Cronaca
Misure antiviolenza negli stadi e piste di ghiaccio, l’HC Lugano temporeggia. Jean-Jacques Aeschlimann: "Aspettiamo direttive ufficiali da Gobbi. Difficile valutare ora. Ma in Svizzera ci sono già degli esempi interessanti (e non c'è stato un calo degli spettatori)"
Il direttore generale dei bianconeri: "I “tifosi” violenti usano le manifestazioni sportive per fare parlare di loro. Onestamente, credo che la violenza negli stadi ci sarà sempre, ma l’applicazione di un sistema di riconoscimento facciale potrebbe aiutare a identificare immediatamente i responsabili”
© Keystone / Ti-Press / Gabriele Putzu
LUGANO - La proposta lanciata dal capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi di introdurre all’ingresso di stadi e delle piste un sistema informatico in grado d’identificare i volti degli spettatori spacca l’opinione pubblica.

L’intenzione del Consigliere di Stato è nata in seguito ai disordini avvenuti sugli spalti della Valascia durante la sfida valida per il Campionato NLA tra Ambrì Piotta e Losanna nel mese di gennaio scorso.

Se gli ultras di Hockey Club Lugano e Ambrì Piotta hanno già manifestato espressamente – i primi con uno striscione, i leventinesi attraverso un comunicato stampa – la loro contrarietà all’iniziativa di Gobbi, i club temporeggiano ancora nel prendere una posizione precisa.

“Bisogna fare una premessa importante – dichiara a Liberatv il direttore generale dei bianconeri Jean-Jacques Aeschlimann –. Per il momento la proposta di Gobbi non è ancora stata notificata ai club. È difficile valutare pro e contro se non si possiede una panoramica a 360 gradi in tal senso. Inoltre, bisogna vedere come e quanto sarà fattibile dal punto di vista legislativo”.

“Non cadiamo dal pero – continua il dirigente – perché è già parecchio tempo che si parla di adottare queste misure. Zugo, Rapperswil e Losanna, per esempio, hanno introdotto un sistema simile autonomamente, anche se si limita al settore ospiti”.

Aeschlimann, in rappresenta del club bianconero, condanna fermamente i fatti violenti avvenuti in Leventina e ritiene che l’introduzione di un sistema d’identificazione dei volti degli spettatori possa aiutare a contrastare un fenomeno da sempre legato alle competizioni sportive. “Violenza e sport non dovrebbero andare a braccetto, ma molte volte non è così. I “tifosi” violenti usano le manifestazioni sportive per fare parlare di loro. Onestamente, credo che la violenza negli stadi ci sarà sempre, ma l’applicazione di un sistema di riconoscimento facciale potrebbe aiutare a identificare immediatamente i responsabili”.

L'ex giocatore non è dell’idea che la nuova misura potrebbe portare a un calo di spettatori alle piste di ghiaccio. “Prendendo a campione gli esempi di Zugo e Losanna direi che non è il caso, ma prima bisogna capire quali sono gli intenti. Sarà controllato solo il settore ospiti o tutto l’impianto?"

E ancora: “Da quanto mi risulta in Svizzera interna non ci sono mai stati problemi. Anzi, l’introduzione di questo dispositivo ha portato i club a risparmiare sui costi della sicurezza, anche se resto dell’idea che quest’ultima non abbia prezzo”.

Il direttore generale del Lugano, però, guarda anche a chi potrebbe incontrare difficoltà, come i club di categorie inferiori. “Il tutto dipenderà dalla direttiva. Come Hockey Club Lugano spendiamo oltre mezzo milione di franchi nella sicurezza ogni stagione, ma non tutti hanno le nostre risorse. Probabilmente si tratta di un ottimo investimento in ottica futura, ma chi non può permetterselo cosa fa?”.

Infine, il nostro interlocutore dichiara di “non essere a conoscenza sui costi degli apparecchi, in quanto dipenderà dalle direttive di omologazione a cui dovranno sottostare le società”.

RIVA

Pubblicato il 16.03.2018 18:26

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