SECONDO ME
Farinelli: "Caro Ivo, facciamo un vero patto di Paese sullo sviluppo economico del Ticino"
Il Consigliere Nazionale PLR, candidato al Consiglio di Stato, risponde al capogruppo socialista: "È inutile invocare più impresa e poi continuare a demonizzare gli imprenditori"
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Durisch:"Fino a quando resteremo un baliaggio?"

26 AGOSTO 2026
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Durisch:"Fino a quando resteremo un baliaggio?"

26 AGOSTO 2026

di Alex Farinelli*

Il contributo di Ivo Durisch pone una questione importante: un cantone è più forte se riesce ad attirare non soltanto posti di lavoro, ma anche competenze, ricerca, funzioni strategiche e capacità decisionale. Su questo credo vi sia spazio per una riflessione comune. Per affrontarla seriamente, però, occorre partire dalla realtà.

Non è corretto descrivere il Ticino come un territorio composto quasi esclusivamente da filiali senza autonomia. Diverse aziende hanno qui funzioni decisionali importanti e altre, pur appartenendo a gruppi internazionali, hanno sviluppato nel nostro cantone competenze, occupazione qualificata e investimenti significativi. 

Dobbiamo inoltre avere un minimo di proporzione: nessuno può pensare che una grande multinazionale trasferisca in Ticino il proprio quartier generale mondiale. Nemmeno Google ha trasferito la sua sede mondiale a Zurigo, ma nessuno mette in dubbio il beneficio che la sua presenza genera. E anche quando il centro decisionale si trova altrove, ciò non significa che sul territorio non resti nulla. Vi sono salari, fornitori, consulenti, artigiani, servizi, investimenti e consumi che creano un indotto importante. Ridurre il valore di un’impresa alla sola ubicazione della proprietà sarebbe quindi troppo semplicistico.

Dovremmo anche smetterla di demonizzare, spesso a posteriori, interi settori economici. Nessun settore è eterno e ogni modello deve sapersi evolvere. Ma vi sono attività che per decenni hanno creato occupazione e generato centinaia di milioni di franchi di entrate fiscali, poi utilizzate per finanziare scuole, socialità, infrastrutture e servizi pubblici. La piazza finanziaria ticinese è un esempio evidente: combattuta da una parte politica quando era forte, oggi viene in parte rimpianta dopo il suo ridimensionamento.

La vera domanda è dunque un’altra: come facciamo a portare in Ticino una quota sempre maggiore di attività ad alto valore aggiunto e di capacità decisionale? Qui non bastano gli auspici. Servono condizioni concrete: fiscalità competitiva, scuole internazionali di qualità, disponibilità di spazi, infrastrutture adeguate, certezza del diritto e procedure rapide e prevedibili. E serve anche un cambiamento culturale. È inutile invocare più impresa e poi continuare a demonizzare gli imprenditori. Chi investe, rischia il proprio capitale, crea posti di lavoro e sviluppa attività economiche deve essere considerato una risorsa per la collettività. Le regole sono necessarie, ma se vogliamo attirare imprenditori e centri decisionali dobbiamo anche far capire che sono benvenuti.

Se vogliamo davvero un modello economico diverso, dobbiamo poi avere il coraggio di mettere in discussione anche alcune nostre abitudini. A cominciare dalla formazione. Ha senso continuare a formare centinaia di giovani in professioni che digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente? Oppure dobbiamo orientare maggiormente formazione, università e ricerca verso i settori che riteniamo strategici per il futuro del cantone?

Per questo raccolgo volentieri lo spunto ma lo porterei un passo più avanti: facciamo un vero patto di Paese sullo sviluppo economico del Ticino. Ma facciamolo con coerenza e onestà intellettuale. Non possiamo chiedere più imprese, più investimenti e più centri decisionali e contemporaneamente chiedere di aumentare imposte, vincoli, prescrizioni e ostacoli alle iniziative economiche. Se vogliamo davvero cambiare, sediamoci attorno a un tavolo, definiamo quali settori vogliamo sviluppare e creiamo insieme le condizioni perché possano crescere. Altrimenti il rischio è di continuare a invocare un’economia diversa senza essere poi disposti a compiere le scelte necessarie per costruirla.

*Consigliere Nazionale PLR - articolo pubblicato su La Regione

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