CRONACA
"Anche da noi estremisti islamici pronti alla violenza. Si fanno fotografare col fucile svizzero"
Una ricerca del Centro di ricerca sulla sicurezza del Politecnico federale di Zurigo stima il loro numero ad "alcune decine"

ZURIGO - Anche in Svizzera vivono estremisti islamici attivi e pronti alla violenza: una ricerca del Centro di ricerca sulla sicurezza del Politecnico federale di Zurigo (ETH) stima il loro numero ad "alcune decine". Vanno poi aggiunte alcune migliaia di militanti che simpatizzano con le idee radicali.

Nel suo lavoro Lorenzo Vidino - ricercatore presso l'ETH e autore dello studio "Radicalizzazione jihadista in Svizzera, di cui dà notizia "Le Temps" - non ha avuto difficoltà a trovare fondamentalisti islamici. Alcuni si fanno anche fotografare con un fucile d'assalto dell'esercito svizzero.

Lo studioso italiano ha identificato una cinquantina di sostenitori della guerra santa. Fra loro vi erano anche persone che hanno viaggiato all'estero per allacciare contatti, per esempio in Somalia, Jemen o Pakistan. Vi sono inoltre scambi intensi con simpatizzanti in Germania o nei Balcani.

Non più tardi di una ventina di anni or sono la gran parte dei jihadisti in Svizzera proveniva dal Nordafrica. Oggi invece la maggioranza è nata o perlomeno cresciuta nella Confederazione.

Vidino sottolinea che il fenomeno è però limitato in confronto a paesi di grandezza analoga, come la Danimarca o il Belgio. Questo è dovuto soprattutto al fatto che in Svizzera non vi sono moschee che pubblicizzano idee radicali, un fattore che è stato decisivo nello sviluppo in altri paesi.
Inoltre la gran parte dei musulmani nella Confederazione è ben integrata e gode di buoni standard economici e sociali, ciò che li rende più resistenti all'estremismo. Anche la posizione internazionale della Svizzera ha un importante impatto: grazie alla sua politica estera neutrale il paese non attira le ire dei fondamentalisti come invece avviene ad esempio in Gran Bretagna.

ATS

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