Salute e Sanità
12.01.2015 - 16:240
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

STILEOTTICA - Anche gli occhi devono imparare a vedere: ecco come riconoscere se c’è qualcosa che non va

Nicolas Augsburger Rossi, di Stile Ottica a Mendrisio, parla dei problemi legati alla vista dei bambini: “Capire se c’è qualche difetto non è sempre facile, soprattutto nei più piccoli. Ma quello che da genitori possiamo fare è osservare”

MENDRISIO – Non basta che tutto sia funzionante, gli occhi devo anche imparare a vedere. Ed è proprio del momento in cui avviene, della vista dei bambini, che parlerà, in quest’ultimo appuntamento della serie di articoli nati in collaborazione con l’ottico, Nicolas Augsburger Rossi, di Stile Ottica a Mendrisio.

“Ci sembra più evidente che un neonato non sia in grado di camminare anche se ha due gambe, ma ci è più difficile capire lo sviluppo della capacità di vedere. Al giorno d’oggi si sa che sin dai primi mesi di vita ci sono controlli da fare da parte del pediatra per individuare al più presto eventuali problemi che potrebbero compromettere definitivamente lo sviluppo corretto della vista”, spiega Augsburger.

Per avere una buona vista, bisogna che entrambe gli occhi abbiano una buona capacità visiva: è infatti proprio la fusione delle due immagini percepite a consentirci di vedere in tre dimensioni. Perciò, “se per caso un solo occhio necessita di una correzione piuttosto importante, mentre l’altro funziona correttamente, sarà solo quest’ultimo a sviluppare le sue capacità e non si avrà quindi l’acquisizione della visione tridimensionale”.

Per capire meglio, è proprio questo il caso di quello che comunemente chiamiamo “occhio pigro”. “Ma in realtà è un occhio che, per motivi particolari, non ha potuto sviluppare una buona capacità visiva. Non è un pigrone, è solo che non ha potuto imparare a funzionare bene”, spiega l’ottico, aggiungendo che se si interviene a correggere il difetto nei primi 3, 4 anni di vita è molto probabile riuscire a recuperarne il corretto sviluppo.

Per farlo, aggiunge, è spesso necessario ‘penalizzare’ l’occhio migliore, coprendolo. “Può non sembrare gradevole, ma ne vale decisamente la pena!”. Bisogna infatti immaginare che il cervello, in questi casi, agisce un po’ da scommettitore pavido, puntando tutto sul cavallo vincente e lasciando un po’ in disparte, a riposo, l’occhio che presenta il difetto. Togliendo dalla corsa l’occhio buono, lo si obbliga invece a tornare a spronare anche quest’ultimo.

Come capire però, in generale, se un bambino presenta disturbi della vista? “Non è sempre evidente farlo, quello che da genitori si può fare è osservare: se afferra gli oggetti con precisione o no, se inciampa spesso, se gli occhi sembrano a momento strabici, …” Proprio sullo strabismo Augsburger precisa però che spesso i bambini piccoli hanno la chiusura delle palpebre verso il naso, cosa che può far sembrare si sia in presenza di uno strabismo interno, “ma un controllo del pediatra sarà in grado di controllare se sia o meno il caso”.

Altro modo può essere poi quello di far vedere al piccolo un giocattolino interessante, mettendo la mano davanti a uno e poi all’altro occhio. “Se il bambino reagisce sistematicamente molto male – cercando di togliere la vostra mano o mettendosi a piangere – quando uno solo dei due occhi viene nascosto, mentre se gli si nasconde l'altro non lo disturba, sarebbe il caso di parlarne con il pediatra o l'oculista”.

Quando i ragazzi diventano più grandi, si può invece indagare ponendo loro domande, chiedendo ad esempio se i cartelloni in lontananza sono leggibili, “con entrambe gli occhi, ma soprattutto con un occhio alla volta. Spesso infatti i piccoli difetti visivi si presentano lentamente e ci si abitua a convivere con una visione al di sotto del 100% delle proprie capacità, e questo vale anche per gli adulti. Perciò confrontare la vostra vista con quella dei vostri ragazzi può essere un buon sistema di ‘indagine’, per loro, ma anche per voi”.

In conclusione, Augsburger passa in rassegna i sintomi dei tre fra i difetti più comuni, ricordando che “su presentazione di ricetta oculistica, la cassa malati di base rimborsa 180 franchi all'anno per tutti i ragazzi fino a 18 anni. Rimborso valido per l'acquisto di lenti oftalmiche, ma anche per quelli di lenti a contatto”.

La miopia si manifesta con il fatto di socchiudere le palpebre per cercare maggiore nitidezza da lontano, mentre il suo esatto opposto, l’ipermetropia, passa spesso inosservata in giovane età perché l'occhio ha una grande capacità di messa a fuoco e la utilizza automaticamente per correggersi da solo. Questo però può creare stanchezza oculare importante, soprattutto con la lettura da vicino, che diventa molto impegnativa.

L'astigmatismo non corretto, a causa delle sfumature che crea, rende i testi "paciugati": i caratteri piccoli possono essere confusi tra di loro (ad esempio una C scambiata per una G o una O) e dà frequentemente una sensazione di stanchezza e pesantezza oculare.

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