CORONAVIRUS
Berset: "Attenzione, non è un liberi tutti. La situazione resta fragile"
Il Consigliere Federale avverte che la scelta di riaprire è data dall'effetto dei vaccini, dalla possibilità di organizzare attività all'esterno e che si è voluto fare un gesto verso i giovani. Ma cita il Canton Uri per dire che tutto è in bilico

BERNA - Attesa conferenza stampa del Consiglio Federale oggi a Berna, arrivata alle 16.30. Ed ecco la tanto attesa notizia: le terrazze dei ristoranti, pur con restrizioni (e aiuti per chi sceglierà di non farlo), potranno riaprire. Non solo. Saranno possibili anche manifestazioni con più persone, verranno riaperti cinema, musei e giardini botanici. 

Berset: "Ecco cosa abbiamo deciso"

"Stamattina abbiamo fatto il punto della situazione. Dopo l'ultima conferenza stampa avevamo rinunciato ad alcune aperture, c'era molta incertezza. Le ultime tre settimane ci hanno dato ragione, abbiamo contenuto i contagi, anche se stanno aumentando non sono fuori controllo. Non dobbiamo correre rischi inutili. Abbiamo deciso, a patto che i piani di protezione vengano attuati, di aprire le terrazze dei ristoranti, i cinema, i centri fitness e alcune manifestazioni".

"Sappiamo tutti qual è la posta in gioco, ci siamo adattati. La maggior parte della popolazione sta attenta. Adesso non bisogna mollare la presa, chiediamo anche a chi ora può aprire che deve rispettare i piani di protezione: loro vogliono aprire, noi anche. Precisiamo che i ristoratori che non possono o ritengono che non sia il caso di aprire continueranno a ricevere degli aiuti. E non è obbligatorio aprire proprio al 19, si può fare anche dopo".

"Non è un segnale che molliamo, assolutamente. Abbiamo voluto fare un gesto anche per i più giovani".

"La vaccinazione sta avanzando, questo è un segno di speranza. Siamo a favore dei medicamenti con anticorpi, presto li avremo a disposizione. Servono per chi non può essere vaccinato per motivi medici o non ha ancora ricevuto il vaccino. Sono terapia molto costose, comunque meno care di una lunga degenza in cure intense. Ci voleva qualcosa per proteggere le persone più vulnerabili, abbiamo messo nella legge Covid la base per poter finanziare queste cure".

"Non ci stiamo avvicinando alla fine, non abbiamo segnali. Ma se usiamo tutto quanto ci può proteggere, è possibile procedere a queste aperture. La situazione può restare comunque molto instabile, può girare al peggio rapidamente, come nel Canton Uri per esempio. La situazione è fragile, qualsiasi passo verso la riapertura è un rischio, ma se stiamo attenti abbiamo la possiblità di avere una strategia di aperture non a yo-yo. Serve accompagnare ogni misura con protezione e testando più di prima. Non vuol dire liberi tutti, a quel punto sarebbe veramente un problema. Se le riaperture sono accompagnate dai piani di protezione le vediamo possibili".

"Non aboliamo l'obbligo del telelavoro, che comunque è flessibile e funziona bene per le aziende, dove non funziona non si fa. Però quello che stiamo facendo non vuol dire che tutti possono uscire. Parliamo da un anno di responsabilità. Se tutti tornassero al lavoro, creeremmo molti pendolari e quindi tanti contatti, non va bene". 

"Dalle ultime decisioni è passato un mese. Si possono organizzare più attività all'aperto, i vaccini hanno migliorato la situazione. Questa è la differenza rispetto a quando abbiamo deciso di aprire, contrariamente a un mese fa".

 

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