Scuola e Lavoro
Professioni da scoprire. Ecco alcune formazioni di nicchia che offrono sbocchi nel difficile mercato del lavoro ticinese. Due percorsi scolastici a Lugano e Locarno
Spaziano dal tecnico di sala operatoria a quello di radiologia medica o in analisi biomediche, dal massaggiatore medicale al podologo, allo specialista in attivazione
di Stefania Hubmann

 

LUGANO - Sono formazioni superiori di nicchia del settore medico-tecnico, poco conosciute ma richieste dal mercato del lavoro e quindi interessanti per i giovani. Spaziano dal tecnico di sala operatoria a quello di radiologia medica o in analisi biomediche, dal massaggiatore medicale al podologo, allo specialista in attivazione. Quest’ultimo corrisponde alla figura dell’ex animatore delle case per anziani e gode di una certa autonomia d’azione. Altre professioni hanno il pregio di poter essere esercitate in modo indipendente, altre ancora sono all’avanguardia in ambito tecnologico.

 


Gli studenti sono in numero limitato e rispecchiano le proporzioni delle altre regioni linguistiche svizzere. La realtà economica e culturale del Ticino tende però a penalizzare queste formazioni, di livello superiore ma profondamente legate al mondo del lavoro, per le quali accanto all’insegnamento teorico gioca un ruolo essenziale per la preparazione pratica.

 


Nel nostro cantone esistono due Scuole superiori medico-tecniche con filiere diverse, situate a Lugano e a Locarno, dove è possibile seguire formazioni di livello secondario e terziario. Si tratta quindi di istituti cantonali che offrono anche un’educazione superiore, come le università e le scuole universitarie professionali, dipendendo però dal Cantone invece che dalla Confederazione. Da qui una certa confusione attorno ai curriculi che dovrebbero rappresentare la logica continuazione di un apprendistato nel campo socio-sanitario con ulteriori formazioni a tempo pieno di tre anni (due per il massaggiatore medicale). In realtà i potenziali studenti tendono a prediligere altre vie, a scapito di queste professioni specialistiche, stimolanti e con sbocchi nel difficile mercato del lavoro. Gli iscritti sono circa 10-15 per classe. «È vero che alcune di queste formazioni richiedono particolari requisiti personali, ma è importante ricordare che sono aperte anche a chi ha terminato un apprendistato in un altro settore», spiega il direttore della Scuola superiore medico-tecnica di Lugano Pier Pirotta.

 

«In questi casi è necessario seguire un corso integrativo di preparazione. L’idoneità per professioni particolari quale il tecnico di sala operatoria è valutata sulla base di un test che indaga capacità di osservazione e di comunicazione, precisione, attitudine al lavoro in un piccolo gruppo e velocità nella ricerca di soluzioni. Chi non è di lingua madre italiana è inoltre sottoposto a un preesame sulle conoscenze linguistiche».

 

Per il tecnico di sala operatoria, che lavora in un ambiente chiuso in stretta collaborazione con il team medico, è indispensabile acquisire raffinate capacità di relazione e abilità nella gestione dello stress. La formazione approfondisce gli aspetti tecnici, complessi e in rapida evoluzione, come pure quelli legati alla personalità. Oltre a preparare la sala operatoria e la strumentazione per interventi chirurgici molto diversi tra loro, il tecnico è in contatto sia con il paziente sia con l’équipe medica durante l’operazione, dopo la quale deve ripristinare la sala. Per la parte pratica della formazione, la scuola collabora con l’ospedale universitario San Raffaele a Milano e con gli ospedali universitari di Berna e Basilea per chi conosce bene la lingua tedesca. «Gli studenti trovano il posto di lavoro già un anno prima di concludere la formazione. Acquisita una certa esperienza, possono specializzarsi in determinati interventi chirurgici e sono richiesti anche dalle aziende produttrici degli strumenti di sala operatoria».

 

Meno tecnologie e più legate al settore socio-sanitario le altre tre formazioni proposte dalla Scuola superiore di Lugano. Massaggiatore medicale e podologo possono esercitare la loro professione anche a titolo indipendente. Nel primo caso la formazione, che comprende numerose terapie manuali, permette l’accesso all’esame per l’ottenimento dell’Attestato professionale federale, mentre nel secondo il riconoscimento federale è previsto nel 2016.



Pubblicato il 21.05.2018 16:43

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