CRONACA
Svizzera: quello con il Brasile è un grande risultato ma non un'impresa. I caroselli si conservino per le vittorie. E con la Serbia va ritrovato equilibrio a centrocampo
La fortuna, la sfortuna, il numero delle occasioni, il possesso palla….lo ripetiamo in ogni circostanza: il calcio non sono i tuffi, dove una giuria sceglie il vincitore assegnando dei punti in base alla prestazione. Giocar bene o giocar male è un fatto estetico e relativo, di forma e non di sostanza. Il bel calcio può regalarti l’immortalità rispetto alla storia, non il successo garantito. E alla fine conta solo il risultato
© Ti-Press / Gabriele Putzu
di Andrea Leoni

 

La Svizzera può essere molto soddisfatta per il punto ottenuto contro il Brasile. Pareggiare contro chi è nettamente più forte, è sempre un grande merito nel calcio. E poco importano le circostanze di gioco che hanno prodotto il risultato.

 

La fortuna, la sfortuna, il numero delle occasioni, il possesso palla….lo ripetiamo in ogni circostanza: il calcio non sono i tuffi, dove una giuria sceglie il vincitore assegnando dei punti in base alla prestazione. Giocar bene o giocar male è un fatto estetico e relativo, di forma e non di sostanza. Il bel calcio può regalarti l’immortalità rispetto alla storia, non il successo garantito. E alla fine conta solo il risultato.

 

La Svizzera aveva una sola possibilità per uscire indenne dallo stadio di Rostov, ovvero che il Brasile non giocasse al meglio delle sue possibilità. A parità di condizione, infatti, non c’è e non può esserci competizione alla pari tra le due squadre.

 

Il primo tempo, ma si potrebbe dire la partita nel complesso, lo ha dimostrato. Ogni volta che il Brasile riusciva a giocare in velocità, la tecnica dei suoi campioni - Neymar, Coutinho, Gabriel Jesus, Marcelo… - bucava come un coltello nel burro la retroguardia Svizzera. Difficile contenerli soprattutto se, come durante la prima frazione di gara, i centrocampisti elvetici facevano una gran fatica a mantenere le distanze e a chiudere le linee di passaggio, favorendo sulla trequarti l’inserimento dei centrocampisti brasiliani. E se al 46’ andava dentro il colpo di testa di Thiago Silva, il match si sarebbe concluso con una sicura sconfitta.

 

La nazionale rossocrociata è stata brava a non consegnarsi all’inerzia della partita. Non ha imbarcato troppa acqua e non si è disunita nelle difficoltà. Segno di una squadra matura che ha avuto in Valon Behrami, finché il fisico lo ha sorretto, la sua bussola tattica ed emotiva.

 

Poi nella ripresa, all’improvviso, è arrivato il gol di Zuber, astuto nel liberarsi da quel pollo di Miranda con una spintarella (altro segno di maturità). Un gradito regalo da parte della nazionale verdeoro, completamente disattenta nelle mercature sull’angolo che ha portato al pareggio. Un pari del tutto immeritato ma, come dicevamo all’inizio, il merito nei ’90 minuti non esiste in questo gioco.

 

A quel punto la Svizzera ha preso coraggio e ha potuto tornare a interpretare una partita più congeniale alle sue caratteristiche, in rapporto a un avversario di questa caratura che rispetto al recente passato ha mostrato anche equilibrio e compattezza. I ragazzi di Petkovic nella ripresa si sono mossi con molta più applicazione e determinazione: questo ha fatto la differenza.

 

Il Brasile, dal canto suo, ha perso certezze e brillantezza. Tite ha sbagliato i cambi: tardivo Firmino e delittuoso lasciare in panchina Douglas Costa. Nell’assedio finale i verdeoro hanno comunque sfiorato il successo. Ma il muro elvetico ha tenuto, portando a casa un punto pesante in ottica qualificazione.

 

Ora però, in vista dell'nsidiosissima partita con la Serbia, bisognerà correggere quel che con ogni evidenza non ha funzionato. Innanzitutto l’equilibrio del centrocampo, troppo spesso sfilacciato e poco reattivo nelle chiusure e nei tempi di gioco. Xhaka deve alzare di molto il livello del suo calcio: a pascolare come ieri sera in mezzo al campo non serve a nulla. Dzemeili, Zuber e Shaqiri devono trovare inserimenti migliori e mettere molto più veleno nelle giocate. Il dispendioso e ingrato gioco di sponda di Seferovic, necessità di altra concretezza e pulizia per risultare efficace. In generale occorre più qualità e lucidità nei passaggi, soprattutto in fase di ripartenza e nei momenti di gestione.

 

Anche dal profilo della mentalità c’è da essere solidi ed equilibrati (tifosi compresi). Quella di ieri sera non è stata un’impresa, ma un grande risultato. La Svizzera ha raggiunto un tale livello internazionale da non dover cedere all’esultanza esagerata e provinciale per un pareggio, seppure contro una squadra fortissima. I caroselli si conservino per le vittorie e per il passaggio del turno.

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