Cantonali 2019
29.01.2019 - 08:480
Aggiornamento : 05.02.2019 - 22:00

Il papà di Max Herber si candida per il Governo: "Bello sognare, dice lui..."

Il giornalista commenta la scelta del genitore di correre alle prossime elezioni: "Un déjà-vu. Come quando nel 2017 si candidò per il Consiglio Federale...". Ecco la storia

COMANO - Tra le liste depositate ieri presso la Cancelleria dello Stato in vista delle prossime elezioni cantonali, c’è anche “Bello sognare”. Un solo candidato che correrà esclusivamente per il Governo. Si chiama Harry Herber, classe 1943, e come suggerisce il cognome è il papà del responsabile del Quotidiano, Max.

“Un Déjà vu”, così il giornalista ha etichettato su Facebook la scelta del genitore di correre alle elezioni. Harry Herber, infatti, nel 2017 aveva presentato la sua candidatura per il Consiglio Federale. E il figlio Max ha riportato sui social ciò che aveva scritto all’epoca: “Mio padre s’è candidato al Consiglio federale. Ha fatto tutto da solo. A 74 anni. (…). È gratis, mi ha detto, in tre giorni ho fatto tutto. Ma cosa ti è saltato in mente?, avrei voluto rimproverarlo, come i padri fanno coi figli. Non viceversa. Ed allora ho ascoltato. Quando avevo dieci anni, tutte le scolaresche sono state invitate a Bellinzona per festeggiare il 150esimo anniversario dell’ingresso del Ticino nella Confederazione. Era il 1953. Ricordo ancora il discorso dell’allora presidente della Confederazione, Etter. Tornato a casa dissi a mia mamma, “Voglio fare il Consigliere federale”. Ok papà, ma non hai chance… Se si pensa solo alla riuscita nella vita non si rischierebbe nulla, chiosa quasi con un sussulto di ritrovata saggezza. E poi, come se stesse snocciolando l’ordine d’arrivo di una tappa del Tour, ricorda: “Anche Enrico Celio venne eletto solo al quarto turno [si sbaglia, era il secondo] a causa di una candidatura selvaggia”. Di chi? Di Guglielmo Canevascini! Ma papà è stato Consigliere di Stato per oltre trent’anni...Il consigliere federale Etter era soprannominato “l’Etternel”…, prosegue, quasi a giustificare il perdurare di quel sogno di bambino. Io desisto. In silenzio, senza ripetere quello che entrambi sappiamo. I suoi sogni sembrano fare a pugni con la mia realtà. Ma poi, la realtà è che lui è mio padre, fatto così, fatto anche lui – per dirla con Shakespeare – della materia di cui son fatti i sogni”.

E tornando alla cronaca delle ultime ore, Massimiliano Herber ha chiosato: “Ho avuto un déjà-vu. Anzi, è proprio riaccaduto. Come quei famosi amori che “fanno giri immensi e poi ritornano”. Sebbene certe sorprese si vorrebbe evitarle, anche questa forse è un’occasione per ricucire un rapporto non sempre facile. E allora l’ho chiamato, abbiamo parlato, si è spiegato e – ça va sans dire – non eravamo proprio d’accordo. Ma questo non è importante. Bello sognare, dice lui. Ok. Uno desidera siano gli altri a cambiare e poi ci si accorge che a dover cambiare siamo noi. Il post allora è identico a questo di due anni fa. Al posto del Consiglio Federale, metteteci Consiglio di Stato. E questa volta non è gratis”.

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