POLITICA E POTERE
L'acqua delle valli per tagliare le bollette: l'iniziativa di Dadò
Il Centro vuole destinare parte dei benefici delle future concessioni idroelettriche a famiglie e imprese. Al via la raccolta di 7'000 firme
TiPress / Francesca Agosta

BELLINZONA – L'acqua delle valli ticinesi produce energia e ricchezza da decenni. Ma chi deve beneficiare dei guadagni generati dalle centrali idroelettriche? E soprattutto, quando gli impianti torneranno progressivamente sotto il controllo del Cantone, come dovranno essere utilizzati gli introiti che ne deriveranno? Il Centro vuole mettere nero su bianco una risposta: quella ricchezza dovrà servire anche ad abbassare le bollette dell'elettricità di famiglie e imprese ticinesi.

È questo l'obiettivo dell'iniziativa popolare legislativa generica "L'acqua è di tutti. Meno costi per i ticinesi", lanciata dal partito di Fiorenzo Dadò, primo firmatario e presidente del comitato promotore. Una proposta che guarda alle grandi scadenze dell'idroelettrico, ma che si inserisce in un dibattito molto attuale: quello sul costo della vita e sulla perdita di potere d'acquisto della popolazione.

L'iniziativa, pubblicata sul Foglio ufficiale il 6 ottobre, chiede una modifica della legislazione cantonale affinché il prezzo dell'energia elettrica diventi maggiormente sostenibile per i cittadini e le attività economiche. Il punto centrale riguarda le cosiddette riversioni, vale a dire il ritorno al Cantone dei diritti di sfruttamento delle acque e degli impianti alla scadenza delle concessioni.

Tra il 2035 e il 2048 giungeranno infatti a termine importanti concessioni stipulate circa ottant'anni fa con società e realtà energetiche della Svizzera interna. Si aprirà così una nuova fase nella gestione di una delle principali risorse naturali del Ticino, con conseguenze economiche e politiche destinate a protrarsi per decenni.

Per il Centro, la questione non è soltanto chi controllerà le centrali, ma soprattutto a chi andranno i benefici della loro produzione.

La lettera di Dadò: "I nostri fiumi prosciugati e le nostre tasche vuote"

Il messaggio politico dell'iniziativa è affidato anche a una lettera con cui Fiorenzo Dadò si rivolge direttamente alla popolazione. Il presidente del Centro parte dalle difficoltà quotidiane delle famiglie, alle prese con l'aumento dei premi di cassa malati, degli affitti, della benzina e dei beni di prima necessità. A queste spese si aggiunge quella dell'elettricità, che pesa tanto sui bilanci domestici quanto sui costi delle aziende.

Dadò richiama quindi il prezzo pagato dalle regioni di montagna per lo sfruttamento delle loro risorse idriche.

"Per decenni le nostre valli hanno messo la propria acqua a disposizione della produzione elettrica sacrificando il paesaggio, ma gli ingenti guadagni milionari sono finiti nelle tasche dei Comuni e dei Cantoni della Svizzera interna, lasciando i nostri fiumi prosciugati e le nostre tasche vuote".

Una lettura fortemente critica della storia dell'idroelettrico ticinese, che il Centro intende tradurre in una rivendicazione concreta. Con la scadenza delle vecchie concessioni, sostiene Dadò, si presenta infatti l'occasione di fare in modo che una parte più consistente della ricchezza prodotta dalle acque ticinesi rimanga sul territorio.

"Questa ricchezza, così preziosa, ora deve tornare realmente a beneficio di noi tutti e della nostra economia cantonale", scrive il presidente del Centro, invitando i cittadini a sostenere la raccolta delle firme.

Dalle riversioni ai prezzi dell'elettricità

Il progetto si inserisce in un percorso politico già avviato. Il comunicato del Centro richiama la decisione del Gran Consiglio del 23 giugno 2021, considerata un passaggio fondamentale verso la ripresa del controllo cantonale della produzione idroelettrica.

A questa si aggiungono due iniziative parlamentari presentate il 15 giugno scorso, con primi firmatari Fiorenzo Dadò e il presidente del PLR Alessandro Speziali, dedicate al riconoscimento del contributo delle valli e delle comunità montane allo sviluppo energetico nazionale e cantonale.

La nuova iniziativa popolare allarga però il campo: non si tratta soltanto di riconoscere quanto hanno dato le regioni che ospitano gli impianti, ma di far beneficiare l'intera popolazione ticinese del valore economico prodotto dall'idroelettrico.

Il testo depositato prevede due richieste fondamentali. La prima è che il Cantone si adoperi affinché il prezzo dell'energia elettrica sia più sostenibile per la popolazione e le attività economiche. La seconda è che i benefici delle riversioni vengano utilizzati, in particolare, per ridurre gli oneri legati all'approvvigionamento elettrico.

Non viene quindi fissata una tariffa specifica, né viene promessa una riduzione immediata delle bollette. Trattandosi di un'iniziativa legislativa generica, l'obiettivo è stabilire un indirizzo vincolante che dovrà poi essere tradotto in disposizioni concrete.

Utili pubblici e contratti più stabili

Nell'argomentario che accompagna l'iniziativa, il Centro illustra come intende raggiungere questo risultato. Una prima possibilità consiste nell'utilizzare parte degli utili generati dalle centrali idroelettriche per alleggerire direttamente i costi dell'elettricità. Con il progressivo ritorno degli impianti sotto il controllo cantonale, il valore economico della produzione potrebbe infatti essere destinato, almeno in parte, a sostenere famiglie e aziende, anziché essere considerato esclusivamente una fonte di rendimento per l'ente pubblico.

Un secondo strumento riguarda la stabilità dei prezzi. Il partito richiama quanto accaduto nel 2022, quando le forti oscillazioni dei mercati energetici hanno mostrato quanto possa essere vulnerabile il sistema di approvvigionamento.

Secondo i promotori, un maggiore controllo della produzione consentirebbe al Cantone, attraverso le proprie aziende, di stipulare contratti pluriennali con le aziende elettriche ticinesi, a condizioni meno esposte alle oscillazioni dei mercati internazionali.

L'obiettivo sarebbe dunque duplice: ridurre, dove possibile, i costi dell'energia e rendere le bollette più prevedibili nel tempo.

Il Centro riconosce che il Ticino continuerebbe comunque a essere inserito nel mercato energetico svizzero ed europeo. La maggiore disponibilità di energia idroelettrica sotto controllo cantonale viene però considerata uno strumento per attenuare gli effetti delle impennate dei prezzi.

Una scelta politica su una ricchezza strategica

C'è poi un aspetto che va oltre le tariffe. Secondo il Centro, le riversioni rappresentano una delle maggiori opportunità economiche ed energetiche per il futuro del Cantone e richiedono quindi una scelta politica precisa, da compiere prima che le concessioni arrivino a scadenza.

L'argomentario propone che il Ticino acquisisca, direttamente o attraverso le proprie aziende, l'integralità delle forze idriche alla scadenza delle concessioni, utilizzando la produzione non soltanto per generare utili, ma anche per perseguire obiettivi di interesse collettivo.

È su questo punto che si concentra una delle questioni più delicate: trovare un equilibrio tra il rendimento economico degli impianti, gli interessi finanziari del Cantone e il contenimento delle tariffe elettriche.

I promotori chiedono che la legislazione stabilisca fin d'ora una priorità a favore di chi vive e lavora in Ticino, evitando che i vantaggi delle riversioni si concentrino in poche mani o vengano assorbiti esclusivamente da logiche commerciali.

Resta naturalmente da definire, nell'eventuale attuazione dell'iniziativa, come questi obiettivi potranno essere conciliati con le regole del mercato elettrico e con gli impegni economici necessari per gestire gli impianti. I documenti presentati dal Centro indicano la direzione politica e alcuni possibili strumenti, ma non quantificano ancora il risparmio che potrebbe derivarne per i consumatori.

Una raccolta di 7'000 firme

Alla presentazione dell'iniziativa sono intervenuti il presidente Fiorenzo Dadò, il capogruppo del Centro in Gran Consiglio Maurizio Agustoni e i deputati Michel Tricarico e Paolo Caroni.

Il comitato promotore riunisce esponenti dei diversi livelli del partito, a cominciare dal consigliere nazionale e vicepresidente Giorgio Fonio. Ne fanno parte anche i presidenti distrettuali Marco Calzascia, Attilio Cometta, Simone Ghisla, Stefano Imelli, Vincenzo Lo Russo, Pietro Quanchi, Michele Roncoroni e Valentina Rossi, oltre alla presidente delle Donne del Centro Sara Demir, al presidente del Centro 60+ Silvio Foletta e alla presidente dei Giovani del Centro Giovanna Pedroni. Completano il gruppo Renato Patà e Pietro Stefani, indicati come rappresentanti della società civile, e Luca Taglialatela, membro del comitato dei Giovani del Centro.

La raccolta delle firme è partita con la pubblicazione dell'iniziativa sul Foglio ufficiale del 6 ottobre. I promotori hanno cento giorni di tempo per raccogliere le 7'000 sottoscrizioni necessarie, con scadenza fissata al 14 gennaio 2027.

Per agevolare la partecipazione è stata predisposta anche una cartolina preaffrancata, che può essere rispedita gratuitamente. I promotori invitano a inviarla entro il 14 dicembre, anche se non completamente compilata, per consentire le necessarie verifiche entro la scadenza ufficiale. Possono firmare i cittadini svizzeri maggiorenni domiciliati in Ticino, utilizzando liste riferite al proprio Comune.

La sfida politica si giocherà dunque su due tempi diversi. Nell'immediato, il Centro dovrà raccogliere le firme e convincere la popolazione della necessità di fissare per legge un nuovo indirizzo energetico. Sul lungo periodo, il nodo sarà decidere come distribuire il valore economico delle centrali che torneranno progressivamente sotto il controllo cantonale.

Perché, al di là dello slogan "L'acqua è di tutti", la questione posta dall'iniziativa è molto concreta: se una delle principali ricchezze naturali del Ticino produrrà in futuro maggiori entrate pubbliche, quanta parte di quelle risorse dovrà tradursi in bollette meno care per cittadini e imprese?

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

SECONDO ME

Fiorenzo Dadò: "Le comunità di montagna meritano di più!"

ENERGIA

Successo per la serata di LocarneseTech su energia, resilienza e competitività dell’industria ticinese

CRONACA

Cassa malati, il rincaro rallenta ma il salasso resta. I partiti: "Ora bisogna intervenire sui costi"

SECONDO ME

Salvioni: "Dopo il 14 giugno: neutralità, Bilaterali III e la nuova geografia politica della Svizzera"

POLITICA E POTERE

AITI: "Serve una visione chiara per il futuro del Ticino"

IL FEDERALISTA

Casse malati, le ricette di PS e Lega sotto la lente di Bruno Cereghetti

In Vetrina

LETTURE

"Tulipan", il diario di una madre che intreccia ricordi, emozioni e piccoli frammenti di vita

15 OTTOBRE 2026
PANE E VINO

Enoturismo, la Cantina alla Maggia di Ascona tra le eccellenze svizzere

10 OTTOBRE 2026
LETTURE

“Il Ticino e i suoi comuni”, storie di un mondo che cambiava

08 OTTOBRE 2026
SINDACATO E SOCIETÀ

Carovita, la rivolta dei sindacati: "Il Governo riconosce solo lo 0,25%, non basta"

07 OTTOBRE 2026
PANE E VINO

Giglia apre nel salotto di Lugano: una nuova casa per i suoi celebri Marron Glacé

06 OTTOBRE 2026
BANCASTATO

Sostenibilità, ecco le tre PMI premiate da BancaStato

06 OTTOBRE 2026
LiberaTV+

IL FEDERALISTA

Marina Masoni: la speranza, l'espediente, il baratro. E "il silenzio sui conti"

27 SETTEMBRE 2026
SECONDO ME

"Basta campare di politica e CdA!"

02 OTTOBRE 2026
SECONDO ME

Dadò: "Inchieste sì, ma indipendenti e credibili"

04 OTTOBRE 2026