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Siria: per Obama proposta russa "positiva", e voto slitta
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La crisi siriana potrebbe essere a una svolta. Il governo di Assad ha infatti accolto favorevolmente la proposta russa, annunciata dal ministro degli esteri, Serghiei Lavrov, di consegnare il proprio arsenale chimico alla comunità internazionale.

Una decisione che Barack Obama ieri in serata ha definito "uno sviluppo potenzialmente positivo" e che Mosca e Damasco sperano possa bloccare l'iniziativa Usa di un intervento militare, mentre il voto al Senato Usa slitta. Da Washington - dove regna un generale scetticismo - arriva comunque un segnale di apertura: "Esamineremo in maniera approfondita la proposta russa". E il presidente Barack Obama commenta: "Se è reale", dice, "è uno sviluppo potenzialmente positivo, è possibile che eviti l'attacco militare", ha detto alla Cnn, sottolineando però come sia necessaria la massima prudenza.

Una svolta che potrebbe cavare d'impaccio Obama, il quale ha ammesso di non avere i voti necessari al Senato dicendo di "non essere molto fiducioso che la mozione possa essere approvata". Una svolta subito colta anche dal capogruppo democratico alla camera alta del Congresso, Harry Reid, rinviando lo spinoso voto. "Immagino che il Congresso avrà bisogno di tempo per prendere le decisioni giuste, penso a settimane", ha detto poi Obama, intervistato stasera da varie tv americane.

Intanto, il segretario di Stato, John Kerry, ha già sentito telefonicamente il suo omologo russo. Ma sia Casa Bianca che Dipartimento di Stato avvertono: vogliamo vedere le carte, ma non siamo disposti ad accettare perdite di tempo. Lo stresso Obama avverte: "No a tattiche dilatorie che riportino la situazione allo stallo". A innescare gli ultimi sviluppi e la proposta di Mosca è stata proprio un'uscita del capo della diplomazia americana, nel corso di una conferenza stampa a Londra.

"Assad - ha detto Kerry - potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima". In molti hanno subito visto in queste dichiarazioni un'apertura da parte dell'amministrazione statunitense. Tanto che il Dipartimento di Stato - temendo che le parole di Kerry potessero mettere in imbarazzo la Casa Bianca - è intervenuto per correggere il tiro: "Quella del segretario di Stato era solo un' argomentazione retorica, perché Assad è un dittatore brutale di cui non ci si può fidare".

Fatto sta che a stretto giro di posta da Mosca è arrivata - nel corso di una conferenza stampa congiunta - la doppia dichiarazione dei ministri degli esteri russo e siriano. Lavrov ha invitato Damasco a raggiungere un accordo per mettere i propri depositi di armi chimiche sotto il controllo internazionale, con l'obiettivo di distruggerle. Al regime di Assad è stato anche chiesto di aderire pienamente all'organizzazione internazionale per il divieto delle armi chimiche con sede all'Aja.

Il ministro degli esteri siriano, Walid al Muallim, non ha perso tempo: "Prendiamo in seria considerazione l'offerta del ministro Lavrov e abbiamo quindi deciso di accogliere l'iniziativa russa. Per noi - ha aggiunto il capo della diplomazia di Assad - le vite dei nostri cittadini e la sicurezza del nostro Paese sono una priorità. E confidiamo nella saggezza delle autorità russe che stanno cercando di evitare un'aggressione americana contro il nostro popolo".

A questo punto - a tre giorni dalla drammatica spaccatura registratasi al G20 di San Pietroburgo - tutto sembra tornare in gioco. Con i nuovi sviluppi salutati con grande soddisfazione dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon: "Tra le proposte che intendo fare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - ha detto - c'è quella di inviare immediatamente le armi chimiche presenti in Siria in un posto sicuro all'interno del Paese dove possono essere distrutte". E anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, l'hanno giudicata interessante.

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