Cronaca
"Bello e possibile!". “Inutile, dannoso, costoso”. In un clima da faida di paese, i brissaghesi si confrontano sul Parco Nazionale. Tra ipotetiche multe e una Brissago morente... Show di Fabio Regazzi per il no. Gli risponde Claudio Suter per il sì
Per Regazzi l’Ufficio federale dell’Ambiente, l’UFAM, non ha garantito che il Parco sarà così come è stato progettato, come prevedono la Carta e le regole poste in votazione. In realtà Berna qualche garanzia l'ha data e l'ha scritta sul sito della Confederazione
foto: TiPress
BRISSAGO – La tensione era palpabile ieri sera, mercoledì 16 maggio, nell’auditorium del Centro Dannemann di Brissago. C’era odore di fumo come se in cento si fossero accesi tutti insieme un toscanello rollato nelle grandi stanze dell’ex Fabbrica Tabacchi. Metaforicamente, s’intende.

Sguardi che s’incrociavano in cagnesco, mugugni quando la parola toccava agli avversari, qualche scroscio di applausi tipo tifo da stadio…

Al Centro Dannemann c’era il pubblico delle grandi occasioni. Pienone. Il Parco Nazionale, del Locarnese, che era il tema del dibattito organizzato dal Comune (Brissago è una delle 8 località coinvolte nel controverso progetto, sul quale la popolazione voterà il 10 giugno), non solo divide ma spacca. Spacca da mesi la comunità brissaghese.

Del resto lo hanno detto favorevoli e contrari. In paese si respira un clima di faida. Il presidente del Consiglio comunale, Elvio Dellagiacoma, è intervenuto dalla sala rivolgendo a favorevoli (e lui è tra questi) e contrari un appello alla calma e al dialogo civile: “Non mi sta bene l’aria che si respira, il clima di dubbi e sospetti scatenato contro sindaci e municipali e patriziati quasi fossero degli imbroglioni”.

Di fronte al pubblico, moderati dal giornalista Serse Forni, a difendere il sì c’erano Claudio Suter e Mauro Fiscalini, a difendere il no Renato Pedroni e Aram Berta.
“Bello e possibile”, recita lo slogan dei favorevoli. “Inutile, dannoso, costoso”, quello dei contrari.

Per Fiscalini, ex direttore delle scuole comunali, il Parco è un grande valore che consente di poter realizzare insieme dei progetti in un mondo sempre più individualista, ottenendo finanziamenti e sostegno. Rende le persone protagoniste del loro territorio.

Per l’albergatore Pedroni, invece, il Parco brucerebbe tre milioni e mezzo all’anno sui cinque che dovrebbero ricadere sul territorio. È insomma una macchina burocratica, che per giunta limita le libertà di chi ama e vive la montagna. Si dice che porterà turismo, ha aggiunto, ma qualora lo portasse davvero come si potrà gestire questo afflusso in un paese in cui mancano posteggi e ci sono intasamenti giornalieri nelle ore di punta?

Samantha Bourgoin, direttrice del Progetto, ha garantito che il Parco Nazionale porterà nella regione fino a 20/30 milioni di ricadute, creerà 20 posti di lavoro diretti e almeno 200 indiretti in diversi comparti economici, e che due milioni e mezzo all’anno saranno investiti sul territorio.

Molti spunti interessanti e pungenti sono arrivati dal pubblico.

In sala c’era anche il consigliere nazionale Fabio Regazzi, che è anche presidente dei cacciatori ticinesi e si è già speso, in nome di principi di libertà, contro il progetto.
Per lui votare sì al Parco è come andare al ristorante dove il cameriere ti  impone un menù ma ti avverte che magari il cuoco deciderà di cucinare qualcos’altro. Perché l’Ufficio federale dell’Ambiente, l’UFAM, non ha garantito che il Parco sarà così come è stato progettato, come prevedono la Carta e le regole poste in votazione.

Ha risposto Marco Molinari, funzionario del Dipartimento del territorio, che ha detto: anche noi avremmo gradito un chiaro preavviso favorevole da parte dell’UFAM.

In realtà, qualche garanzia Berna l’ha data. In un comunicato ufficiale pubblicato martedì 15 maggio sul sito della Confederazione si legge: “L’UFAM ha già discusso con il Canton Ticino di tutte le disposizioni del diritto federale rilevanti per il riconoscimento e la gestione del futuro Parco nazionale del Locarnese. Il Cantone ha poi inserito le disposizioni determinanti nel Piano direttore, nel Piano di utilizzazione cantonale e nella regolamentazione per la zona centrale. L’UFAM e il Cantone hanno quindi assicurato che i requisiti del parco siano stati trasposti negli strumenti cantonali in modo valido e conforme. Inoltre, l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) ha già esaminato in via preliminare il Piano direttore cantonale, con esito positivo”.

Forse però è vero: si sarebbe potuto attendere ancora qualche mese e votare in settembre, con tutte le carte chiare sul tavolo. Tanto cosa cambiava dopo anni e anni trascorsi a disegnare e ad affinare il progetto?

Ma tant’è. Si vota il 10 giugno e basta.

Fiscalini e Suter hanno poi sollevato il tema della Brissago morente: abbiamo la possibilità di dare una scossa al paese e la vogliamo sprecare? Brissago marcia sul posto da anni, anzi, indietreggia. Il Parco non risolverà tutti i problemi, ma sarà un elemento di stimolo. Ho visto chiudere tre alberghi e tre macellerie in questi anni, ha aggiunto Suter, e bar e altri negozi… Se grazie al Parco si riuscisse a fermare questa emorragia sarebbe già un successo.

La sala si è nuovamente scaldata quando Pedroni e Berta hanno lanciato il tema delle multe.

La lista delle sanzioni che circola in paese e sui social, ha detto il rappresentante del Dipartimento, è quella del Parco Nazionale dell’Engadina e non vale per quello del Locarnese. Il controllo su eventuali violazioni delle regole spetterà, come ora, alle guardie forestali e ai guardiacaccia.
Ma chi viola le regole istituite dal Parco, che saranno poche ma ci sono, ha ribattuto Pedroni, sarà comunque sanzionato, se no che regole sono. Quindi le multe ci saranno… E l’applausometro ha segnato un punto sulla tabella dei contrari. È chiaro che su questo aspetto ci sarebbe voluta maggiore chiarezza.

Regazzi ha ripreso la parola e in un intervento focoso, alla sua maniera, ha sollevato un altro tema: perché nel resto della Svizzera, mentre qui ci si ostinava a portare avanti un Parco Nazionale, nonostante la scoppola subita dal Parc Adula, sono nati circa 15 parchi regionali. Ma nel Locarnese si è andati avanti ostinatamente a progettare il Parco Nazionale con il risultato di aver spaccato un’intera regione, invece di unirla su un progetto condiviso.

Ora tocca alla gente. Il 10 giugno sapremo se Brissago - comune determinante, che dovrebbe garantire quello sbocco sul lago e sulle Isole che fanno di questo Parco Nazionale forse un unicum in Europa – aderirà oppure no al progetto.

emmebi






Pubblicato il 16.05.2018 23:39

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