Quarto Potere
Le associazioni dei giornalisti insorgono e si schierano con i colleghi del 'Caffè' denunciati dalla clinica Sant'Anna e finiti sotto accusa per gli articoli sul caso Rey: "La difesa della libertà di stampa è ancora più indispensabile in una realtà come quella attuale, dove la pluralità di informazione va sempre più impoverendosi"
"La pagina bianca pubblicata ieri dai colleghi del settimanale Il Caffè richiama le pagine bianche che durante la Seconda guerra mondiale il Consiglio Federale imponeva alla stampa con la censura preventiva"
Nella foto una scena di 'Quarto potere' di Orson Welles
LOCARNO – Oggi i sindacati dei media hanno preso posizione in difesa dei giornalisti del Caffè finiti sotto accusa nell’ambito del procedimento penale promosso dalla clinica Sant’Anna per le pubblicazioni legate al caso Rey.

Il Sindacato svizzero dei mass media (SSM) ha deciso di sottoscrivere l’appello lanciato ieri a sostegno della libertà di stampa:  "Questo modo di agire costituisce un’indebita pressione e viola i sacrosanti diritti della libertà di stampa. Soprattutto considerato che al settimanale non viene contestato alcun errore o imprecisione. La difesa della libertà di stampa è ancora più indispensabile in una realtà come quella attuale, dove la pluralità di informazione va sempre più impoverendosi".

Anche Syndicom, il sindacato dei media e della comunicazione, ha espresso solidarietà nei confronti dei giornalisti del settimanale: “Dopo aver condotto un’inchiesta giornalistica di pubblico interesse, sono stati accusati di diffamazione e di concorrenza sleale."

Il sindacato si dichiara preoccupato "per quanto accaduto e si oppone a ogni tentativo di imbavagliare la libertà di stampa. Fare giornalismo d’inchiesta non è semplice perché si corre il rischio di scontrarsi con i poteri forti che hanno grandi mezzi finanziari. Davanti a situazioni di questo tipo, Syndicom invita i giornalisti a non farsi intimidire e a continuare a ricercare la verità nell’interesse di tutti".

Anche l’Associazione Ticinese dei Giornalisti ha preso posizione sul caso: "La pagina bianca pubblicata ieri dai colleghi del settimanale Il Caffè richiama le pagine bianche che durante la Seconda guerra mondiale il Consiglio Federale imponeva alla stampa con la censura preventiva. Nei sei anni di guerra i poteri eccezionali del governo obbligarono diverse volte i giornali – anche quelli ticinesi – a pubblicare spazi bianchi in luogo degli articoli censurati perché ritenuti inopportuni".

Per l'ATG, "il gesto di pubblicare una pagina bianca descrive il pericolo che corre la libertà di stampa se la Magistratura, senza individuare alcun errore, alcuna notizia non verificata, dovesse realmente portare a processo dei giornalisti per un non meglio definito ‘accanimento giornalistico’. La libertà di stampa resta un bene prezioso e fondamentale della democrazia, e le cronache di questi anni ci dicono tristemente che proprio questo diritto è uno dei primi ad essere messo in forse dai regimi autoritari".
"La libertà di stampa - conclude l’ATG - non è un bene assoluto e come ogni diritto ha dei limiti che la Magistratura è chiamata legittimamente a verificare. Ma evocare un presunto atteggiamento persecutorio senza che ad un giornalista possa essere imputato alcun errore deontologico o alcunché di penalmente rilevante, espone la stampa ad un controllo arbitrario. Il concetto di “accanimento giornalistico” non ci risulta essere un’ espressione utilizzata dalla giurisprudenza né dalla letteratura più autorevoli della nostra professione. Vi ricorre solitamente chi giudica la stampa con occhio parziale e soggettivo. Sarebbe grave se ciò valesse anche per la Magistratura ticinese”.




Pubblicato il 09.01.2017 18:58

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