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PBD: sgomento dopo elezioni bernesi, timori per Grigioni
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Sgomento e costernazione predominano nel Partito borghese democratico dopo la Marignano di ieri alle elezioni bernesi, in cui il partito che ha per icona la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha perso 11 dei 25 seggi che si era conquistato quattro anni fa nel parlamento cantonale. Con apprensione il PBD guarda ora alla prossima battaglia elettorale, in agenda il 18 maggio nell'altra sua roccaforte, i Grigioni.

Per il presidente del PBD svizzero Martin Landolt quella dello scorso weekend è stata una batosta innegabile e un campanello d'allarme per le altre sezioni cantonali. Secondo il consigliere nazionale glaronese, la sezione bernese non è riuscita a spogliarsi dei suoi trascorsi conservatori per posizionarsi come partito di centro. Se si osserva il buon comportamento dei Verdi liberali e del Partito evangelico si ha l'impressione che nel cantone "ci sarebbe stato spazio al centro", ha affermato stamane Landolt ai microfoni della radio SRF. Visto che il PBD bernese è nato da una costola dell'UDC e "ne ha proseguito la politica con un altro stile" molti elettori di destra devono aver preferito l'originale alla copia.

Un'opinione condivisa dal politologo Adrian Vatter, secondo il quale il PBD è stato vittima, oltre che di errori tattici (mancata congiunzione delle liste, "si sentiva troppo sicuro"), della propria "assenza di profilo". Il partito si pone politicamente vicino all'UDC e al PLR e opera come la vecchia UDC bernese, "in modo un po' flemmatico e tranquillo", afferma Vatter interpellato dall'ats. A suo avviso, la dinamica che si era innescata nel 2008 con la scissione dall'UDC è andata persa e il PBD non si è affermato come una forza borghese alternativa.

Inoltre mancavano stavolta sulle sue liste i candidati "arraffavoti". Come Lorenz Hess, che nel 2010 aveva ottenuto un brillante risultato ma che nel frattempo è passato sugli scranni del Consiglio nazionale, o Beatrice Simon, rieletta ieri in governo con il miglior risultato fra tutti i candidati, e che quattro anni fa aveva avuto un ruolo trainante anche sulla lista per il Gran Consiglio.

La prossima prova cruciale saranno le elezioni del 18 maggio nei Grigioni, dove il PBD ha due seggi su cinque nel Governo e con 27 deputati su 120 è la terza forza in Gran Consiglio, dopo liberali e democristiani. I vertici del partito retico tuttavia non sembrano scomporsi: il PBD grigionese non ha bisogno di "una sveglia", afferma il suo presidente Jon Domenic Parolini. A suo avviso il partito è solido. Importante è però saper mobilitare la base.

Nel canton Berna si prospettano intanto altri quattro anni di coabitazione politica forzata, con un rieletto esecutivo a maggioranza rosso-verde e un legislativo a predominanza borghese. E il rischio di conflitti è ancora più forte.

Nel corso della passata legislatura il Consiglio di Stato è stato costretto dal Gran Consiglio a drastici tagli nella spesa pubblica. Visti i problemi finanziari che angustiano il cantone, nulla lascia presagire una pacificazione. Anzi.

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