Le proteste del fine settimana degenerano in violenze: oltre mille arresti in Francia e il municipio di Limoges devastato dalle fiamme. Nel capoluogo lombardo negozi assaltati, barricate e decine di giovanissimi fermati

Un municipio storico divorato dalle fiamme, negozi saccheggiati, barricate improvvisate, automobili incendiate e centinaia di agenti impegnati a contenere gruppi di manifestanti violenti. Dalla Francia a Milano, il fine settimana del 17 e 18 ottobre ha lasciato dietro di sé uno scenario di devastazioni che va ben oltre le consuete tensioni di piazza. Le proteste contro il carovita, il peggioramento dei servizi pubblici e le difficoltà economiche sono degenerate in diverse città in episodi di guerriglia urbana. Le immagini più impressionanti arrivano dalla Francia, dove il municipio ottocentesco di Limoges è stato devastato da un incendio doloso. Ma anche Milano ha vissuto due giornate drammatiche, con piazza Duomo trasformata in un campo di battaglia, negozi assaltati, turisti in fuga e perfino le boutique del Quadrilatero della moda costrette ad anticipare la chiusura per timore di nuove incursioni. Il dato che più colpisce riguarda però l'età dei protagonisti delle violenze milanesi: nel solo pomeriggio di domenica, 220 delle 271 persone accompagnate in Questura erano minorenni. Tra i ragazzi coinvolti negli incidenti del fine settimana figurano anche dodicenni.
La Francia in rivolta: migliaia di arresti e città devastate
Sabato 17 ottobre centinaia di migliaia di persone sono scese nelle strade francesi per protestare contro il crescente costo della vita, l'aumento dei prezzi dei carburanti e il deterioramento dei servizi pubblici, a cominciare dalla scuola. Secondo le autorità, i partecipanti alle manifestazioni sono stati circa 550.000, mentre gli organizzatori parlano di 800.000 persone, distribuite in oltre cento cortei. La mobilitazione ha coinvolto studenti, lavoratori, sindacati e cittadini esasperati dalle difficoltà economiche. La maggior parte delle manifestazioni si è svolta pacificamente, ma in numerose città gruppi violenti hanno provocato scontri con le forze dell'ordine, incendi e saccheggi. Il bilancio si è progressivamente aggravato, fino a raggiungere circa 2.400 arresti e oltre 3.000 esercizi commerciali danneggiati. Numerosi edifici pubblici sono stati presi di mira e le autorità hanno annunciato un rafforzamento dei dispositivi di sicurezza per prevenire nuovi disordini.
A Parigi, le strade del centro sono state teatro di violenti confronti tra manifestanti incappucciati e polizia. Barricate costruite con biciclette, cassonetti e altri materiali sono state incendiate, mentre diversi negozi sono stati saccheggiati. I gruppi più aggressivi sono riusciti ad avvicinarsi fino a poche centinaia di metri dall'Eliseo, costringendo le forze dell'ordine a intervenire con lacrimogeni e idranti. Situazioni particolarmente tese si sono verificate anche a Marsiglia, dove alcuni manifestanti sono riusciti a introdursi brevemente nel municipio, a Lione e a Bordeaux. In quest'ultima città la gravità degli incidenti ha richiesto anche l'intervento di reparti specializzati della polizia. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha riferito di centinaia di agenti feriti, mentre il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e promesso una risposta ferma dello Stato. Il governo ha inoltre annunciato misure di sostegno per le attività commerciali colpite dalle devastazioni.
Limoges, il municipio ottocentesco distrutto dalle fiamme
È però Limoges, città della Francia centro-occidentale, a rappresentare il simbolo più drammatico di questa ondata di violenze. Sabato, al termine di una manifestazione che aveva riunito circa 5.500 persone, un gruppo di individui ha preso di mira il municipio, un edificio monumentale inaugurato nel 1883 e ispirato all'architettura dell'Hôtel de Ville di Parigi. Secondo la ricostruzione delle autorità, gli assalitori hanno appiccato il fuoco alla struttura nel tardo pomeriggio. Le fiamme si sono propagate rapidamente, raggiungendo il tetto e provocando il crollo di parte dell'edificio e del campanile. I danni sono ingentissimi e hanno compromesso gravemente uno dei principali monumenti cittadini, con conseguenze anche per la continuità dei servizi amministrativi.
Il sindaco Guillaume Guérin ha denunciato un attacco non soltanto contro un edificio pubblico, ma contro un simbolo della Repubblica e della vita democratica locale. Le autorità hanno avviato un'inchiesta per identificare i responsabili e martedì mattina, secondo le informazioni diffuse dalla stampa francese, un sospettato è stato arrestato con il supporto del reparto speciale Raid e posto in custodia di polizia. Domenica circa 7.000 persone si sono ritrovate in piazza per manifestare solidarietà alla città e condannare la distruzione del municipio. Alla mobilitazione hanno partecipato amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni. La vicenda ha assunto un valore simbolico particolarmente forte: un edificio sopravvissuto a oltre 140 anni di storia è stato devastato in poche ore, nel corso di una giornata nata per denunciare il disagio sociale.
Milano, due giorni di guerriglia e negozi saccheggiati
Una dinamica di violenze e saccheggi si è ripetuta a Milano, dove sabato 17 ottobre una manifestazione contro il carovita, i rincari energetici e la pressione fiscale è degenerata in scontri particolarmente gravi. Gruppi di giovani, molti vestiti di nero, con cappucci e volti coperti, hanno cominciato a lanciare pietre, bottiglie, petardi e transenne contro gli agenti. Piazza Duomo e le vie circostanti sono diventate teatro di una guerriglia durata ore. Le transenne utilizzate per delimitare gli accessi turistici alla cattedrale sono state divelte e impiegate contro le forze dell'ordine. Sono stati appiccati incendi utilizzando arredi urbani, biciclette e altri materiali recuperati lungo le strade. Nel frattempo gruppi di giovani hanno assaltato esercizi commerciali, sfondato vetrine e sottratto merce, mentre i turisti cercavano riparo e gli agenti tentavano di disperdere i gruppi più aggressivi.
La polizia ha fatto ricorso a idranti e lacrimogeni. Secondo il bilancio riportato nelle cronache del giorno successivo, sabato sono stati utilizzati 484 lacrimogeni. Il bilancio della prima giornata parla di 72 persone accompagnate in Questura e 17 arresti, tra cui cinque minorenni. Particolarmente pesante anche il numero dei feriti tra le forze dell'ordine: 104 agenti e carabinieri hanno riportato contusioni o lesioni, alcuni colpiti alla testa da pietre e sampietrini. Le dimensioni degli scontri hanno sorpreso anche gli investigatori, soprattutto per l'età dei partecipanti e per l'assenza, in molti casi, di legami con movimenti politici organizzati. Diversi ragazzi erano arrivati dalle periferie milanesi, dall'hinterland e da altre province lombarde, richiamati dal passaparola e dai social network.
Chi pensava che la situazione sarebbe tornata alla normalità già domenica si è dovuto ricredere. Nel pomeriggio del 18 ottobre, gruppi di giovanissimi si sono nuovamente radunati nel centro di Milano, dopo essersi dati appuntamento attraverso i social. La dinamica è stata diversa rispetto al sabato. Anziché concentrarsi in un unico punto, i partecipanti alle violenze si sono mossi in piccoli gruppi, colpendo rapidamente un negozio o una strada per poi disperdersi e ricomparire altrove. In via Torino sono stati lanciati tavolini, sedie e transenne contro le vetrine. Un supermercato Carrefour è stato assaltato e saccheggiato, mentre nel mirino sono finiti anche negozi di abbigliamento sportivo e calzature. Altri episodi hanno interessato la zona di piazza Castello, corso Garibaldi e le strade vicine al Cordusio. Le forze dell'ordine hanno dovuto intervenire ripetutamente per contenere gli assalti e impedire che i gruppi si ricompattassero.
La paura ha raggiunto anche il Quadrilatero della moda. In via Montenapoleone e nelle strade del lusso, alcune boutique hanno anticipato la chiusura, protetto le vetrine e messo al sicuro la merce nel timore di nuove incursioni. La Galleria Vittorio Emanuele II è stata presidiata dalle forze dell'ordine e alcuni esercizi commerciali hanno abbassato le serrande prima del previsto. È una delle immagini più emblematiche di queste giornate: la capitale italiana della moda, meta dello shopping internazionale, costretta a blindare le proprie attività per fronteggiare gruppi di giovanissimi che si muovono da una strada all'altra alla ricerca di nuovi obiettivi. Le violenze hanno inoltre riacceso il confronto sulla capacità di prevenire e gestire disordini che si sviluppano rapidamente, senza un'organizzazione riconoscibile e con modalità di mobilitazione sempre più legate alle piattaforme digitali.
In Questura 220 minorenni. Le famiglie sotto choc
Il bilancio di domenica, diffuso il giorno successivo dal Dipartimento della Pubblica sicurezza, restituisce la dimensione del fenomeno: 271 persone accompagnate in Questura, delle quali 220 minorenni. Gli arresti comunicati nel primo bilancio sono stati 32, tra cui 23 minorenni, mentre altre 28 persone sono state denunciate. Per 174 delle persone accompagnate negli uffici di polizia è stato disposto il fermo di prevenzione previsto dalla normativa italiana sulla sicurezza. Quattordici operatori delle forze dell'ordine sono rimasti feriti durante gli incidenti domenicali: dieci appartenenti alla polizia e quattro alla polizia locale. Il dato dei 271 accompagnati in Questura non deve quindi essere confuso con quello degli arresti, che rappresentano soltanto una parte dei provvedimenti adottati.
L'età dei partecipanti è uno degli aspetti che maggiormente preoccupano gli investigatori. Tra i ragazzi identificati nel corso del fine settimana figurano anche dodicenni, quindi minori non imputabili. Molti provengono dall'hinterland milanese e da altre province lombarde. Secondo le prime ricostruzioni, numerosi partecipanti non risultano legati a movimenti politici organizzati. I social network, in particolare TikTok, avrebbero avuto un ruolo importante nella diffusione degli appuntamenti e delle immagini degli scontri. Per alcuni, la partecipazione alle violenze sembra essere diventata anche un'occasione per realizzare video e fotografie da condividere online. Altri rivendicano invece motivazioni sociali, denunciando povertà, emarginazione e la sensazione di essere invisibili agli occhi delle istituzioni. La situazione pone interrogativi che vanno oltre il solo ordine pubblico: come si arriva a coinvolgere ragazzini di dodici o tredici anni in assalti ai negozi e scontri con la polizia? E quanto pesa la ricerca di visibilità sui social rispetto alle motivazioni di protesta?
Lunedì mattina, davanti alla Questura milanese di via Fatebenefratelli, si sono presentati numerosi genitori chiamati a recuperare i figli o a ricevere informazioni sulla loro posizione. Madri e padri di famiglie italiane e straniere, alcuni arrivati da altri comuni lombardi, si sono ritrovati ad affrontare una situazione che in diversi casi sostenevano di non conoscere. Tra le storie emerse c'è quella di un padre tunisino che ha appreso attraverso TikTok del fermo del figlio diciassettenne, coinvolto negli incidenti insieme al fratello più piccolo. Una madre ucraina, arrivata da Monza, ha raccontato la propria angoscia per l'arresto del figlio. Alcuni genitori sostengono che i ragazzi si siano trovati casualmente nel mezzo degli scontri. Altri riconoscono che eventuali responsabilità dovranno essere accertate e sanzionate. È un'altra immagine significativa di queste giornate: famiglie che scoprono soltanto a posteriori la partecipazione dei figli a episodi di violenza che hanno sconvolto il centro della città.
Tra gli episodi più gravi figura anche il ferimento di Angelo De Simone, 55 anni, dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia, colpito alla testa da un sampietrino durante gli scontri di sabato in piazza Duomo. Nonostante la ferita, il funzionario ha continuato a coordinare le operazioni. Il giorno successivo è tornato in servizio con quattro punti di sutura. A impressionarlo è stata soprattutto l'età dei protagonisti delle violenze e il loro atteggiamento nei confronti degli agenti, vissuti da alcuni quasi come bersagli di un gioco. Una percezione che rende ancora più inquietante il coinvolgimento di ragazzini giovanissimi, per i quali la distinzione tra protesta, provocazione e violenza sembra essersi progressivamente dissolta.
Le indagini e lo scontro politico sulla sicurezza
Le violenze hanno provocato anche un duro confronto politico. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha denunciato l'insufficienza delle forze dell'ordine presenti nelle strade durante gli incidenti, entrando in polemica con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le devastazioni e convocato una riunione sull'ordine pubblico per valutare ulteriori misure contro chi sfrutta le manifestazioni per compiere violenze. Intanto la magistratura milanese ha avviato le procedure nei confronti dei primi arrestati. La Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere per undici maggiorenni, cinque arrestati per gli incidenti di sabato e sei per quelli di domenica. Le accuse comprendono devastazione e saccheggio, oltre alla resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Per il reato di devastazione e saccheggio la legge italiana prevede pene che possono arrivare fino a quindici anni di reclusione. Gli investigatori stanno esaminando filmati, fotografie e contenuti pubblicati sui social per ricostruire le responsabilità individuali e verificare se vi siano state forme di coordinamento preventivo.
Francia e Milano raccontano realtà diverse, ma attraversate da tensioni simili. L'aumento del costo della vita, il peso dei prezzi energetici, le difficoltà delle famiglie e il deterioramento dei servizi pubblici hanno alimentato manifestazioni di protesta che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone. La grande maggioranza dei partecipanti ha espresso le proprie rivendicazioni pacificamente. Ma all'interno o ai margini dei cortei sono intervenuti gruppi che hanno scelto gli incendi, gli assalti e i saccheggi. In Francia, il municipio di Limoges ridotto in macerie e migliaia di negozi danneggiati rappresentano il volto più drammatico delle violenze. A Milano, oltre alle devastazioni del centro, è soprattutto il coinvolgimento massiccio di minorenni a suscitare allarme. La protesta sociale solleva questioni che richiedono risposte politiche. Gli attacchi alle persone, alle attività commerciali e alle istituzioni pongono invece un problema immediato di sicurezza e responsabilità penale. Due questioni distinte, che non possono essere confuse e che le immagini di questo fine settimana hanno riportato brutalmente al centro del dibattito pubblico.