ENERGIA
Successo per la serata di LocarneseTech su energia, resilienza e competitività dell’industria ticinese
Martedì 8 settembre si è svolto l’evento pubblico «Quando la geopolitica arriva al contatore»

L’Associazione LocarneseTech, nata con lo scopo di sviluppare una piattaforma per l’innovazione negli ambiti della robotica, della meccatronica e dell’industria 4.0, prosegue il suo percorso di attività a favore delle aziende del Locarnese.

Martedì 8 settembre, presso il Dorint Resort & Spa di Riazzino, si è svolto l’evento pubblico «Quando la geopolitica arriva al contatore», promosso da LocarneseTech e dedicato alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico e alla competitività dell’industria ticinese. L’appuntamento ha riunito oltre 60 partecipanti – autorità politiche, rappresentanti delle istituzioni, della ricerca e della formazione, imprenditori, quadri dirigenti e responsabili tecnici delle aziende del territorio.

L’evento è stato preceduto, nel pomeriggio, dal workshop “La resilienza come leva competitiva per le imprese industriali ticinesi”, organizzato nell’ambito della collaborazione scientifica pluriennale tra LocarneseTech e SUPSI a favore delle aziende del territorio, che comprende anche visite aziendali, analisi dei fabbisogni e studi di fattibilità. Dedicato alla resilienza delle catene di fornitura e dei processi produttivi, il workshop ha messo in relazione le dinamiche macroeconomiche e geopolitiche con le sfide quotidiane delle PMI ticinesi: dipendenza da fornitori critici, aumento dei costi energetici, allungamento dei tempi di consegna, continuità logistica, disponibilità di materiali e componenti, pressione sui margini e necessità di una maggiore flessibilità organizzativa. La parte conclusiva è stata dedicata a un’autodiagnosi guidata della resilienza aziendale, sviluppata da SUPSI e adattata alle caratteristiche dimensionali e industriali delle imprese ticinesi.

La serata è stata introdotta dall’Avv. Paolo Caroni, presidente di LocarneseTech, che ha richiamato il senso del titolo scelto: per molti anni la geopolitica, la sicurezza energetica e le catene internazionali di approvvigionamento sono state percepite come temi lontani dalla quotidianità di un’impresa ticinese. Tuttavia, oggi una crisi internazionale può tradursi rapidamente nel prezzo dell’energia, nella disponibilità di una materia prima o di un componente, nei tempi di consegna e, alla fine, nel conto economico di un’azienda. Caroni ha ricordato che l’Associazione, costituita nel 2021, lavora per valorizzare la vocazione industriale e tecnologica del Locarnese – meccatronica, micromeccanica, elettronica, robotica e industria avanzata – un territorio che genera circa un quinto del valore aggiunto dell’intero settore meccanico ed elettronico ticinese. Ha inoltre presentato il nuovo sito locarnese.tech, concepito non soltanto come vetrina dell’Associazione ma come strumento di promozione economica del territorio: a partire dal Polo di Sviluppo Economico (PSE) di Riazzino, una cartografia interattiva permette di esplorare le aziende già insediate e gli spazi ancora disponibili; nei prossimi mesi il lavoro sarà esteso alle altre aree industriali del Locarnese e il sito sarà pubblicato anche in tedesco e in inglese.

«Per un’impresa industriale la sicurezza dell’approvvigionamento non è soltanto una questione energetica: è diventata una questione di competitività, di continuità produttiva e di capacità di investimento – ha sottolineato Caroni – e il nostro metodo è esattamente questo: non limitarci a descrivere i problemi, ma mettere attorno allo stesso tavolo imprese, ricerca e istituzioni per cercare insieme strumenti concreti».

I risultati dei lavori pomeridiani sono stati presentati dal Prof. Gianpiero Mattei, docente-ricercatore senior presso il Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI, che ha illustrato l’autodiagnosi guidata della resilienza proposta alle aziende partecipanti: uno strumento sviluppato dal gruppo di lavoro SUPSI e adattato alla realtà dimensionale delle imprese del territorio, che fotografa la resilienza aziendale lungo sei capacità, dalla visibilità sulle dipendenze critiche alla continuità operativa, fino alla capacità di convertire la resilienza in vantaggio competitivo.

Il momento centrale della serata è stato l’intervento dell’Ing. Giovanni Leonardi, presidente dei consigli d’amministrazione di Tenconi SA, Statron AG ed Eduard Steiner AG, già presidente di AET – Azienda Elettrica Ticinese e CEO di Alpiq. Partendo da un’immagine semplice – il gesto quotidiano di premere un interruttore – Leonardi ha mostrato la rete fisica, economica e geopolitica che vi sta dietro. Il sistema energetico mondiale resta fortemente fossile (circa il 77% dell’energia primaria) a fronte di un consumo globale cresciuto di quasi il 70% dal 1990: decarbonizzare significa quindi sostituire volumi assoluti molto grandi, mentre la crescita della domanda si concentra sempre più in Asia. Da qui il richiamo al «trilemma energetico» – sicurezza dell’approvvigionamento, costo e sostenibilità ambientale – tre obiettivi da bilanciare e non da massimizzare separatamente: la politica energetica è, per definizione, una scelta di equilibrio.

Il relatore ha poi portato il tema sul terreno della competitività industriale. La tariffa mediana per le economie domestiche in Svizzera si colloca nel 2026 attorno ai 27,7 cts./ kWh, contro circa 17 centesimi di dollaro negli Stati Uniti e valori nell’ordine degli 8 cts./kWh in Cina e in India; soprattutto, ha mostrato il divario di competitività per l’industria ad alta intensità energetica: secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 il prezzo dell’elettricità per queste imprese nell’Unione europea è rimasto circa doppio rispetto a quello statunitense e superiore di circa il 50% rispetto a Cina e India – una pressione che si scarica direttamente su settori come chimica, metalli, carta e vetro e, più in generale, su chi produce in Europa esportando sui mercati mondiali. Sul fronte dell’offerta, Leonardi ha presentato il quadro internazionale del nucleare – 77 reattori in costruzione nel mondo per circa 80 GW, con l’Asia e in particolare la Cina al centro delle nuove realizzazioni e un’Europa che procede senza una strategia uniforme – osservando che l’economicità dipende soprattutto dalla capacità di costruire in serie e dalla competenza di progetto: tra le unità collegate alla rete nel 2024 i tempi di costruzione vanno dai 61 mesi di Zhangzhou-1 (Cina) ai 204 di Flamanville-3 (Francia). Per la Svizzera, dove idroelettrico e nucleare coprono oggi la quota largamente maggioritaria della produzione indigena, le questioni aperte riguardano la durata d’esercizio degli impianti esistenti, l’approvvigionamento invernale e la capacità sostitutiva, in un contesto di domanda crescente legata all’elettrificazione di mobilità, riscaldamento e industria e alla crescita dell’intelligenza artificiale e dei centri di calcolo. Richiamando le decisioni parlamentari del giugno 2026 sull’abolizione del divieto di costruire nuovi impianti e il possibile referendum facoltativo, ha rilevato che, indipendentemente dagli esiti, i tempi di realizzazione delle grandi infrastrutture energetiche restano lunghi e vanno pianificati per tempo.

«Premere un interruttore sembra la cosa più semplice del mondo, ma dietro c’è un un’infrastruttura molto complessa con enormi implicazioni economiche e controllata dal potere politico: ecco spiegato come la geopolitica arriva al contatore», ha osservato Leonardi.

La parte conclusiva dell’intervento è stata dedicata a tre esempi concreti di imprese svizzere attive in mercati diversi, per mostrare quali margini di manovra restino alle aziende anche in presenza di condizioni quadro sfavorevoli. In un caso, la revisione completa di un processo produttivo – automazione spinta, esternalizzazione delle fasi più energivore e lavorazione automatizzata e in gran parte non presidiata – ha permesso di ridurre del 40% lo spazio occupato, del 20% i tempi di attraversamento e di circa 200 MWh all’anno il fabbisogno di energia elettrica, migliorando al tempo stesso ripetibilità di processo e qualità del prodotto. In un altro, l’organizzazione internazionale di produzione e servizi – con quartier generale, sviluppo e collaudo in Svizzera, un hub produttivo in Europa orientale e centri di servizio e ingegneria in Asia – ha consentito di restare competitivi su commesse mondiali. Il messaggio finale ha guardato tanto alle imprese quanto alle condizioni quadro: alle prime Leonardi ha raccomandato di sfruttare i propri margini di libertà e di trasformazione senza attendere l’evoluzione del quadro politico; a quest’ultimo ha auspicato finanze pubbliche solide, regole semplici, procedure autorizzative più rapide e un dialogo strutturato tra istituzioni, associazioni economiche e imprese – richiamando anche l’analisi recente della presidente dell’AITI sulle pressioni di costo e sulla competitività della produzione ticinese.

«La leva più rapida resta la capacità delle imprese di trasformarsi: rivedere i processi, investire in automazione e cercare i mercati dove si può crescere – ha aggiunto – accanto a condizioni quadro stabili e a procedure decisionali più rapide, che sono il contributo che l’industria si attende dal sistema Paese».

Il confronto con il pubblico, particolarmente partecipato, ha toccato la stabilità delle reti europee e l’equilibrio tra produzione e domanda nelle ore senza sole e senza vento, gli effetti della siccità estiva sulla produzione idroelettrica e sulla gestione dell’acqua nei rapporti con i Paesi vicini, il ruolo degli accumuli e le differenze tariffarie osservabili tra comprensori del Cantone. Ricorrente il tema del peso crescente dei costi di rete nella bolletta finale, accanto a quello dell’energia.

Le conclusioni sono state affidate a Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa ordinaria in economia pubblica e politiche per la sostenibilità e responsabile del Centro competenze ricerca sociale CreS alla SUPSI, che ha proposto tre chiavi di lettura. La prima: l’energia è un bene strategico e richiede scelte di lungo periodo, con orizzonte 2050 e oltre, capaci di anticipare i bisogni del Paese e garantire sicurezza, sostenibilità e competitività nel tempo. La seconda: il sistema energetico è caratterizzato da una fortissima inerzia. La scala delle infrastrutture, la lunga vita degli impianti e la dipendenza da sistemi costruiti nel corso di decenni, rendono le transizioni necessariamente lente. Le nuove fonti tendono inizialmente ad aggiungersi a quelle esistenti, più che a sostituirle rapidamente: è anche per questo che le rinnovabili convivono ancora con un largo impiego delle fonti fossili. La terza: nel trilemma sicurezza–costo–sostenibilità occorre rendere esplicita una quarta dimensione, l’accettazione sociale e territoriale, che laddove il dissenso può trovare maggiore espressione, può incidere significativamente sui tempi di realizzazione delle infrastrutture, dalle linee elettriche agli impianti di produzione. Ha inoltre richiamato il tema dell’accessibilità dei servizi energetici per famiglie e imprese e il legame stretto tra politica energetica e politica industriale, messo in evidenza a livello europeo anche dal rapporto Draghi, sottolineando la necessità di un approccio pragmatico nella valutazione delle diverse tecnologie.

«Dove non c’è una politica energetica solida non può esserci una politica industriale solida: le due dimensioni sono strettamente legate – ha affermato la Prof.ssa Antonioli Mantegazzini – e questo chiede scelte pragmatiche, orientate ai costi, all’impatto ambientale e alla continuità della fornitura secondo un principio di neutralità tecnologica che consenta di valutare le diverse soluzioni in funzione del loro contributo a questi obiettivi».

L’appuntamento ha confermato il ruolo di LocarneseTech quale ponte tra innovazione e territorio e la volontà del Locarnese di affermarsi come ecosistema industriale in cui aziende, università e istituzioni collaborano per costruire un futuro produttivo competitivo e tecnologicamente avanzato.

Le aziende che fossero interessate alle attività di LocarneseTech sono invitate a contattare l’indirizzo info@locarnese.tech

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