POLITICA E POTERE
"Io l'erede di Bignasca o il Grillo ticinese: perché sì e perché no"
Sergio Savoia affronta il paragone tra lui e i due leader su cui molti si interrogano: "Abbiamo la stessa impostazione: i temi sono quelli che stanno a cuore alla gente e di conseguenza un politico non deve decidere lui quali sono i problemi"

BELLINZONA - Sergio Savoia l'erede di Giuliano Bignasca. Sergio Savoia il Beppe Grillo ticinese. La campagna sull'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", ha fatto cambiare dimensione politica al coordinatore dei Verdi. Il suo sostegno personale, e quello del partito che presiede, alla proposta UDC gli ha dato una dimensione nazionale. E ha sfondato anche i confini.

Nella politica ticinesi ci si interroga sul ruolo che sta assumendo Savoia e su come voglia concretizzare questa "botta" di popolarità e il suo rinnovato profilo politico. Di qui i paragoni con il fondatore della Lega e con leader del Movimento Cinque Stelle. 

Il Caffè ha dedicato una pagina alla "fenomenologia" di Savoia, un po' Nano e un po' Beppe. Franco Cavalli, non certo per fargli un complimento, ha scritto che il leader dei Verdi si candida ad essere l'erede di Bignasca e a riempire lo spazio, politico-mediatico, lasciato dal conducator leghista. E anche in rete, nei blog e in particolar modo sui socio network, si dibatte di Savoia come il "nuovo" Nano. Addirittura c'è chi ha plasticamente riprodotto il concetto con un fotomontaggio che riassume i due leader nella stessa persona. 

Abbiamo chiesto al diretto interessato di confrontarsi con questi paragoni. Di dirci se a suo avviso sono sono fondati e perché sì e perché no. Savoia ha accettato, con una premessa: "Al di là delle similitudini e del relativo gioco politico e giornalistico, io sono io, con i miei pregi e i miei difetti. Credo che sia chi mi apprezza come pure chi non mi sopporta, riconosca comunque in me delle caratteristiche precise e una personalità che mi rendono diverso dagli altri. Non per particolare meriti, per carità. Ma per il semplice fatto che, alla fine, ed è questo il bello, ogni persona è unica, a modo suo".

Fatta la premessa, cominciamo dal paragone con Beppe Grillo: perché ci sta?
"Sicuramente abbiamo un background simile, fatte le debite proporzioni, nell'ambito dello spettacolo. Dal punto di vista comunicativo credo che ci accomuni la capacità di dire pane al pane e vivo al vino,  oltre alla volontà di voler spazzar via una politica logora. Sento molto mie anche le intuizioni geniali legate alla Rete, come mezzo per ascoltare, discutere, realizzare insieme delle proposte concrete. Inoltre c'è anche una forte convergenza programmatica: l'ambientalismo del Movimento cinque stelle è identico al nostro; idem l'attacco critico e di stampo progressista a questa Unione Europea ormai capace solo di schiacciare e affamare i popoli; così come il superamento del concetto destra-sinistra, che è sempre stato un mio punto fermo dal almeno sei anni. E nell'ultima votazione sull'iniziativa Contro l'immigrazione di massa abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione di come sia necessario superare questo schema: sinistra e destra, infatti, marciavano a braccetto per difendere la Libera circolazione che ha devastato il nostro Cantone. Entrambi siamo tacciati di populismo ma io dico che siamo popolari. Sia io che Grillo che Bignasca abbiamo la stessa impostazione: i temi sono quelli che stanno a cuore alla gente e di conseguenza un politico non deve decidere lui quali sono i problemi". 

E veniamo al perché no.
"La differenza lampante è che Grillo agisce in una realtà completamente diversa dalla nostra. L'Italia deve ancora fare molte conquiste che la Svizzera conosce già da decenni. Inoltre noi abbiamo un sistema democratico che ci impone di collaborare tra forze politiche: io so benissimo che da soli non si realizza nulla. Quindi non voglio far saltare in aria il Palazzo come vuole fare Grillo, anche se certamente combatto con la stessa energia le lobby di potere e l'ingessamento dei partiti storici che hanno prodotto la catastrofe dell'ultimo decennio, inneggiando alla Libera circolazione e trincerandosi fino all'ultimo (anche in questi giorni) dietro la scusa del "non si può fare". Ma detto questo cerco delle alleanze tematiche puntuali sulle battaglie che a mio avviso sono nell'interesse dei ticinesi. Cerco di essere molto pragmatico da questo punto di vista. Altri "perchè no"? Beh non sono un milionario e il partito che dirigo è organizzato in maniera decisamente più democratico".

Veniamo a Giuliano Bignasca: perchè sì?
"Ci sono degli aspetti del modo di comunicare che aveva il Nano che mi intrigano molto e a cui mi sento molto vicino. Ma più di tutto, io a Bignasca ho sempre invidiato due cose: la capacità di ascoltare la gente comune e un fiuto politico straordinario. Questo gli permetteva di intuire con un certo anticipo le necessità e i problemi della persone, come pure le grandi questioni economiche e sociali che poi, inevitabilmente, vanno a toccare la vita quotidiana dei cittadini. Sia nell'ultimo periodo delle sua vita, quando ci siamo frequentati, sia oggi sto cercando di imparare con la massima umiltà queste due lezioni del Nano. E credo che fondamentalmente questi due punti siano quelli che abbiamo in comune".

Perché no, invece?
"Ci sono indubbiamente delle differenze importanti. Alcune cose che lui scriveva io non le avrei mai scritte, e sottolineo che non si tratta solo di un giudizio critico di merito che lascia il tempo che trova, ma semplicemente di un modo di essere, e di pensare e di interpretare le cose in modo diverso. Un altro aspetto importante è che io non sono il fondatore dei Verdi e neanche il presidente a vita: ogni due anni devo guadagnarmi in un nuovo mandato dall'assemblea. Poi ci sono le differenze politiche: esattamente come era per il Nano anche per me l'obbiettivo numero uno è quello difendere i ticinesi. E per ticinesi intendo chi vive e lavora su questo territorio. Ma per raggiungere questo obbiettivo ci sono sensibilità diverse. Bignasca si rifaceva a un patriottismo che definerei storico, io cerco di proporre un patriottismo in chiave più moderna. Poi, in ambito ecologico, avevamo posizioni diametralmente opposte ad esempio sul raddoppio del Gottardo e anche sulla tassa sul sacco. Devo dire però che negli ultimi tempi il Nano si stava convertendo a un certo ecologismo. D'altra parte era un uomo di un'intelligenza straordinaria, oltre ad essere una persona molto pragmatica. E quindi aveva intuito la necessità di occuparsi, a modo suo, anche di ecologia: ricordo che facemmo insieme la battaglia contro le centrali a carbone di Lünen.  In questo senso rivedo in Claudio Zali una sensibilità simile, con le posizioni molto interessanti che sta prendendo in ambito di mobilità, in particolare per quanto riguarda i parcheggi dei frontalieri". 

Cosa pensa quando legge "Savoia il nuovo Nano"?
"Mi viene in mente sorpattutto un episodio. Quando sono andato al funerale del Nano ho visto moltissime persone, molto diverse tra loro, che però erano accomunate dallo stesso dolore e da una domanda: adesso chi ci difende? Questo fatto mi ha colpito moltissimo a livello emotivo e mi ha veramente commosso. Quando leggo del paragone tra me e il Nano, quindi, mi piace pensare che le stesse persone, di cui molte a nessuno importa,  vedano in me un politico che è disposto a battersi per loro, con accenti diversi, ma con la stessa determinazione che aveva Bignasca. Io penso che nella vita politica arriva il momento in cui capisci qual è il tuo posto e la tua "missione". La voglia di difendere la mia terra e le persone che ci abitano è un richiamo fortissimo: questo è il mio ruolo". 

Un altro punto comune tra lei, Grillo e Bignasca, ma anche Berlusconi, è l'esercizio della leadership. La fortissima personalizzazione del partito con il leader. È una caratteristica di diversi partiti di oggi. È una caratteristica di cui si può fare a meno?
"Oggi è un po' difficile prescindere dai leader ma credo che la politica è sempre stata personalizzata, basta pensare al Partico comunista di Togliatti o Berlinguer. Quello che è cambiata è la struttura dei partiti: oggi è più fluida rispetto a una volta e dunque il leader influenzano maggiormente la linea politica non avendo alle spalle una macchina d'apparato da gestire. Ma io sono un outsider rispetto alle personalità che ha citato: non sono ricco, non ho un giornale né uno dei blog più popolari del Mondo, non ho un'azienda alle spalle. Questo è un altro dato di fatto". 

AELLE

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