Un’interrogazione interpartitica chiede spiegazioni al Municipio sul “Bingo Birikino” proposto a Casa Rusca. Nel mirino la vignetta dedicata a Luigi Mangione e le provocazioni su religione, politica e sessualità

LOCARNO – Una vignetta dedicata a Luigi Mangione, accompagnata dalla frase “LET’S KILL A RICH”, ossia “uccidiamo un ricco”. Poi sacerdoti che si baciano, simboli cristiani trasformati in riferimenti sessuali, provocazioni sul sionismo, sull’immigrazione e sull’identità di genere.
Il “Bingo Birikino”, proposto all’interno del festival “Crampi al Cuore”, approda ora sui banchi della politica locarnese. I consiglieri comunali Giuseppe Abbatiello e Simone Beltrame del Centro e Simone Merlini del PLR hanno presentato un’interrogazione interpartitica, sottoscritta da rappresentanti del Centro, del PLR, dei Verdi e Indipendenti e del gruppo Lega-UDC-Indipendenti.
La domanda rivolta al Municipio è netta: “quella ospitata a Casa Rusca dal 25 al 27 settembre è stata soltanto una manifestazione culturale oppure anche la sua componente di attivismo politico è stata valutata e consapevolmente accolta dalla Città?”.
La casella dedicata a Luigi Mangione
Il festival viene presentato come una manifestazione interdisciplinare nella quale convivono “folklore e pratiche queer”, ritualità popolari, arti visive, musica, performance e attività partecipative. Secondo gli interroganti, queste proposte rientrano nella libertà artistica e culturale. Il problema riguarda però i criteri applicati dalla Città quando un proprio museo viene messo a disposizione di una manifestazione nella quale arte e attivismo politico tendono a sovrapporsi.
A sollevare le maggiori perplessità è una casella del “Bingo Birikino”, una reinterpretazione della tradizionale tombola attraverso vignette dissacranti e provocatorie. Al numero 88 appare Luigi Mangione, rappresentato con un richiamo al personaggio Luigi della serie Super Mario e accompagnato dalla scritta “LET’S KILL A RICH”.
Stando a quanto riportato nell’interrogazione, Mangione avrebbe ammesso davanti alla giustizia federale statunitense di avere ucciso Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, assassinato a Manhattan nel dicembre del 2024. “Non siamo confrontati con un personaggio immaginario, né con una provocazione astratta sul rapporto tra ricchezza, disuguaglianza e violenza”, scrivono i consiglieri comunali.
Per i firmatari, l’accostamento “va oltre il semplice cattivo gusto” e pone interrogativi sulla possibile banalizzazione di un omicidio realmente avvenuto e sulla trasformazione del suo autore in una figura pop.
Religione, politica e sessualità
L’interrogazione passa quindi in rassegna numerose altre caselle del gioco. Una parte consistente delle vignette prende di mira la religione cattolica e il clero.
Tra i titoli citati figurano “Miss Vaticano”, “Scherzi da prete”, “2 Priest 1 Cup”, “Prete piedofilo”, “Crocidildo” e “Vaticano Fashion Week”. “Non è questa la sede per stabilire ciò di cui si possa o non si possa fare satira”, precisano gli interroganti. Trattandosi però di uno spazio pubblico, ritengono legittimo domandarsi se “la stessa libertà e la medesima disinvoltura sarebbero state riconosciute qualunque fosse stato il bersaglio della provocazione”.
Altre vignette affrontano questioni politiche, sociali e identitarie. “Sionismo gay” accosta la bandiera israeliana e la scritta “Love is Love” a bombe ed esplosioni. “Futuro nazianale” richiama il termine “nazi”, mentre “Generale Gattacci” raffigura un personaggio che grida “Randagi a casa loro!”, parodiando gli slogan sull’immigrazione.
Non mancano poi contenuti sessualmente espliciti o basati su doppi sensi, tra cui “A.I. Anal Intelligence”, “Salsiccia vegana”, “Maschi che maschiano” e “Angelo in divisa”.
“Perché proprio Casa Rusca?”
Il nodo politico riguarda soprattutto il luogo nel quale queste proposte sono state presentate.
“Casa Rusca non è uno spazio qualsiasi”, sottolineano i firmatari. La dimora settecentesca ospita dal 1987 la Pinacoteca comunale e negli anni ha accolto esposizioni di artisti di rilievo nazionale e internazionale, diventando uno dei principali luoghi culturali della città.
Secondo gli interroganti, una cosa è riconoscere il diritto di un artista a esprimere contenuti provocatori, disturbanti o controversi. Un’altra è la decisione di un ente pubblico di mettere a disposizione un proprio museo, le proprie strutture e, eventualmente, risorse e prestazioni pubbliche.
L’interrogazione parte dal presupposto che il Municipio, il Dicastero Cultura, la sua Direzione o i Servizi culturali conoscessero preventivamente il programma e le attività previste.
“Se tale presupposto è corretto, la scelta è stata compiuta consapevolmente ed è quindi legittimo chiedere al Municipio di illustrarne criteri e valutazioni”, si legge nel testo.
Se invece i contenuti non fossero stati conosciuti, si porrebbe un problema diverso: quali verifiche vengono svolte prima di concedere gli spazi di un museo comunale a una manifestazione organizzata da terzi?
Sedici domande al Municipio
Con sedici domande, i consiglieri comunali chiedono al Municipio di chiarire quale sia stato il ruolo della Città nell’organizzazione, nella promozione e nell’eventuale finanziamento del festival.
Domandano inoltre quali spazi, servizi, prestazioni e contributi siano stati messi a disposizione, a quali condizioni sia stata concessa Casa Rusca e chi abbia autorizzato l’utilizzo del museo.
Il Municipio dovrà spiegare se i responsabili culturali fossero a conoscenza del “Bingo Birikino” e delle relative cartelle. Nel caso in cui i contenuti fossero noti, viene chiesto quali valutazioni siano state effettuate per considerarli compatibili con Casa Rusca e con la politica culturale cittadina.
Particolare attenzione viene riservata alla casella dedicata a Luigi Mangione. Gli interroganti chiedono quale messaggio culturale, artistico o educativo possa trasmettere e se sia stato considerato il rischio di banalizzare la violenza e mettere in secondo piano la vittima.
Infine, il Municipio viene invitato a precisare quali criteri applichi quando una proposta ospitata in uno spazio comunale presenta, accanto alla dimensione artistica, anche contenuti di attivismo politico.
“La questione non è di censura”, ribadiscono i firmatari. Il punto è garantire che la concessione degli spazi culturali pubblici avvenga attraverso criteri “coerenti, oggettivi e nel rispetto del pluralismo e della parità di trattamento”.