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Algeria: assalto ai rapitori, strage di ostaggi

Un bagno di sangue. Si è concluso così il rapimento di massa di ieri di centinaia di persone - tra cui anche una quarantina di stranieri e occidentali - che lavoravano nel sito gasiero algerino di In Amenas per mano di un gruppo terroristico islamico che gli Stati Uniti riconducono direttamente alla galassia di Al Qaida.

Dopo il fallimento delle trattative per liberare gli ostaggi, l'esercito algerino ha fatto scattare il raid: secondo diverse fonti, elicotteri hanno bersagliato il campo provocando un massacro di rapitori ma anche di ostaggi, di cui ora Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia chiedono ruvidamente conto al governo di Algeri.

Tra i sequestrati c'erano, tra gli altri, cittadini americani, britannici, francesi, norvegesi, giapponesi e romeni. Non si sa quanti siano morti e quanti sono invece sopravvissuti.

Di certo ci sono stati dei morti, ma il loro numero resta un mistero e potrebbe andare da mezza dozzina a 50 (secondo Al Jazeera), terroristi compresi. Lo stesso governo algerino, pur incensando l'esito dell'operazione, ha ammesso che se sono stati liberati molti ostaggi, sfortunatamente ci sono state vittime, senza però dire quante.

Resta ora da chiarire se l'azione decisa dal governo algerino sia stata presa in modo autonomo, nonostante il fatto la legge non scritta della diplomazia imporrebbe che di essa si avvertano i Paesi coinvolti, quelli cioè di cui sono originari gli ostaggi. Ma dalle reazioni ufficiali - la chiara stizza del premier britannico Cameron, le forti preoccupazioni della Casa Bianca, i motivati timori di Hollande - questa comunicazione non c'è stata o almeno non c'è stata rispetto alla portata reale dell'azione algerina.

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