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"Improbabile che ci troveremo nei guai", Urs Rohner (Credit Suisse)
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"Il Credit Suisse è pronto per affrontare un eventuale caso di crisi". Ad esserne convinto è il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) della grande Banca elvetica Urs Rohner, che in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale svizzerotedesco "NZZ am Sonntag" afferma: "è estremamente improbabile che la nostra banca possa trovarsi con problemi esistenziali".

Il capitale proprio e i prestiti obbligazionari, convertibili in caso di crisi in capitale proprio, ammontano a oltre 50 miliardi di franchi. Se a ciò si aggiungono altre forme di capitale computabile, si arriva a un totale di 100 miliardi, che garantirebbero l'eventuale copertura delle perdite. "È più del doppio di quanto perso dall'UBS durante la crisi", sottolinea Rohner.

In ogni caso oggi il CS è una banca diversa rispetto a tre anni fa: l'istituto finanziario ha ridotto le attività di investimento: la ripartizione del capitale tra "Investmentbank" e gestione patrimoniale sta ora in un rapporto di 60:40. "Il nostro obiettivo è di raggiungere un rapporto di 50:50", ha aggiunto il presidente del Cda.

Tuttavia Rohner non intende allontanarsi del tutto dalle attività legate agli investimenti: "sono convinto che abbiamo una banca d'investimento che negli anni buoni può generare profitti prima delle imposte fino a 3-4 miliardi di franchi". Si tratta di fondi che il CS potrebbe usare in altri settori, come ad esempio l'espansione della gestione globale di patrimoni.

Rohner commenta con una certa autocritica il programma di remunerazione stabilito per Brady Dougan: nel suo caso è stato adottato un sistema di bonus a lungo termine che ha garantito all'attuale CEO della banca in totale 70 milioni di franchi sull'arco di diversi anni. Gli incentivi per trattenere i top manager il più a lungo possibile sono giusti, afferma Rohner, ma "con il senno di poi c'è da dire che l'asticella era stata posta troppo in alto".

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