Cronaca
Silenzio, parla il figlio di Pablo Escobar: "Non conosco narcos felici. Ma solo narcos morti o chiusi per sempre in un carcere. E dopo la serie Tv un sacco di persone mi scrivono per chiedermi come emularlo..."
Parla il figlio del narcotrafficante che ha insanguinato la Colombia: "Narcos è una serie che fa apologia dei criminali. Ho vissuto fino in fondo la contraddizione che c’era tra un padre dolce e affettuoso e il brutale assassino narcos"
Nella foto il piccolo Juan Pablo con il padre nella celebre fotografia in cui il narcotrafficante si fece ritrarre davanti alla Casa Bianca mentre era latitante
LUGANO - La serie tv Narcos - che narra la vita del narcotrafficante Pablo Escobar - ha fatto discutere in tutto il mondo. Di recente se ne è parlato anche in Ticino quando, durante l'ultimo Rabadan, un esercizio pubblico ha ispirato al telefilm la proprio festa a tema.
 
A ravvivare nuovamente il dibattito è Juan Pablo, uno dei figli del boss colombiano. Sulla vita di suo padre e sul problema del narcotraffico ha scritto due libri. 
 
Juan Pablo da tempo è impegnato nella riconciliazione con le vittime di quella terribile guerra civile che insanguinò la Colombia a cavallo tra gli anni 89 e 90, di cui suo padre fu protagonista assoluto. 
 
Il quotidiano la Repubblica ha realizzato una lunga conversazione con il figlio di Escobar. E proprio sulla serie tv Netflix il giudizio è tranciante: "Hanno sbagliato perfino la squadra di calcio colombiana per cui tifava! In un capitolo poi c’e mia madre che spara, un dettaglio falso perché lei non ha mai usato una pistola. Le scene e le situazioni completamente inventate sono moltissime, ma non e solo questo. Narcos è una serie che fa apologia dei criminali. Lei non si immagina quante persone mi scrivono sui social network, da ogni parte del mondo, per raccontarmi che hanno visto il  film e dirmi che adorano mio padre, che vorrebbero essere come lui, e mi chiedono di aiutarli per emularlo".
 
 
"Quando mio padre morì - racconta sempre al quotidiano italiano il figlio del Patron- avevo sedici anni. La prima reazione fu un desiderio di vendetta. Lo dissi alla giornalista che mi chiamo per dirmi che Pablo Escobar era morto. Le dissi che lo avrei vendicato. Ma lo pensai solo per pochi minuti. Mi resi subito conto che se volevo sopravvivere, insieme a mia madre Maria Victoria e a mia sorella più piccola Manuela, avrei dovuto comportarmi all’opposto di mio padre. Non conosco narcos felici, che vivono in pace. Ma solo narcos morti o chiusi per sempre in un carcere. Non era la vita che volevo".
 
Secondo Juan Pablo Escobar eiste solo un modo efficace per combattere il narcotraffico: "Con la legalizzazione delle droghe. Senza il proibizionismo mio padre non sarebbe esistito. Era un delinquente  n dall’adolescenza, ma senza il traffico illegale della cocaina non avrebbe mai potuto accumulare tutto quel potere. Sognava di diventare presidente della Repubblica e aveva i soldi per farlo. Finche ci saranno consumatori di cocaina il problema si puo risolvere solo autorizzando e regolandola vendita. Io destinerei il ricavato a promuovere l’arte, la cultura, l’istruzione".
 
Infine, un pensiero in risposta alla domanda: ha perdonato suo padre?. "Non posso essere io a giudicarlo. Questo non vuol dire che le sue azioni non fossero criminali e spietate ma io l’ho amato e ho vissuto fino in fondo la contraddizione che c’era tra un padre dolce e affettuoso e il brutale assassino narcos".


Pubblicato il 18.03.2017 11:40

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