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Iraq: la strage dei turcomanni, 700 massacrati dall'Isis
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"Bambini, donne, vecchi, tutti messi contro un muro, insieme agli uomini, e uccisi a colpi di fucile". Così il rappresentante dell'Unicef in Iraq, Marzio Babille, racconta all'ANSA il massacro compiuto dallo Stato islamico (Isis) contro un'altra minoranza nel nord del Paese, quella dei Turcomanni sciiti, perseguitata come quella degli Yazidi o i cristiani, tutti considerati 'infedeli'.

Circa 700 civili, secondo quanto riferito a Babille da alcuni superstiti che sono riusciti a fuggire nella regione autonoma del Kurdistan, sono stati massacrati nel villaggio di Beshir, a sud di Kirkuk, tra l'11 e il 12 luglio scorsi, poco dopo l'arrivo dei jihadisti. La regione è storicamente al centro di contese tra le tre principali etnie del Paese, quella araba, quella curda e quella turcomanna appunto, ma fino ad ora non si erano registrati crimini di questa gravità.

Ora sono 80-90mila i Turcomanni rifugiati nel Kurdistan iracheno, su un totale di 440mila profughi. Tra loro, anche i sopravvissuti del massacro di Beshir, che hanno potuto raccontare al mondo quanto avvenuto. E di fronte a episodi come questo, afferma Babille, "la comunità internazionale non può più guardare dall'altra parte".

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