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08.01.2020 - 08:370
Aggiornamento : 09.01.2020 - 00:24

Locarno, il 'doc' della RSI su Città Vecchia scatena la polemica. Non piace il tono da Amarcord. Il regista lo difende così...

Il sasso nello stagno l’ha lanciato il municipale Davide Giovannacci sulla sua bacheca Facebook e tra i primi a intervenire è stato il suo collega Giuseppe Cotti

LOCARNO – Il sasso nello stagno l’ha lanciato il municipale Davide Giovannacci sulla sua bacheca Facebook. “Mi segnalano – ha scritto - un documentario della RSI sulla Città Vecchia, che ha dato ampio spazio a una visione nostalgica e un po’ pessimista... La verità è che il quartiere è molto vivo e apprezzato da residenti e turisti! Fare meglio è sempre possibile, ci mancherebbe, ma non limitiamoci a rimpiangere il passato”.

Il documentario in questione, dal titolo "Città Vecchia, vita nuova" è firmato dal regista Paolo Vandoni, i cui genitori abitano da molti anni in Città vecchia, ed è stato trasmesso nell’ultima puntata di “Storie” (guardalo a questo link).

 

Il nucleo antico della città, si legge nella presentazione, “è popolato di personaggi che hanno fatto loro stessi la storia di Locarno, per generazioni. Dal negozio di alimentari di Piero Suini, Ambra Giacometti e il Garni Giacometti gestito dai genitori, Piero Cattaneo ex frutta e verdura ora gestore di un negozio con migliaia di oggetti antichi, l'artista-scultore Daniel Steiner, il calzolaio Cipriano Giovanettina, il negozio di riparazione bici Jan e diversi personaggi particolari che frequentano e animano la città vecchia di Locarno quotidianamente…”.

 

Ma quel documentario non è piaciuto a molti ed è scoppiata una mezza polemica. In particolare non è piaciuto il tono nostalgico da ‘Amarcord’ con cui è stato raccontato il quartiere.

 

Tra i primi a intervenire sul post di Govannacci è stato il suo collega di Municipio Giuseppe Cotti: “Vero – ha scritto -, ho visto il documentario e condivido il tuo pensiero! Tante sono le persone che animano la Città vecchia e che il regista non ha considerato”.

 

Gli hanno fatto eco un paio di consiglieri comunali, come Gianbeato Vetterli – “Ci sono ora progetti bellissimi per rendere Città vecchia ancor più vivibile ed interessante” – e Simone Beltrame: “Oltre ai commerci citati (Perini, Belotti, La Borghesina, Ristorante Cittadella, Romerio, Di Salvo, Bellerio, Marnin, ristoranti, bar ed esercizi pubblici vari), vi sono servizi fondamentali (medici diversi, scuole, chiese) e, un unicum, un Ospedale importante nel centro storico. Il servizio televisivo / documentario è manifestamente carente, sotto tutti i punti di vista. Mettiamoci nei panni di una persona che non conosce la Città Vecchia che idea possa essersi fatta”.

 

Decine di locarnesi hanno detto la loro sul documentario, fino a che è intervenuto lo stesso autore, Paolo Vandoni: “Forse – ha scritto - dopo tutto questo can can non si riesce ancora a capire che il film non è né un film a scopo pubblicitario né promozionale per nessuna boutique o negozio della città vecchia (…). In 52 minuti se uno riesce a metterci 50 attività della Città vecchia e dar un senso al tutto e addirittura metterci il lato mondano e di manifestazioni, beh quella persona è un mago. A conti fatti ogni personaggio in questo lavoro corale sarebbe apparso per 30 secondi per dire qualcosa. Il risultato sarebbe stato ‘ma chi è questo?’ Un bel patchwork...”.

 

E ha aggiunto precisando di non aver voluto dare una visione pessimista della Città Vecchia, ma solo “uno sguardo di un'epoca che sta per finire e che non tornerà più, con uno sguardo al futuro molto ottimista e disincantato”.

 

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