno facendo casino ci vuole qualcosa per tenerli impegnati ci vuole un dolcino ci vuole uno spino”. E diamoglielo, no?! Così la piantano di far casino!

Ecco, finalmente non dovremo più nasconderci. E niente più crociate contro i canapai. Il pot ormai si compra in tabaccheria. Viva il compromesso storico. Viva l’ipocrisia! Abbasso l’ipocrisia! Libera droga in libero stato, e così sia.

Però, qualche consiglio va pur dato: non portarti il pacchetto in macchina (chissà mai, potresti finire dal famigerato Medico del Traffico), e nemmeno quando varchi la frontiera (qualche molosso antidroga potrebbe divorartelo in un sol boccone), tantomeno in aeroporto (potresti non arrivare mai a destinazione, o non far più ritorno). Tienitelo in casa e consumatelo con moderazione. E con coscienza.

* pseudonimo





Pubblicato il 23.02.2018 21:21

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