Medici in prima linea
Sanità in Ticino: boom di medici (e non solo) stranieri. Denti: "Sono preoccupato. La mia ricetta? Dobbiamo formare più personale locale e servono alcune regole per il post moratoria: ecco quali"
Il presidente dell'Ordine dei medici: " "Molti professionisti stranieri sono entranti nel sistema sanitario svizzero senza le dovute conoscenze. Basti pensare all'architettura assicurativa o alle regole e ai codici deontologici che da noi sono più severi, ad esempio sulla pubblicità. Abbiamo cercato all'inizio di questa ondata di proporre dei corsi obbligatori per poter spiegare il nostro modello ma questi non sono stati attuati poiché contravvenivano alla Libera circolazione delle persone"
LUGANO - "La vivo con la stessa preoccupazione con cui da politico e cittadino constato questo fenomeno per tutte le altre professioni in Ticino". 
 
La Libera circolazione delle persone, afferma Franco Denti, è una regola che vale per tutti. E che ha affondato le sue radici nella nostra società, a cominciare dal mondo del lavoro. Così anche le professioni sanitarie, a cominciare dai medici, sono stati profondamente toccate dalle conseguenze.
 
Ieri il DSS, nell'ambito della presentazione della nuova legge sanitaria, ha fornito alcune cifre. In buona sostanza, dal 2002,  i professionisti della sanità (medici, dentisti, infermieri etc…) sono raddoppiati. E in alcune categorie professionali i lavoratori della comunità europea hanno superato gli svizzeri. Ovviamente, in Ticino, la maggior parte sono italiani.
 
Il capo dell’Ufficio di sanità Stefano Radczuweit ha da una parte sottolineato l'importanza, decisiva, per l'Ente ospedaliero di far capo a medici stranieri, anche a causa della scarsità di dottori svizzeri, frutto dei numeri chiusi delle Università. D'altro canto però ha pure sottolineato uno dei problemi principali: questi professionisti non conoscono bene il nostro sistema sanitario. 
 
 
Un'analisi che il presidente dell'Ordine dei medici sposa in toto: "Molti professionisti stranieri sono entranti nel sistema sanitario svizzero senza le dovute conoscenze. Basti pensare all'architettura assicurativa o alle regole e ai codici deontologici che da noi sono più severi, ad esempio sulla pubblicità. Abbiamo cercato all'inizio di questa ondata di proporre dei corsi obbligatori per poter spiegare il nostro modello ma questi non sono stati attuati poiché contravvenivano alla Libera circolazione delle persone".
 
 
"Bisogna precisare - aggiunge Denti - che una grossa fetta di questi medici è entrata negli ospedali e nelle cliniche. Ed è legittimo chiedersi se ce ne era tutto questo bisogno.La situazione è un po' più complicata per quanto riguarda i centri medici, che sono attori relativamente nuovi. Soggiaciono anche loro alla moratoria sugli studi medici, ma serve un po' più di chiarezza legislativa. E la nuova legge sanitaria va in questa direzione". 
 
 
Ma tornando al punto, che effetto hanno sul mercato sanitario tutti questi professionisti stranieri? "L'effetto sul mercato è l'aumento delle visite. Perché se il numero della popolazione è più o meno costante e i medici aumentano, il risultato è inevitabile. Più pazienti per la stessa patologia vedono più medici". 

 
Ma tornando alla preoccupazione espressa all'inizio dell'intervista, quali risposte dare per governare meglio questo fenomeno? "La questione del numero chiuso alle università - risponde Denti - è un problema storico che denunciavamo già all'inizio degli anni 90. Per quanto riguarda i medici bisogna fare una distinzione. Chi, approfittando dei buchi che negli anni ci sono stati sulla moratoria, ha aperto uno studio solitamente è molto ben integrato nel corpo medico. Chi lavora in cliniche e in ospedali un po' meno. Fino al 2019 la moratoria sarà in vigore e siamo già tutti al lavoro per preparare il post. A mio avviso bisogna arrivare a fissare un periodo di 3 anni obbligatorio di servizio in ospedale prima di ottenere il libero esercizio. Oltre a questo va imposto il requisito di conoscere una delle altre due lingue nazionali. Sapere il francese o il tedesco, infatti, è indispensabile. Basti pensare che il compendium dei farmaci in italiano non c'è. Io credo che questi criteri possano rappresentare già una buona parte di soluzione". 
 
 
E i contingenti? "Sa, in campo sanitario andrebbero valutati molto bene, proprio perché possiamo già introdurre dei filtri piuttosto efficaci. Nel mondo della sanità fare dumping salariale è molto più complicato, essendoci una buona regolamentazione. Ribadisco: prima di tutto dobbiamo formare più persone che vivono qui. Più dottori ma anche più infermieri. Detto in due parole: non abbiamo per forza bisogno di dottori in scienze infermieristiche, ma abbiamo bisogno di infermieri".


Pubblicato il 11.10.2016 15:52

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