POLITICA E POTERE
"Gli automobilisti non sono un bancomat". Il PPD targato Dadò sceglie la via della raccolta firme contro gli aumenti dell'imposta di circolazione. E propone di restituire parte del salasso pagato nel 2017
Due i punti fondamentali dell'iniziativa popolare presentata oggi: il primo prevede un nuovo sistema di calcolo con le emissione di CO2 come unico criterio per stabilire l'imposta. Per quanto riguarda invece gli aumenti del 2017 decisi dal Governo, questi andranno "scontati" dalla prossima imposta, qualora il parlamento o il popolo dovessero accogliere il nuovo sistema di calcolo proposto dagli azzurri
© Ti-Press / Gabriele Putzu
BELLINZONA - Il PPD targato Fiorenzo Dadò si gioca anche la carta dell'iniziativa popolare: uno strumento che storicamente non rientra nelle corde dei popolari democratici. Ma i tempi cambiano, e così ecco la raccolta firme con titolo altisonante ("Gli automobilisti non sono bancomat") e tema ultra (le imposte di circolazione).
 
Due i punti chiave del testo presentato oggi dagli azzurri in conferenza stampa. Il primo prevede un nuovo sistema di calcolo con le emissione di CO2 come unico criterio per stabilire l'imposta di circolazione. Il secondo, quello che farà più discutere, mira invece alla restituzione di parte del salasso che molti automobilisti si sono trovati a pagare nel 2017, per decisione del Consiglio di Stato nell'ambito della manovra di risanamento finanziario. Costo dell'operazione: 30 milioni. 
 
I soldi pagati in eccesso, secondo la proposta del PPD, andranno "scontati" dalla prossima imposta di circolazione, qualora il parlamento o il popolo dovessero accogliere il nuovo sistema di calcolo proposto dagli azzurri. Sistema di calcolo di cui, stando alle stime del PPD, beneficeranno il 75% degli automobilisti rispetto alla situazione attuale. 
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