Crisi e Lavoro
05.05.2014 - 13:190
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:41

Pubblicato il rapporto SECO sulle misure collaterali. Il DFE: “Grandi differenze tra Ticino e Svizzera”

“Sebbene abbiamo chiesto di dare maggior risalto alle ripercussioni della libera circolazione nei Cantoni di frontiera, la SECO predilige mantenere una visione d’insieme nazionale” commenta amaramente il DFE

BELLINZONA – “L’impostazione nazionale del rapporto non permette, a nostro avviso, di ottenere un quadro esaustivo degli effetti della libera circolazione sul mercato del lavoro ticinese.” Inizia con una critica il comunicato del DFE, a firma del direttore della Divisione economia Stefano Rizzi, che accompagna il rapporto annuale riguardante l’esecuzione delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone, pubblicato oggi dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO).

La nota passa poi in rassegna le principali informazioni contenute nel rapporto, che vi riportiamo di seguito, completando i dati nazionali con quelli ticinesi. 

Evoluzione del numero di persone notificate in Svizzera e in Ticino
“A livello generale – spiega il comunicato –, segnaliamo l’evoluzione del numero di persone notificate in Svizzera dal 2012 al 2013:l’incremento è stato dell’11% su scala nazionale, con una crescita più marcata nel settore terziario rispetto al comparto dell’edilizia. Per il nostro Cantone – i cui dati non sono, tuttavia, presenti nel rapporto – il tasso di crescita è stato del 12.9%, con una tipologia d’incremento analoga, vale a dire più marcata per il settore terziario (+19.5%) rispetto al comparto edilizio (+ 6.7%) e al settore secondario in generale. Il numero di giorni lavorativi delle persone notificate è invece cresciuto maggiormente su base nazionale (+ 9.9%) rispetto al Ticino, dove l’incremento è stato del 5.8%. Il numero di giorni lavorativi è utile per calcolare la stima dei posti di lavoro in equivalenti a tempo pieno delle persone notificate, che per la Confederazione corrisponde allo 0.7%, mentre in Ticino il tasso si attesta all’1.7%.”

Controlli sul mercato del lavoro concernenti i datori di lavoro svizzeri
“La SECO – spiega il Dfe nella nota – si è posta l’obiettivo di controllare, a livello nazionale, tra il 2 ed il 3% del totale dei datori di lavoro svizzeri. In Ticino la quota di aziende controllate è ampiamente superiore al minimo richiesto da Berna. Il nostro Cantone è, infatti, quello con il tasso più alto di ditte controllate, con una percentuale vicina al 16%. I controlli sono pianificati nei settori in cui si ritiene che il rischio di pressione sui salari e di sostituzione di manodopera locale con lavoratori frontalieri siano maggiori. Non a caso, dei quattordici CNL in vigore in tutta la Svizzera, ben nove sono stati introdotti in Ticino (e a questi, presto, se ne aggiungeranno altri due). Un CNL viene introdotto se in un settore o in una professione la Commissione tripartita accerta l’esistenza di dumping salariale. Nell’ambito dell’ulteriore rafforzamento delle misure collaterali, avallato di recente dal Consiglio federale, è stata accolta la proposta di aumentare da 5'000 a 30'000 franchi anche il limite per le sanzioni alle aziende che violano le normative sui salari minimi previste da un CNL. In caso di recidiva o di violazione sistematica dei salari, la sanzione prevista è di 40'000 franchi.”

“Nel nostro Cantone – prosegue il testo –, il 13% dei datori di lavoro svizzeri controllati ha fatto registrare situazioni di abuso, mentre tra i lavoratori il tasso di abusi sale al 22%, come illustrato dalla tabella 9.6 a pag. 45. La maggior quota di questi abusi si registra tra i lavoratori frontalieri.
Infine, segnaliamo che i dati esposti nelle tabelle 5.3 e 5.4 a pag. 23 devono essere letti con particolare attenzione. Il tasso di aziende e di persone soggette a un’infrazione è, infatti, stato calcolato in base alla supposizione che tutte le aziende e tutti i lavoratori non controllati fossero in regola, fatto che non ha nessuna valenza statistica.”

Controlli riguardanti i lavoratori distaccati
“I controlli sui lavoratori distaccati – spiega sempre la nota – e sulle aziende che distaccano lavoratori in Svizzera hanno registrato una flessione a livello nazionale, mentre sono aumentati in Ticino. Se, infatti, a livello nazionale il tasso di aziende controllate è calato dell’11% e quello di lavoratori distaccati del 13%, la tendenza si ribalta per il nostro Cantone, nel quale abbiamo registrato un incremento del 14% del numero di aziende controllate e del 19% per quanto riguarda i lavoratori. Queste cifre sono un esempio della differente sensibilità tra il Ticino e il resto della Confederazione riguardo alle prestazioni transfrontaliere di servizio.”

“Un altro aspetto rilevante – sottolinea il Dfe – è quello della verifica sui salari dei lavoratori distaccati. In Ticino tale verifica è limitata ai settori in cui esistono dei minimi salariali, come ad esempio quello dell’edilizia. Le risorse disponibili, comunque limitate, vanno infatti concentrate laddove la constatazione di un’infrazione salariale può avere delle conseguenze concrete per il datore di lavoro inadempiente. La rilevanza statistica delle cifre concernenti il nostro Cantone (presentate nella prima e nella terza colonna della tabella 9.6 a pag. 45) pone, dunque, qualche interrogativo.”

“Un’ultima doverosa considerazione – conclude la nota – è da riservare alla procedura di conciliazione (le cui valutazioni quantitative sono riassunte nella tabella 9.9 a pag. 47). Questa pratica è contemplata dal Codice delle obbligazioni a proposito delle situazioni di dumping salariale, anche se non è obbligatoria. La Commissione tripartita del nostro Cantone ha sviluppato un sistema ben articolato che permette di rispondere – in termini scientifici e in tempi relativamente brevi – a situazioni settoriali di dumping salariale, prescindendo dalla procedura conciliativa quando questa appare priva di possibilità di successo fin dall’inizio. È questo il motivo per il quale le procedure intraprese dal nostro Cantone non vengono conteggiate sotto la voce “Procedure di conciliazione individuali” contemplata nel rapporto della SECO. In pratica, in Ticino, la ricerca di un’intesa (o procedura conciliativa) viene attuata unicamente quando i dati dell’inchiesta svolta non fanno emergere una situazione di dumping o quando quest’ultimo è determinato da poche aziende che non rispettano i salari usuali.”

red

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