CRONACA
Maestra ammanettata a Camignolo alla manif Pro-Pal, decreto d'accusa per due poliziotti
Il Ministero pubblico ha promosso l'accusa per abuso di autorità nei confronti del capo impiego e di un poliziotto della Città di Lugano
POLITICA E POTERE

La maestra ammanettata a Camignolo e l'agente 'Pippo Baudo'. Raffica di domande dell'MPS al Governo

15 OTTOBRE 2025
POLITICA E POTERE

La maestra ammanettata a Camignolo e l'agente 'Pippo Baudo'. Raffica di domande dell'MPS al Governo

15 OTTOBRE 2025

A un anno dalla manifestazione pro-Palestina che aveva accompagnato la presenza del consigliere federale Ignazio Cassis al comitato cantonale del PLR, arriva una svolta giudiziaria destinata a riaccendere la polemica. Il Ministero pubblico ha promosso l'accusa per abuso di autorità nei confronti di due agenti di polizia coinvolti nell'ammanettamento di una manifestante di 46 anni, avvenuto il 13 ottobre 2025 presso le scuole medie di Camignolo.

Il procuratore generale Andrea Pagani ha emanato due decreti d'accusa, uno nei confronti del capo impiego della Polizia cantonale, che ordinò ed eseguì l'ammanettamento, e l'altro nei confronti di un agente della Polizia Città di Lugano che partecipò all'applicazione delle manette.

La conclusione alla quale è giunta la Procura, dopo aver esaminato filmati, interrogatori e atti dell'inchiesta, è che l'ammanettamento della donna sia stato non proporzionale nel contesto concreto.

I decreti d'accusa contemplano i reati di abuso di autorità e vie di fatto. Le pene proposte sono rispettivamente di 15 e 10 aliquote giornaliere, sospese condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre a una multa e al pagamento delle spese giudiziarie. Gli imputati hanno dieci giorni per presentare opposizione. Fino a una decisione definitiva vale la presunzione di innocenza.

La manifestazione e il fermo contestato

La vicenda risale, come detto, alla sera del 13 ottobre 2025. Alle scuole medie di Camignolo era in programma un dibattito sugli accordi bilaterali e un comitato cantonale del PLR, al quale partecipava anche Ignazio Cassis. All'esterno si erano radunati alcune decine di manifestanti pro-Palestina per contestare la posizione della Svizzera sul conflitto a Gaza.

La presenza del consigliere federale aveva determinato un importante dispositivo di sicurezza, anche alla luce delle precedenti contestazioni avvenute a Bellinzona.

Nel corso della serata una manifestante, maestra d'asilo di 46 anni, era stata fermata e ammanettata da alcuni agenti nei pressi della palestra scolastica. Le immagini dell'intervento, diffuse dalla RSI, avevano rapidamente suscitato indignazione e interrogativi sulla proporzionalità dell'uso della forza.

La donna aveva raccontato all'emittente pubblica di essersi spostata in una zona che, a suo dire, non era delimitata da transenne o cordoni di polizia. Aveva inoltre denunciato di essere stata spinta contro i vetri della palestra e ammanettata con violenza, temendo che le venisse rotto un braccio.

Dopo essere stata trattenuta per quasi un'ora, era stata rilasciata. Aveva anche riferito che un agente, alla richiesta di identificarsi, avrebbe risposto ironicamente di chiamarsi "Pippo Baudo". Un episodio che aveva ulteriormente alimentato le polemiche.

La difesa della polizia e lo scontro politico

Nell'immediatezza dei fatti, la Polizia cantonale aveva difeso il proprio operato. Secondo la ricostruzione fornita allora, la donna si era introdotta nel dispositivo di sicurezza, era stata ripetutamente invitata ad allontanarsi e aveva opposto resistenza, rendendo necessario il fermo temporaneo per procedere alla sua identificazione.

La vicenda era approdata rapidamente anche in Parlamento.

I deputati dell'MPS Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini avevano presentato un'interpellanza denunciando un intervento a loro giudizio sproporzionato e ingiustificato. Anche i Verdi liberali, con Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia, avevano chiesto chiarimenti al Consiglio di Stato sulle modalità dell'intervento, sulle responsabilità e sul rispetto dei diritti fondamentali.

Di tutt'altro tenore la reazione del PLR, che aveva preso le difese delle forze dell'ordine e attaccato la RSI per la copertura giornalistica dell'episodio. I liberali radicali avevano accusato il servizio pubblico di aver privilegiato il fermo della manifestante rispetto ai contenuti del dibattito con Cassis, annunciando un esposto contro l'emittente.

In un comunicato il partito aveva espresso apprezzamento per la professionalità della polizia, sostenendo che l'evento fosse stato gestito con misura ed equilibrio. Una valutazione che oggi si confronta con le conclusioni, di segno diverso, del Ministero pubblico sull'ammanettamento.

A febbraio il Governo aveva giudicato necessario l'intervento

C'è però un altro elemento che rende particolarmente significativa la decisione della Procura.

Nel febbraio scorso, rispondendo agli atti parlamentari, il Consiglio di Stato aveva sostanzialmente difeso l'operato delle forze dell'ordine. Pur riconoscendo che le modalità dell'intervento potessero apparire severe, il Governo aveva sostenuto che il fermo fosse stato necessario per ripristinare il dispositivo di sicurezza.

Aveva inoltre precisato che la donna non era stata arrestata, ma soltanto fermata, identificata e successivamente rilasciata. E aveva escluso la necessità di adottare nuove misure, richiamando procedure operative consolidate.

Oggi, tuttavia, l'esame giudiziario conduce a una valutazione diversa su un punto preciso: la proporzionalità dell'ammanettamento.

La distinzione è importante, in quanto il Ministero pubblico non afferma che l'intero dispositivo di sicurezza fosse illegittimo, né che la polizia non potesse intervenire. Contesta invece le modalità concrete con cui è stata applicata una misura coercitiva nei confronti della manifestante.

È proprio su questo terreno che, fin dall'ottobre 2025, si era concentrata una parte delle critiche politiche e delle domande rivolte al Governo.

La vicenda non è ancora conclusa. I due agenti potranno opporsi ai decreti d'accusa, aprendo la strada a un eventuale giudizio del tribunale. Resta però il fatto che, dopo un anno di polemiche e versioni contrapposte, l'inchiesta del Ministero pubblico ha individuato nell'uso delle manette un possibile abuso penalmente rilevante.

Un nuovo capitolo di una vicenda che aveva sollevato interrogativi non soltanto sull'ordine pubblico, ma anche sui limiti dell'intervento di polizia e sul rapporto tra sicurezza, libertà di manifestazione e diritti dei cittadini.

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