CRONACA
Uno dei due agenti che hanno picchiato un romeno ad Arogno: "Stavo vivendo un periodo difficile"
Si è aperto questa mattina il processo contro i due poliziotti di Lugano che il 27 marzo scorso hanno abbandonato un uomo sanguinante nel bosco dopo averlo riempito di botte

LUGANO – “In quel periodo stavo vivendo un forte sentimento di frustrazione a causa di un furto subito in casa mia poco tempo prima, probabilmente ad opera di un rumeno". Uno dei due agenti della Polizia comunale di Lugano accusati di aver picchiato un romeno e di averlo abbandonato nel bosco ad Arogno il 27 marzo del 2013, si è giustificato così questa mattina in aula. I due devono rispondere in Tribunale dei reati di rapimento, abuso di autorità, lesioni semplici con arma e omissione di soccorso.

L’agente 29enne ha aggiunto, come riferisce il portale della RSI, che due giorni prima dei fatti aveva visto morire una donna gettatasi dall'autosilo Motta. Insomma, stava vivendo un periodo difficile, di frustrazione.
"Siamo arrivati in stazione per dei controlli e abbiamo trovato una persona che urlava, ma nei suoi confronti non sono emerse irregolarità", hanno raccontato in aula gli imputati. Ma hanno comunque ammanettato l'uomo, sospettato di essere l’autore di alcuni furti, e lo hanno fatto salire in auto dirigendosi alla dogana di Arogno, per farlo tornare in Italia. 

Giunti al confine l’hanno fatto scendere dall’auto e gli hanno tirato un calcio al sedere. Il romeno sarebbe caduto a terra picchiando il volto e a quel punto l’agente 29enne lo ha preso a calci, pugni e manganellate lasciandolo lì sanguinante, ad affrontare il freddo della notte. Quella sera c’erano 2 gradi.
Oggi è prevista la requisitoria del procuratore generale John Noseda. Poi parleranno i difensori dei due imputati: Edy Grignola, Nadir Guglielmoni e Adriano Sala.

red

 

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