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Lettera Selvaggia a Mark Zuckerberg. La Lucarelli scrive al fondatore di Facebook: "Grazie al tuo social ho trovato lavoro, amici e lettori. Ma oggi non c’è giorno in cui non mi senta in balia di una violenza senza argini"
La giornalista, firma di punta del Fatto e opinionista televisiva, scrive un duro j'accuse contro il padrone di Facebook: "Caro Mark, io su di te ho maturato due certezze: quella che tu chiami “difesa della libertà di espressione” ci sta privando della libertà di frequentare Facebook senza sentirci costantemente aggrediti. Tu giri con sedici guardie del corpo, noi siamo un miliardo e mezzo e a difenderci hai messo un cecchino orbo che spesso sbaglia bersaglio e spara alla vittima. Pensaci, prima del prossimo morto sulla coscienza"


ROMA - "Caro Mark Zuckerberg, ti scrivo…". Selvaggia Lucarelli, firma di punta del Fatto Quotidiano e nota opinionista televisiva, ha scritto una lunga lettera al fondatore di Facebook. Lettera, naturalmente, pubblicata in forma di post sul popolare social network.

 

La giornalista premette all'inizio del suo lungo scritto il suo amore per Facebook che le ha permesso di trovare un "lavoro, amici, contenuti illuminanti, una platea di lettori che ha raggiunto il milione, spunti e riflessioni".

 

Ma l'amore per il social network, con il tempo, si è un po' sbiadito. Perché, scrive Lucarelli, "non c’è giorno in cui non mi senta in balia di una violenza senza argini e senza controllo".    

 

"Sai Mark - scrive la giornalista - grazie ai potenti mezzi che mi hai messo a disposizione, io ci provo a difendermi. Ieri per esempio ho segnalato al tuo attentissimo, efficientissimo, serissimo team di sentinelle che esiste una pagina pubblica chiamata “Selvaggia Lucarelli lavora in tangenziale”, sottotitolo “uscita della tangenziale scelta, tariffe e orari di Selvaggia Lucarelli”. Dopo poche ore il tuo efficientissimo team mi ha risposto così. “Grazie, segnalazioni come la tua sono un contributo per rendere Facebook un ambiente sicuro e accogliente. Abbiamo determinato che la pagina che ci hai segnalato rispetta gli Standard della nostra comunità. Non esitare a contattarci se visualizzi altri contenuti che ti preoccupano!”. Lo stesso messaggio mi è arrivato relativamente alla segnalazione della pagina “Selvaggia Lucarelli pupazzo erotico dell’Isis”, “Rip Selvaggia Lucarelli”, della pagina “Pastorizia never dies” in cui sono stati postati fotomontaggi con l’immagine di mio figlio col cartello “Mia madre è una puttana”. E’ quindi evidente che gli standard della tua comunità sono piuttosto elastici o che le tue sentinelle, anziché fare il loro lavoro, stiano sì su Facebook ma a mettere like alle foto in costume di Belen. O che io sia, effettivamente, una puttana, per cui il dichiararlo non costituisce reato".

 

La conclusione della lettera a Zuckerberg di Selvaggia Lucarelli è amara: "Il dubbio che sia Facebook il più grande bullo del pianeta, il più alto della classe, quello di cui hanno paura pure le maestre naturalmente non ti viene mai. Nel frattempo, caro Mark, io su di te ho maturato due certezze: quella che tu chiami “difesa della libertà di espressione” ci sta privando della libertà di frequentare Facebook senza sentirci costantemente aggrediti. Tu giri con sedici guardie del corpo, noi siamo un miliardo e mezzo e a difenderci hai messo un cecchino orbo che spesso sbaglia bersaglio e spara alla vittima. Pensaci, prima del prossimo morto sulla coscienza".

 

Di seguito il post integrale tratto dal profilo Facebook di Selvaggia Lucarelli


Caro Mark, chi ti scrive è una che ama la tua creatura forse più di te. Una che grazie a Facebook ha trovato lavoro, amici, contenuti illuminanti, una platea di lettori che ha raggiunto il milione, spunti e riflessioni. La premessa è necessaria perché ti sia chiara una cosa: non sono l’ad di Twitter e neanche una che s’è scoperta cornuta controllando il messanger del fidanzato. Sono una che avrebbe solo buoni motivi per tifare per te. Da un po’ di tempo però, l’amore appassionato che provavo per Facebook s’è sbiadito. Apro la mia pagina, mi faccio un giro sulle altre bacheche, controllo la home e non c’è giorno in cui non mi senta in balia di una violenza senza argini e senza controllo. O che non veda qualcun altro subire la stessa sorte.


Sai Mark, grazie ai potenti mezzi che mi hai messo a disposizione, io ci provo a difendermi. Ieri per esempio ho segnalato al tuo attentissimo, efficientissimo, serissimo team di sentinelle che esiste una pagina pubblica chiamata “Selvaggia Lucarelli lavora in tangenziale”, sottotitolo “uscita della tangenziale scelta, tariffe e orari di Selvaggia Lucarelli”. C’è anche un mio fotomontaggio in tenuta da lavoro serale a corredare il tutto. Dopo poche ore il tuo efficientissimo team mi ha risposto così. “Grazie, segnalazioni come la tua sono un contributo per rendere Facebook un ambiente sicuro e accogliente. Abbiamo determinato che la pagina che ci hai segnalato rispetta gli Standard della nostra comunità. Non esitare a contattarci se visualizzi altri contenuti che ti preoccupano!”. Lo stesso messaggio mi è arrivato relativamente alla segnalazione della pagina “Selvaggia Lucarelli pupazzo erotico dell’Isis”, “Rip Selvaggia Lucarelli”, della pagina “Pastorizia never dies” in cui sono stati postati fotomontaggi con l’immagine di mio figlio col cartello “Mia madre è una puttana” o inviti a cercare il mio indirizzo di casa per attendermi davanti al portone. E’ quindi evidente che gli standard della tua comunità sono piuttosto elastici o che le tue sentinelle, anziché fare il loro lavoro, stiano sì su Facebook ma a mettere like alle foto in costume di Belen. O che io sia, effettivamente, una puttana, per cui il dichiararlo non costituisce reato.

 

E’ per questo, caro Mark, che la fine di Tiziana Cantone non mi ha stupita, così come non mi stupisce il fatto che la procura di Napoli abbia stabilito che link e sfottò su Tiziana Cantone andavano rimossi da Facebook o che la procura di Monaco ti accusi di incitamento all’odio per la mancata rimozione di post che negavano l’olocausto.


E’ solo l’inizio. E’ l’apertura delle danze. E’ il frutto di una politica menefreghista, irresponsabile e scellerata che sta dando i suoi frutti. Il suicidio della Cantone e delle altre Cantone di cui non sappiamo sparse per il mondo, sono contenuti che presto non potrai più rimuovere dalla tua coscienza. E tu, caro Mark, dovrai cominciare a decidere cosa fare del mostro che hai creato. Intanto, io vorrei che sapessi una cosa: è finita l’epoca in cui ci potevi prendere per fessi. In cui Facebook ci andava bene così com’era. Il nocciolo della questione comincia ad essere chiaro a tutti: vuoi guadagnare il più possibile, vuoi il maggior numero di utenti possibile, vuoi il minor numero di rotture di coglioni possibili. Ottieni 2 miliardi di profitto in un solo trimestre, hai un miliardo e settecentomila utenti e una politica relativa a sicurezza, tutela degli utenti e controllo dei contenuti che in confronto il forum del Lady Gaga fan club è la Gestapo. Intanto, basta con la storiella che Facebook non ha dovere di monitoraggio e controllo preventivo di contenuti. Tira fuori le palle e metti mano al portafogli Mark. Non sei un liceale che ha messo incinta la compagna di classe e può scappare dalle sue responsabilità con qualche alibi, tanto più che tu sei già padre. Padre di una bambina che un giorno dovrà difendersi dallo stesso corto circuito che ha ucciso Tiziana Cantone e padre della piattaforma col più alto numero di contenuti del mondo.


E no, non puoi continuare a far finta che quei contenuti non ti riguardino. E’ come se Ferrero dicesse “Sì, faccio cioccolata, la vendo, la distribuisco ma non sono responsabile di quello che i miei operai ci mettono dentro.”. Tanto più, caro Mark, che i miei contenuti ti interessano eccome. Ti interessa sapere cosa mangio, cosa compro, cosa faccio nel tempo libero, se sono sigle, dove vado in vacanza, cosa cerco sul web. Ti interessa perché questi contenuti li vendi. I “puttana” “muori” “troia” “pezzo di merda”, i contenuti razzisti, nazisti, i nostri filmini privati invece, sono contenuti che ti interessano meno, a quanto pare. Sono quelli di cui non vuoi sapere nulla perché non ti arricchiscono. E non è un caso che se si cerca un addetto al marketing in Italia sia facile da reperire un dipendente in carne ed ossa, se si cerca un addetto ai contenuti si debba cliccare su “segnala”. Non è neppure un caso che la sede di Facebook in Italia sia una specie di luogo di ritrovo della carboneria. Un ufficio senza neppure una targhetta fuori, con qualche sparuto dipendente. E’ il tuo modo di ricordarci che siete solo una tech company, mica una media company. E’ il tuo modo di rimanere il più possibile anonimo, di restare grigio come una della tue magliette. Di startene defilato e non accollarsi responsabilità. Mica come Google o Yahoo con le loro insegne fighe e visibili da due isolati. Ah già. Voi un team addetto al controllo di quello che accade su fb lo avete.


E no, non è un algoritmo. Hai assunto ben quattro squadre composte da esseri umani di cui una in Texas, una in California, una in Irlanda e una in India. Due miliardi e trentotto milioni di utili in un trimestre e hai quattro team addetti al controllo di un miliardo e 700mila utenti. Che poi ce lo vedo un indiano a tradurre “MA CHE SANG' E CHI V'È MUORT!”. Magari è lo stesso indiano che ha analizzato “Selvaggia Lucarelli lavora in tangenziale” e s’è convinto che sia una dipendente Anas. Che poi diciamolo: fai beneficenza e ti guardi bene dal creare una rete di dipendenti proporzionata alla dimensione della tua azienda. Non regalare, assumi. Ne ha bisogno fb e na hanno bisogno tanti ragazzi, molto più della tua elemosina in giro per il mondo.
 

E allora che succede caro Mark. Succede che magari una come me si sente impotente e se non può far rimuovere dei contenuti almeno li denuncia pubblicamente. E qui viene il bello. Se uno mi scrive puttana nel 99 per cento dei casi dovrò rivolgermi al mio avvocato perché il tuo indiano non lo rimuoverà. Se però io faccio uno screenshot di quell’insulto e scrivo “Guardate cosa scrive la gente” il tuo team implacabile cancellerà quel commento. Addirittura sospenderà il mio account perché per Facebook io faccio del bullismo. Se io pubblico il post di qualcuno che deride la Cantone tu blocchi me, non lui, in un vortice di contraddizioni e surreali controsensi che creano quel senso di frustrazione per cui qualcuno alla fine, si suicida.


Il dubbio che sia Facebook il più grande bullo del pianeta, il più alto della classe, quello di cui hanno paura pure le maestre naturalmente non ti viene mai. Nel frattempo, caro Mark, io su di te ho maturato due certezze: quella che tu chiami “difesa della libertà di espressione” ci sta privando della libertà di frequentare Facebook senza sentirci costantemente aggrediti. Tu giri con sedici guardie del corpo, noi siamo un miliardo e mezzo e a difenderci hai messo un cecchino orbo che spesso sbaglia bersaglio e spara alla vittima. Pensaci, prima del prossimo morto sulla coscienza.

p.s.
Se esce un video o un pezzo non autorizzato le major discografiche riescono a costringere fb a rimuovere tutto in 6 nanosecondi. Chissà come mai.



Pubblicato il 08.11.2016 09:01

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