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Martin Luther King: mea culpa "Washington Post", non capimmo
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Il "Washingotn Post" fa mea culpa: 50 anni dopo il discorso di Martin Luther King "I have a Dream" il quotidiano ammette pubblicamente, in un editoriale pubblicato oggi, di aver sbagliato all'epoca non riconoscendone l'importanza. A scrivere il mea culpa è Robert Kaiser che, nel 1963, era uno stagista che rientrava tra le 60 persone assegnate a seguire la marcia. Keiser è ora senior correspondent del "Washington Post".

In molti si attendevano scontri e quando non avvennero - afferma Kaiser - il quotidiano fu colto di sorpresa e, sottolineando in tutti gli articoli come la manifestazione si fosse svolta ordinatamente, non fece abbastanza attenzione a King e al suo storico discorso.

"Il 29 agosto 1963 il 'Post' ha pubblicato decine di storie sulla marcia. In nessuna si è accorto dell'importanza del discorso di King. Le parole 'I have a dream' sono state riportate in un solo articolo, a pagina 15 nel quinto paragrafo. Abbiamo anche pubblicato alcuni estratti del discorso ma i tre paragrafi scelti dall'intervento di King non includevano 'I have a dream'", conclude l'autocritica.

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