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GE: processo Sperisen, "era il capo" afferma parte civile
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Erwin Sperisen era il "capo supremo" della polizia civile guatemalteca e, in quanto tale, doveva essere coinvolto nelle azioni di "pulizia sociale" terminate con l'assassinio di dieci detenuti, ha dichiarato oggi l'avvocato della parte civile nel processo intentato da due settimane a Ginevra al 43enne con la doppia nazionalità svizzera e guatemalteca.

Numerosi documenti e testimonianze attestano d'altronde del coinvolgimento dell'imputato in queste azioni, condotte nel 2005 nel carcere "El Infiernito" e nel 2006 nel penitenziario Pavon, ha detto Alec Reymond. Sostenere il contrario - ha affermato - "sarebbe come dire che il generale statunitense Colin Powell non sapeva che le sue truppe erano impegnate in Iraq".

Secondo la sua collega Alexandra Lopez - che assume con Reymond la difesa della madre di un detenuto deceduto - Sperisen ha abbattuto di persona un prigioniero, sparandogli a bruciapelo mentre era nudo e sotto controllo, "per vendetta personale", a causa di un conflitto sorto con il defunto.

I legali hanno chiesto un indennizzo di 40'000 franchi per la morte del figlio della loro assistita, nonché 15'000 franchi per il torto subito dalla donna in seguito all'articolo pubblicato dal settimanale "L'Illustré". Da quando il suo nome e indirizzo sono stati divulgati dal giornale romando, la settantenne "vive nel timore di rappresaglie", hanno sostenuto.

Il processo proseguirà domani con le arringhe della difesa. La sentenza dovrebbe essere resa il 6 giugno. Venerdì scorso, l'accusa ha chiesto che l'imputato sia riconosciuto colpevole di assassinio e condannato all'ergastolo.

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