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Politica e Potere
15.02.2018 - 15:520
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Il Partito socialista sui rimborsi spese dei ministri: "Un risarcimento è prematuro". Ma critica "la celerità con cui il Consiglio di Stato ha portato avanti i tagli alla socialità e la lentezza con cui ha trattato il dossier"

Il Partito socialista prende posizione oggi sul controverso tema dei rimborsi spese dei ministri e su quello del loro assoggettamento alla Cassa pensionei. Ecco la nota stampa firmata dal capogruppo Ivo Durisch e dal presidente Igor Righini

BELLINZONA – Il Partito socialista prende posizione oggi sul controverso tema dei rimborsi spese dei ministri e su quello del loro assoggettamento alla Cassa pensionei. Ecco la nota stampa firmata dal capogruppo Ivo Durisch e dal presidente Igor Righini.

“Oggi ogni Consigliere di Stato beneficia di un rimborso spese forfettario annuo di 15'000 franchi; dal forfait sono escluse le spese per l’uso degli strumenti necessari per lo svolgimento della funzione e che sono riconosciute secondo altre modalità di pagamento.
Con una nota a protocollo del maggio 1999 il Governo aveva adottato un regolamento interno sui diritti di carica dei Consiglieri di Stato. In seguito a questa decisione il Gruppo parlamentare socialista, a settembre del 1999, inoltrava l’interrogazione “Chiarezza sui vantaggi e i rimborsi spesa dei consiglieri di Stato” (Raoul Ghisletta e cofirmatari). A seguito di ciò, nel 2005, il Gran Consiglio modificò l’articolo 7 della Legge sull’onorario e sulle previdenze a favore dei membri del Consiglio di Stato, conferendo diritto ai Consiglieri di Stato al rimborso delle spese effettive inerenti all’esercizio della carica oppure ad un forfait per la copertura di queste spese; nel secondo caso il forfait e l’elenco delle spese da esso coperte sono soggetti all’approvazione da parte dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio.
Nel 2010 il Controllo cantonale delle finanze ha segnalato che mancava ancora l’approvazione da parte dell’Ufficio presidenziale (UP), approvazione che è avvenuta a dicembre 2011 sulla base di una nuova nota a protocollo un poco rivista rispetto a quella del 1999. Dopo ben 11 anni, un periodo decisamente troppo lungo, questa questione è stata finalmente regolata.

Senza alcuna approvazione da parte dell’UP, e priva di base legale, rimane tuttavia un’altra nota a protocollo, la quale stabilisce che alla fine del rapporto di lavoro il consigliere di Stato ha diritto a due mesi di stipendio e a un regalo per un valore fino a un massimo di 10'000 franchi. Si tratta di un documento di cui l’UP e il Parlamento non erano a conoscenza.

Il Gruppo parlamentare PS ritiene inaccettabile che i Consiglieri di Stato decidano la loro buona uscita senza sottoporla ad alcuno e che nella fattispecie occorra una base legale chiara. Un’indispensabile discussione fra Governo e Parlamento su questo punto dovrà essere affrontata contemporaneamente all’annosa questione dell’assoggettamento dei Consiglieri di Stato alla cassa pensione, che attende ancora di essere implementata. Dovesse essere confermata l’assenza di basi legali per alcuni rimborsi spese, così come per la “buona uscita”, occorrerà porvi rimedio al più presto.

Va evidenziato il netto contrasto tra la celerità con cui il Consiglio di Stato ha portato avanti i tagli alla socialità e alla politica famigliare, con la recente manovra di rientro finanziario, e la lentezza con cui è stato trattato il dossier riguardo ai rimborsi spese e alla cassa pensione dei ministri.

Il Gruppo parlamentare socialista e il Partito Socialista hanno infine esaminato la proposta del MPS di avviare una procedura parlamentare per decidere un risarcimento da parte dei Consiglieri di Stato, ritenendola prematura. Infatti ha appreso che il procuratore generale (PG) John Noseda ha recentemente sentito il Presidente del Consiglio di Stato per chiarimenti. Il Gruppo socialista da un lato attende le decisioni del PG e dall’altro chiede all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e alla Commissione della gestione di incaricare il Controllo cantonale delle finanze di stilare un rapporto sulla problematica.

Evidentemente, qualora dagli accertamenti del Controllo cantonale delle finanze dovesse risultare una situazione non conforme alla Legge, come già fatto in passato, valuteremo un’eventuale richiesta di risarcimento”.

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