SECONDO ME
Registro dei titolari, Togni: “Trasparenza sì. Ma anche competitività”
Alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo sistema federale, il CEO del Gruppo BCO mette in guardia sui rischi legati alla centralizzazione dei dati e chiede garanzie concrete su sicurezza, responsabilità e attrattività della piazza svizzera

di Andrea Togni *

Il registro centrale degli aventi economicamente diritto, costola della nuova legge federale sulla trasparenza delle persone giuridiche, entrerà in vigore il 1° ottobre.

30.07 attacco informatico al registro dei titolari effettivi in Liechtenstein, oggi nuovamente al portale delle targhe ticinesi. Casi distinti, ma migliaia di dati confidenziali sottratti.

Lavorando nel settore finanziario e fiduciario, non contesto l’obiettivo della nuova legge: la Svizzera ha interesse a mantenere una piazza finanziaria integra e credibile. La trasparenza, se proporzionata e ben costruita, tutela anche gli operatori seri.

Ma proprio per questo una domanda è legittima: quando lo Stato chiede alle imprese di affidargli dati sensibili su proprietari e strutture societarie, quali garanzie offre sulla loro sicurezza?

Il registro non sarà pubblico, ma sarà centralizzato e consultabile. È stata avviata una fase pilota per testare infrastruttura, processi e interfacce. Bene. Ma se capitasse quanto recentemente successo in Liechtenstein o a Camorino?

Al di là di test e verifiche di sicurezza, che auspico siano indipendenti (penetration test, segregazione dei dati, tracciabilità degli accessi, gestione delle autorizzazioni e protocolli di intervento), resta una domanda fondamentale: se un registro così confidenziale venisse “bucato”, quali sarebbero le conseguenze? Chi "paga"?

Per un’infrastruttura che concentra informazioni tanto delicate, la responsabilità dello Stato è almeno pari, se non superiore, a quella che lo Stato pretende dagli operatori finanziari.

Negli ultimi anni banche, gestori, fiduciari e imprese hanno assorbito una crescita continua di obblighi: controlli, identificazioni, segnalazioni, registri, procedure e nuovi requisiti. Ma ogni nuova regola, accanto ad obiettivi virtuosi perseguiti, genera inevitabilmente costi e burocrazia.

La competitività e reputazione della Svizzera si difende evitando che standard elevati si traducano in procedure più pesanti, lente e costose. E il ragionamento vale ben oltre la finanza.

Protezionismo e tensioni geopolitiche stanno ridisegnando le filiere mondiali. Le aziende ripensano dove produrre, investire, fare ricerca e stabilire le proprie sedi. La Svizzera, con una politica commerciale autonoma e pragmatica — come dimostra la recente conclusione dei negoziati per il miglioramento dell’accordo di libero scambio con la Cina — può cogliere opportunità importanti.

In Ticino abbiamo competenze finanziarie e imprenditoriali, USI, SUPSI, centri di ricerca, infrastrutture, stabilità, sicurezza e qualità di vita. Per trasformare tutto questo in investimenti, imprese, posti di lavoro e formazione duale, servono una fiscalità competitiva, procedure rapide e un’Amministrazione che consideri chi investe e crea occupazione come una risorsa!

Controllare dove serve, senza dimenticare che il compito dello Stato non è moltiplicare registri e formulari, ma creare le condizioni perché economia e società possano crescere, generare lavoro, reddito e prosperità.


* CEO Gruppo BCO e Consigliere comunale di Lugano

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