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Quarto Potere
10.07.2018 - 18:160
Aggiornamento 11.07.2018 - 11:55

Ma che sta succedendo con gli ascolti di Rete Uno? Un dato controverso (-9%) scuote la rete ammiraglia della RSI. L'azienda: "Impossibile fare raffronti"

Una perdita di ascolti troppo grande per essere vera, commentano diversi addetti ai lavori che abbiamo interpellato confidenzialmente per un confronto. Ma nessuno ci mette la mano sul fuoco...

di Andrea Leoni


COMANO - Ma che sta succedendo con gli ascolti a Rete Uno? La domanda circola con insistenza da qualche settimana, ovvero da quando sono cominciati a circolare i primi spifferi sui dati semestrali. E oggi che quei dati sono stati resi pubblici da Mediapulse - la società che si occupa delle rilevazioni -la questione è tornata a porsi con prepotenza.

 

I numeri letti nudi e crudi e senza i necessari asteristichi, infatti, sono da tracollo. Solo una cifra: nel primo semestre 2017 la rete radiofonica ammiraglia della RSI aveva una quota di mercato del 41,2%. Nello stesso periodo del 2018 la quota è scesa a 32,3%. Che vuol dire una perdita secca del 9%. Troppo grande per essere vera, commentano diversi addetti ai lavori che abbiamo interpellato confidenzialmente per un confronto. Ma nessuno ci mette la mano sul fuoco....
 

Stiamo infatti parlando di un calo talmente forte da non trovare una spiegazione logica per giustificarlo. Le ipotesi, infatti, possono essere diverse e ai piani alti di Comano ci stanno ragionando. Tra le opzioni principali c’è quella che il dato non sia corretto, del tutto o almeno in larga parte. Questo a causa del nuovo sistema di rilevazione introdotto nel 2018, che estrapola le statistiche da un campione di ascolto più grande, più giovane e più moderno, fra utenze fisse e mobili. Inoltre bisogna aggiungere che i rilevamenti sono stati effettuati su quattro mesi: dal primo marzo al 30 giugno. Questo perché a gennaio e febbraio ci sono stati dei problemi di rodaggio del nuovo sistema.

 

E in effetti proprio su questo aspetto punta la RSI nella sua presa di posizione ufficiale. Un comunicato in cui balza subito all’occhio il fatto che non siano riportati i numeri delle singole emittenti ma solo quello complessivo: la somma delle reti raggiunge una quota di mercato del 53.5%.

 

Forse un piccolo vuoto di imbarazzo che sembra trovare riscontro nelle righe successive della nota, dove si sottolinea il cambio del sistema di rilevamento e si afferma perentoriamente che “i nuovi dati non sono in ogni caso confrontabili con quelli raccolti finora”.

 

Una escusatio non petita che ha immediatamente scatenato il chiacchiericcio delle sore Lelle che popolano l’ambiente mediatico ticinese. Perché la faccenda è controversa e il punto è esattamente questo: è sufficiente il cambio di sistema per giustificare il crollo dell’ammiraglia? La domanda è lecita, mentre la risposta non esiste, almeno per il momento. Si possono solo formulare delle supposizioni. Ad esempio: se è vero che che il nuovo conteggio potrebbe aver sottostimato Rete Uno, può essere vero anche il contrario, e cioè che prima fosse sovrastimata. Oppure un po’ e un po’. E poi: come è possibile che la sola ammiraglia radio della RSI abbia preso una “botta” del genere, anche se confrontata con i dati nazionali? È plausibile o c’è un errore?

 

Se facciamo il confronto con le reti ticinesi, ad esempio, osserviamo una crescita generale, più o meno sostenuta, tra il primo semestre 2017 e quello del 2018. Qualche esempio sulla quota di mercato: Rete Tre passa dal 16,9% al 17,8%, Radio Fiume Ticino dal 5,10% al 5,93%, Radio 3i dal 10,8% al 14,8%. Quest’ultimo è un altro dato saliente perché segna una distanza di soli 3 punti tra la terza rete di Comano e l’emittente di Melide: un’incollatura che stride parecchio se confrontiamo i budget a disposizione. Con Rete Uno solo Rete Due, in Ticino, fa un grosso passo indietro: dal 4,3% di quota di mercato al 3,3%

 

Probabilmente, come spesso accade in questi casi, alla fine scopriremo che quel 9% si potrà spiegare con una somma di cause. In caso contrario, se il dato venisse anche solo parzialmente confermato (mettiamo una perdita del 5% in su), si tratterebbe di un risultato drammatico che non potrebbe che sfociare in profonde riflessioni per invertire la rotta.

 

Non resta che attendere i risultati dei prossimi mesi.

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