Quarto Potere
Senza pregiudizio alcuno. Le riflessioni di Joseph Pulitzer: "Un giornalista non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui. Il suo cuore e la sua anima albergano nel suo senso morale, nel suo coraggio, nella sua integrità. Deve essere conosciuto come uno che preferirebbe rassegnare le dimissioni piuttosto che sacrificare i propri principi a qualche interesse economico”
Senza alcun interesse personale, se non quello del profondo rispetto per il lavoro di colleghi e amici, e dell’inesauribile amore che nutro per la nostra professione. Senza voler giudicare la decisione di un’autorità prima che la decisione stessa sia stata pronunciata. Ricordando quindi che nei confronti dei giornalisti del Caffè, per gli articoli sulla clinica Sant’Anna e sul caso del dottor Rey, è stata per ora soltanto promossa l’accusa per due ipotesi di reato: nessuna condanna, e neppure nessuna decisione di rinvio a giudizio
di Marco Bazzi

Senza l’intenzione di vendere granaglie di demagogia a buon mercato cavalcando l’onda dell’indignazione. Di quella vera, di quella presunta e di quella interessata…

Senza voler promuovere una partigiana difesa di categoria, che magari avrebbe senso se in Ticino esistesse la categoria dei giornalisti. Che non esisterà di certo grazie agli odierni comunicati stampa di circostanza delle solitamente silenti associazioni professionali, alle quali ognuno di noi continua a pagare il tributo mensile per una tessera che vale poco più della Carta Cumulus.

Senza alcun interesse personale, se non quello del profondo rispetto per il lavoro di colleghi e amici, e dell’inesauribile amore che nutro per la nostra professione.

Senza voler in ogni caso porre il nostro mestiere al di sopra delle leggi, che pure, lo sappiamo, si applicano con i nemici e si interpretano con gli amici.

Senza voler giudicare la decisione di un’autorità prima che la decisione stessa sia stata pronunciata. Ricordando quindi che nei confronti dei giornalisti del Caffè, per gli articoli sulla clinica Sant’Anna e sul caso del dottor Rey, è stata per ora soltanto promossa l’accusa per due ipotesi di reato: nessuna condanna, e neppure nessuna decisione di rinvio a giudizio.

Senza mettere in dubbio l’indipendenza di giudizio della medesima autorità.

Senza pregiudizio alcuno, dunque, ritengo che in questi anni incerti e confusi sia opportuno rileggere le riflessioni di un grande intellettuale, che fu giornalista, editore e politico.

Nel 1904 Joseph Pulitzer, scrisse un saggio che si intitolava semplicemente ‘Sul giornalismo’. Per chi lo volesse leggere interamente è edito da Boringhieri.

“Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato. Prende nota delle vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui”.

“Al di là della conoscenza, al di là delle notizie, al di là dell’intelligenza, il cuore e l’anima di un giornalista albergano nel suo senso morale, nel suo coraggio, nella sua integrità, nella sua umanità, nella sua solidarietà verso gli oppressi, nella sua indipendenza, nella sua dedizione al bene comune, nella sua sollecitudine nei confronti del pubblico servizio. Senza tutto questo vi potranno essere brillanti giornalisti ma mai nessuno davvero grande e degno di onore”.
Un giornalista “deve essere conosciuto come uno che preferirebbe rassegnare le dimissioni piuttosto che sacrificare i propri principi a qualche interesse economico”.

E infine: “La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme. Una stampa capace, disinteressata, animata da spirito civico, con un’intelligenza allenata a distinguere ciò che è giusto e ad avere il coraggio di realizzarlo, può preservare quella pubblica virtù senza la quale il governo del popolo non è che impostura e dileggio. Una stampa cinica, mercenaria, demagogica e corrotta a lungo andare renderà il popolo tanto ignobile quanto lo è essa stessa”.



Pubblicato il 09.01.2017 22:25

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