Politica e Potere
Mandato diretto alla Argo 1, la domanda delle cento pistole: perché quell'incarico non figura nella lista delle commesse pubbliche? Si è trattato di una svista? Di un mancato inserimento nel sistema? O il problema stava piuttosto nella somma troppo elevata? E dal 'perché' nascono molti altri 'perché'...
Perché passata l’urgenza, diciamo qualche mese dopo l’attribuzione del mandato diretto, il DSS non ha aperto un regolare concorso? E poi: di fronte a importi ricorrenti di tale entità, i funzionari degli uffici ‘paganti’, non si chiedono su quale base vengono erogati i versamenti? Tipo: “Dov’è il contratto?”… Cose semplici, da contabilità basilare, insomma
Foto: TiPress/Gabriele Putzu
di Marco Bazzi

Sul mandato diretto all’agenzia di sicurezza Argo 1 ci sono molti interrogativi ancora senza risposta. Ma ce n’è uno, a nostro parere rilevante, che finora non è stato sollevato dalle 5 interrogazioni parlamentari susseguitesi in queste settimane. Potremmo definirlo “la domanda delle cento pistole”.

Per riassumere: l’agenzia con sede a Cadenazzo è finita nella bufera per due inchieste parallele ma separate. La prima, federale, riguarda il collaboratore della Argo 1 arrestato con l’accusa di aver reclutato volontari per conto dell’Isis; la seconda, cantonale, ha portato in carcere il titolare, Marco Sansonetti, accusato di usura e di atti violenti su ‘almeno un richiedente l’asilo’.

Ora, assodato che la Argo 1 ha ricevuto nel 2014 dal Dipartimento della socialità un mandato diretto per la sorveglianza dei centri per rifugiati gestiti dal Cantone, e assodato che lo strumento del mandato diretto è stato utilizzato in nome dell’urgenza (occorreva far fronte all’emergenza migranti), e dell’economicità (occorreva trovare un partner che praticasse tariffe concorrenziali), l’interrogativo mancante è il seguente: perché quel mandato non figura nella “lista delle commesse aggiudicate a invito o incarico diretto” che il Cantone pubblica ogni anno? Del mandato alla Argo 1 non c’è infatti traccia né nella lista del 2014 né in quella del 2015, entrambe consultabili sul sito dell’amministrazione cantonale.

Si è trattato di una svista? Di un mancato inserimento nel sistema? O il problema stava piuttosto nella somma troppo elevata? Nel senso che gli importi dei mandati diretti non possono superare i 150'000 franchi, e qui parliamo di un servizio, da parte della Argo 1, che al Cantone è costato molto, ma molto di più.
In altre parole: quel mandato diretto stava troppo stretto nella lista dei mandati diretti. Anzi, non ci stava proprio.
Difficile dire, allo stato attuale delle cose e delle conoscenze, se ci sia stata una violazione, o un’elusione, della Legge sulle commesse pubbliche… Ma la domanda è legittima.
È anche inutile speculare sulle cifre, perché ancora non sono note. Ma non v’è dubbio che si tratta di somme globalmente vicine, se non superiori al milione di franchi. Forse settimana prossima se ne saprà di più, dopo l’incontro che la Commissione parlamentare della gestione ha chiesto con il direttore del DSS Paolo Beltraminelli.

Va anche detto che sul lavoro della Argo 1, prima che scoppiasse la bufera, non c’erano state lamentele. Anzi: pare proprio che il servizio offerto dall’agenzia nella sorveglianza dei centri di accoglienza cantonali sia stato impeccabile, con tanto di attestati di benemerenza da parte dei comuni che hanno ospitato i migranti.

Ma il tema non è questo. Il tema è: perché passata l’urgenza, diciamo qualche mese dopo l’attribuzione del mandato diretto, il Dipartimento non ha aperto un regolare concorso (anche solo su invito), che magari avrebbe poi portato ad assegnare l’incarico alla stessa Argo 1, ma con tutti i crismi della regolarità?

Se questo non è stato fatto è perché qualcuno, tra i funzionari che hanno gestito il dossier, ha ritenuto di non farlo. E bisognerà capire il perché. La responsabilità politica se la porterà via il ministro Beltraminelli, ma è ora che anche i funzionari si assumano la loro quando qualcosa non va per il verso giusto. Altrimenti che sono pagati a fare?

Va anche detto che le fatture ricorrenti inviate al Cantone dalla Argo 1 venivano regolarmente pagate. Un’altra domanda è dunque: ma di fronte a importi ricorrenti di tale entità, i funzionari degli uffici ‘paganti’, che immaginiamo siano quelli del Dipartimento finanze, non si chiedono su quale base vengono erogati i versamenti? Tipo: “Dov’è il contratto? Fa’ un po’ vedere se è tutto in regola”… Cose semplici, da contabilità basilare, insomma.

Lo stesso dicasi per i servizi che effettuano la revisione contabile, per esempio il famoso Controllo cantonale delle finanze. O dobbiamo dedurre che non esistono delle verifiche incrociate sui soldi che a Bellinzona entrano ed escono dalle casse pubbliche, per di più in chiari di luna da vacche indiane…
Lo sappiamo e lo ammettiamo: è difficile scrivere di queste cose senza avere le informazioni necessarie, e il rischio di venire sospettati di complottismo è dietro l’angolo. Ma se le domande si pongono, hanno un senso, e le risposte non giungono, riteniamo comunque corretto sollevarle.
Complice il Carnevale, che in Ticino obnubila per troppo tempo le menti, il lavoro e la politica, la vicenda si è trascinata stancamente in questi ultimi dieci giorni. Ma da lunedì, archiviato anche l’Ambrosiano, si potrà tornare a metterci la testa nelle cose importanti: c’è qualche settimana di lavoro ancora, prima della Pasqua.





Pubblicato il 04.03.2017 19:26

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